Home Politica Matteo Renzi: “Un’altra sconfitta, mi riprendo il PD”. Ma non è vero

Matteo Renzi: “Un’altra sconfitta, mi riprendo il PD”. Ma non è vero

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Una discesa senza fine e alla fine anche lui, tace. Almeno per ora. Matteo Renzi non è riuscito a tacere, nè a farsi realmente da parte dopo che la Segreteria è passata di mano, provvisoriamente.

Ma si è comportato come fosse lui il leader del PD: nel discorso sulla fiducia al Senato, nelle dirette live su FB, da Lucia Annunziata su Rai Tre. Nei continui cinguettii su Twitter. Una presenza ingombrante per il PD, che dovrebbe e vorrebbe ricostruirsi un’identità dopo la lunga sequela di passi falsi durante gli anni di Matteo. Ma lui è lì ad impedirlo. Per questo sembrano del tutto errate le considerazioni di Andrea Marcucci, capogruppo al Senato del PD secondo il quale la sconfitta alle comunali non sarebbe da attribuire all’ex segretario:

Abbiamo perso malamente. Nessun se, nessun ma. Il vento del 4 marzo – ha scritto Marcucci su FB – continua a tirare in Italia, come in gran parte del mondo occidentale. Il voto se non altro ha sgombrato il campo dal ruolo e dalle responsabilità di Matteo Renzi. Il 24 giugno il PD ha perso anche senza Matteo Renzi“.

In realtà gran parte della nuova sconfitta – al di là delle realtà locali dove si è votato – sembra da attribuirsi proprio a Matteo Renzi e alla sua ostinazione a non farsi da parte. Gli elettori hanno percepito questo PD ancora come il suo PD, e non hanno perso l’occasione per punirlo, ancora. Ora Renzi tace, perchè vuol far credere che la sconfitta è di Martina. E invece è ancora una volta sua. Se il PD avesse invertito il trend disastroso innescato proprio da lui, Matteo, certo lui avrebbe ripreso a cinguettare. Così è facile. Accendere i riflettori per settimane su di sè e ora, dopo che il PD ha fatto naufragio anche nella sua Toscana, lasciare che le dichiarazioni sulla sconfitta le facciano gli altri. Leader a momenti, secondo il momento. Non sembra che il PD, ammesso che non sia stato definitivamente ucciso dall’ex sindaco di Firenze, possa partire da quest’uomo.

Più lucido Marcucci nell’esaminare i motivi della sconfitta: “Il tema chiave di questa nostra debacle – ha affermato il capogruppo del Pd a Palazzo Madama analizzando la sconfitta –  è la sicurezza. Le parole d’ordine di Salvini appaiono più convincenti delle nostre”. Parole d’ordine irrise da Matteo in diretta FB di qualche giorno fa dove disse in premessa: “Mi hanno consigliato di non farlo, questo video, altrimenti perdiamo voti. Ma non importa – continuò spavaldo – io queste cose devo dirle”. E le ha dette. E ha perso anche la sua Toscana. Ma oggi tace: che sia Martina a metterci la faccia.

L’evidenza è che Renzi si è messo all’angolo da solo: aveva accarezzato l’idea di mollare definitivamente i dem per creare un nuovo soggetto politico sul modello di En Marche di Emmanuel Macron. L’ex segretario avrebbe commissionato due sondaggi, a Swg e Emg di Fabrizio Masia per capire come sarebbe andata con il “suo” partito. E’ andata “piuttosto male”: secondo una delle due ricerche  otterrebbe il 4 per cento, appena sopra il quorum, l’altra dava qualche punto in più. Non un trionfo alla Macron, come lui sognava. Si conferma  un declino inarrestabile: Nando Pagnoncelli aveva detto, sui leader, che Matteo Renzi si colloca all’ottavo posto, con il 12,3 per cento di voti positivi. Prima di lui c’è Silvio Berlusconi (14,8), Maurizio Martina (15,2), mentre Paolo Gentiloni svetta in testa alla classifica Pd con il 34,8 per cento. Giuseppe Conte è al 52 per cento, Matteo Salvini al 44.

4 anni fa esatti Matteo Renzi stravinceva le europee con il 40%. Ora si aggira intorno al 4%. Non è da tutti, bisogna ammetterlo.