Gli eroi del 2017: Giuseppe Bove, il vigile del fuoco che ha salvato il piccolo Ciro

Ogni anno ci sono persone comuni che si distinguono per atti di coraggio così grandi da fargli guadagnare i titoli dei giornali per qualche giorno, passato il periodo di copertura mediatica, però, si tende a dimenticarsi di loro. Questo è sicuramente il caso di Giuseppe Bove, vigile del fuoco che ha partecipato ai soccorsi post terremoto a Casamicciola, Ischia, divenuto noto per quel filmato in cui si fa guidare dalla voce del piccolo Ciro durante le operazioni di soccorso, come riportato da Repubblica.

Giuseppe è stato il primo ad accogliere il grido d’aiuto di Ciro che colto dal terrore non finiva mai di ripetere: “Tirateci fuori, non ci abbandonate, tirateci fuori da qui”. Durante le 16 ore necessarie a spostare le macerie e trarre in salvo il bambino ed i suoi fratelli, il vigile del fuoco è rimasto immobile, in equilibrio tra le macerie, per offrire conforto a Ciro e fargli capire che presto tutto sarebbe andato per il meglio. Il momento più toccante è stato quando, il bambino ha chiesto se gli volessero bene ed il vigile ha risposto con un sincero “Certo che te ne vogliamo”.

La situazione era disperata della casa in cui Ciro ed i due fratelli Mattias e Pasquale abitavano con i genitori non c’era più traccia, inoltre ogni movimento sbagliato avrebbe potuto causare un ulteriore crollo. Giuseppe, insieme agli altri vigili del fuoco non si è perso d’animo ed ha continuato a lavorare per creare un varco sicuro dal quale estrarre i bambini e nel frattempo ha continuato a parlare con Ciro per mantenerlo sveglio. Di quei momenti il vigile ha detto: “Siamo arrivati alle 3 del mattino e da quel momento non ci siamo più fermati. Per trovare i bambini abbiamo usato il metodo più semplice: la voce. Li abbiamo chiamati e loro ci hanno risposto. Questo ci ha fatto capire subito che erano vivi e stavano bene. Da quel momento abbiamo lavorato senza tregua per riuscire a trovare uno spazio per raggiungerli e per portarli in salvo. Loro ci imploravano di continuo e continuare a lavorare senza cedere all’emozione è stata la cosa più dura. Ma questa è un’operazione che ha segnato la mia vita”.

F.S.

Fonte: Repubblica

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