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“Alessia era sveglia. Ha visto tutto e ha capito che il papà l’avrebbe uccisa”

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(Websource/archivio)

“Alessia era sveglia. Ha visto tutto e ha capito che il papà l’avrebbe uccisa”.

La speranza era che le figlie di Luigi Capasso, non avessero avuto modo di capire quello che stava accadendo e che la follia omicida del padre, il Carabiniere che la mattina del 28 febbraio ha sparato alla moglie ed è corso in casa dalla figlie, le avesse colte nel sonno. Si sapeva che dopo ore di trattative inutili, quando ancora si pensava alla possibilità che le figlie fossero in vita – ma le speranze erano ormai quasi svanite – verso le 13 Capasso aveva finalmente detto al negoziatore, che si trovava sul balcone accanto a quello della casa in cui l’uomo era barricato che avrebbe spiegato alle bambine cosa stava succedendo e che avrebbe aperto la porta.

Invece era rientrato in casa e dopo tre quarti d’ora di silenzio si era sentito uno sparo. Quando i corpi speciali hanno sfondato la porta e sono entrati nell’appartamento hanno trovato la bambina più piccola, Martina, nel letto matrimoniale: era morta da molto. Accanto a lei c’era Luigi Capasso che si era sparato. Nella cameretta c’era la bambina più grande, Alessia: il suo corpo era al centro della stanza. Lei, secondo quanto hanno riferito i carabinieri  «era già sveglia quando il padre le ha puntato la pistola contro e ha aperto il fuoco». Di lei ora rimane il ricordo di don Livio, il parroco: «Alessia era nell’Azione Cattolica Ragazzi, era serena, qui da noi ha fatto il catechismo e ora si sarebbe dovuta preparare per la cresima. Ma quattro-cinque mesi fa si è chiusa, il suo carattere è cambiato. Non ha più frequentato la parrocchia». C’è infine il ricordo delle maestre: «Buona e dolcissima. Voleva sempre aiutare gli altri»