Home Cronaca Braccianti morti, i corpi lasciati in strada per 7 ore

Braccianti morti, i corpi lasciati in strada per 7 ore

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Il primo incidente è avvenuto sabato scorso sulla strada provinciale 105 tra Ascoli Satriano e Castelluccio dei Sauri: sono morti quattro braccianti e altri quattro sono gravemente feriti. Poche ore dopo altri braccianti agricoli, tutti migranti, altri morti sulle strade del Foggiano. Dodici vittime, questa volta sulla strada statale 16, nella località Ripalta, nel territorio di Lesina. Uno scontro tra un tir e un furgone carico di persone di rientro dal lavoro di raccolta dei pomodori nei campi. Una dinamica praticamente identica a quella del primo incidente.

I corpi sono rimasti abbandonati per ore in mezzo a una strada, coperti solo da lenzuola bianche. I 12 migranti sono morti ieri alle 15, la sera i corpi erano ancora riversi sull’asfalto: “i pm hanno spiegato che tale decisione sarebbe stata assunta per favorire il riconoscimento, operazione che tuttavia viene solitamente svolta in obitorio e non certo in mezzo a una strada” sottolinea Fanpage che ha denunciato l’accaduto.  Sulla vicenda Roberto Saviano ha detto la sua. Ed il PD non è rimasto in silenzio.

16 braccianti muoiono sulla strada. Saviano: “Ridotti in schiavitù dagli italiani”

Il segretario cittadino  del PD di Foggia, Davide Emanuele ha commentato l’incidente sulla provinciale con queste parole: “Poco conta come la casualità abbia agito sulla vita di quelle persone. Certamente più interessante sarà capire dove hanno prestato le loro braccia i migranti, se a regolare la loro giornata di lavoro è stato un contratto o un accordo tra il proprietario del terreno e un caporale, per quante ore e per quanto denaro hanno riempito cassoni. Sono queste le domande che si dovrebbero porre anche Di Maio, Salvini e Centinaio,  ministri del Lavoro, dell’Interno e dell’Agricoltura, invece di affannarsi quotidianamente nella demonizzazione dei migranti che ‘vengono a rubare il lavoro agli italiani‘.

Di bianchi nei campi di pomodoro se ne vedono pochi e per la gran parte non sono italiani. Sono migranti economici comunitari come lo sono i miei coetanei e conterranei che vanno a servire ai tavoli o a pulire le cucine dei ristoranti londinesi. Tutta gente che lascia la propria casa per necessità e accetta tutti i rischi connessi al viaggio in una terra straniera spesso poco o per nulla accogliente“.
 
Se vogliamo onorare la nostra umanità, dobbiamo occuparci dei diritti, dell’accoglienza, dei servizi d’integrazione per le migliaia di uomini e donne che lavorano nei nostri campi dopo aver abbandonato quelli dei loro Paesi impoveriti e desertificati anche dall’egoismo capitalistico delle nazioni occidentali“.