Massaggi ai piedi e caffè a letto, picchia e schiavizza i genitori anziani. Per i giudici è innocente

Fonti ed evidenze: Messaggero, Fanpage

Una storia che ha dell’incredibile ma forse questo tipo di situazione è più frequente di quanto si immagini. Un uomo di 44 anni costringeva l’anziana madre a servirlo. Le denunce della donna non sono servite.

Siamo a Guidonia Montecelio, alle porte di Roma, nel 2022. Eppure lo scenario è degno forse di epoche meno illuminate dalla ragione. Un impiegato di 44 anni non voleva sapere di lasciare la casa dei genitori e costringeva gli anziani a servirlo e riverirlo.

Guidonia schiavizza genitori
Un uomo di 44 anni schiavizzava e picchiava gli anziani genitori/archivio web- -Leggilo

L’uomo pretendeva la paghetta, massaggi e caffé a letto dai genitori. La coppia di anziani coniugi, con la morte nel cuore, si sono visti costretti a denunciare il figlio per porre fine a questa schiavitù. Ma dopo sei mesi di detenzione è stato assolto: per il giudice nessun reato ma solo una situazione familiare difficile. Il 44enne costringeva la madre non solo a elargirgli somme di denaro, ma anche a servirlo e riverirlo umiliandosi quotidianamente. L’uomo, infatti  pretendeva massaggi ai piedi, alle gambe, caffè e colazione serviti a letto, una “paghetta” settimanale sempre più alta e che il padre lo portasse in giro in auto dove desiderava. Se non la madre e il padre osavano non esaudire i suoi desideri, cominciavano i guai con litigi, minacce e urla fino a episodi di violenza fisica. Dopo l’ennesima segnalazione di un litigio domestico l’uomo è stato arrestato e ha passato tre mesi nel carcere di Rebibbia e altri tre agli arresti domiciliari, con successivo divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico. Lo scorso venerdì però è arrivata la sentenza di assoluzione piena.

I giudici lo assolvono 

Guidonia
Guidonia Montecelio/archivio web-Leggilo

Gli avvocati della difesa hanno spiegato al Messaggero: “Dopo sei mesi di detenzione il giudice ha voluto effettivamente valutare la situazione ritenendo l’insussistenza del reato. Quelle vicende e quelle dinamiche familiari che si sono venute a creare, insomma, non si configurano come maltrattamenti. Tanto è vero che i genitori erano presenti in tribunale quando è stata pronunciata la sentenza. Lo aspettavano fuori, e poi sono andati tutti insieme a casa”. Una situazione che è difficile prevedere che piega prenderà. Del resto pure Issai Sagawa, il famoso cannibale di Kobe, era stato rimesso in libertà pur avendo stuprato, ucciso, smembrato e mangiato una donna.