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Scandalo rimborsi, Di Maio prova a difendersi

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di maio
(Websource / archivio)

L’ultimo attacco in ordine di tempo è quello di Matteo Renzi che è andato all’assalto dei 5 Stelle spingendo in particolar modo sul problema dei rimborsi non versati da alcuni parlamentari pentastellati.

Di Maio con un lungo comunicato si è difeso così, cercando di spiegare l’accaduto: “Abbiamo fatto le verifiche e quello che è venuto fuori è solo un problema di contabilità del Mise e del Mef. Sostanzialmente gli ultimi bonifici che stiamo facendo in questi giorni, non per correre ai ripari ma perché stanno scadendo le ultime rendicontazioni, non sono stati ancora accreditati sul conto, ma risultano sul nostro sito internet. Sono contento di questo fuoco di fila contro il M5S, perchè ieri, per esempio, ‘la Repubblica’ ha certificato per la prima volta nella storia che abbiamo restituito 23 milioni di euro. Ora 23,1 o 23,2 è un problema di contabilizzazione. Ma abbiamo dimostrato che se c’è qualcuno che fa il furbo noi lo mettiamo fuori. Qui invece – ha proseguito Di Maio – gli altri partiti li fanno ministri o li candidano in giro per l’Italia come la Boschi, per provare a salvarla in Parlamento. Vedo – ha detto – ancora una grossa sproporzione dell’informazione italiana nei nostri confronti. Mi dispiace dirlo, ma soprattutto da quelle che sono le reti più importanti ci aspettiamo una campagna ad armi pari. E’ ridicolo che si parli di caso quando il vero caso è che c’è un’unica forza politica in Italia che taglia gli stipendi ai propri parlamentari e li investe in forme di lavoro per chi non ha lavoro”, mentre “le sanguisughe dei partiti non hanno restituito un euro”.

F.B.