Ci sono votazioni che passano quasi come routine. E poi ce ne sono altre che arrivano in un momento simbolico, carico di significato.
Nella mattinata del 25 febbraio il Senato ha approvato in via definitiva il decreto sull’Ucraina, confermando la fiducia posta dal governo.

I numeri parlano chiaro: 106 voti favorevoli, 57 contrari, due astenuti.
Il testo era già passato dalla Camera e ora è legge.
In concreto cosa prevede? Viene prorogata fino al 31 dicembre 2026 l’autorizzazione a cedere alle autorità ucraine mezzi, materiali ed equipaggiamenti. La priorità – viene specificato – è per quelli logistici, per il supporto sanitario a uso civile e per i sistemi di protezione dagli attacchi aerei e missilistici.

Nel titolo del provvedimento è stato eliminato il riferimento diretto al termine “militari”, ma la sostanza resta quella di un sostegno operativo che prosegue.
Il decreto interviene anche su un altro fronte meno discusso ma molto concreto: proroga fino al 4 marzo 2027 i permessi di soggiorno concessi per protezione speciale ai cittadini ucraini presenti in Italia. Inoltre prevede misure legate alla sicurezza dei giornalisti freelance impegnati sul campo.
Il contesto: quattro anni dall’inizio della guerra
L’approvazione è arrivata a ridosso del 24 febbraio, data che segna il quarto anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina. Una coincidenza che pesa, anche sul piano politico.
In queste ore il governo ha ribadito la linea italiana. L’Italia, si legge in una nota della Presidenza del Consiglio, sostiene e accompagna il processo negoziale promosso dagli Stati Uniti tra Mosca e Kiev. Parallelamente partecipa alla cosiddetta “Coalizione dei volenterosi”, con l’obiettivo di definire garanzie di sicurezza solide per l’Ucraina.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato della necessità di creare condizioni che rendano possibile una pace giusta e duratura. Non una tregua fragile, ma un equilibrio capace di reggere nel tempo.
Una scelta che divide
Come spesso accade su questi temi, il Parlamento si è diviso. I voti contrari e le astensioni mostrano che il dibattito resta acceso. Da una parte chi considera il sostegno a Kiev una responsabilità internazionale, dall’altra chi teme un prolungamento del coinvolgimento italiano.
Intanto la guerra continua a pesare su equilibri geopolitici, economia e sicurezza europea. E l’Italia conferma la sua posizione: sostegno all’Ucraina, apertura al negoziato, partecipazione agli sforzi internazionali per arrivare a una soluzione stabile.
Sul piano politico è un passaggio formale. Sul piano umano e internazionale, è un tassello dentro una crisi che dura da quattro anni e che ancora cerca una via d’uscita.