Greta addio: la Russia fa paura, l’Italia può restare a piedi in pochi mesi. Draghi dice sì al nucleare

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Fonti ed evidenze: Stampa, Foglio

Dopo che la Russia di Vladimir Putin ha inserito l’Italia tra i Paesi ostili, il Governo trema per le possibili conseguenze sull’energia.

ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Nel consueto question time a Montecitorio, il Premier Mario Draghi ha risposto a diversi interrogativi circa la gestione dei profughi in arrivo dall’Ucraina chiarendo che – guerra o no – anch’essi saranno tenuti a vaccinarsi. L’alternativa sarà sottoporsi ad un tampone ogni 48 ore ma, visti i prezzi dei test, sembra un’ipotesi poco praticabile per famiglie che fuggono da un conflitto bellizo, costrette a lasciare di punto in bianco casa, lavoro e affetti. Ma non è tutto. Il Presidente del Consiglio ha cercato di tranquillizzare gli animi per quanto riguarda le forniture di energia. L’Italia importa dalla Russia circa il 40% del gas e la maggior parte del petrolio. Secondo uno studio condotto da esperti dell’ENI anche mettendo in campo tutte le strategie possibili il nostro Paese non riuscirebbe a coprire il fabbisogno nazionale. Attualmente l’Italia consuma 70 miliardi di metri cubi di gas. Anche incrementando le importazioni da Algeria e Libia, aumentando la produzione nazionale e aumentando gli stoccaggi secondo gli esperti potremmo arrivare a coprire un massimo di 58 miliardi di metri cubi. Che fare allora? Il Premier Draghi, con gran stupore da parte di tutti, ha annunciato che l’Italia apre la posibilità del ritorno al nucleare.

Il termine nucleare evoca le terribili immagini di Chernobyl ma secondo il Governo, al momento, per l’Italia non c’è soluzione se vogliamo avere energia a basso costo. “Siamo al lavoro per ridurre la dipendenza dal gas russo in tempi rapidi. Vogliamo rispettare l’obiettivo 70 gigawat di rinnovabili nel 2026 , la ricerca è fondamentale in ogni ambito. Siamo continuamente attivi a livello diplomatico e ringrazio il Ministro Di maio per diversificare le forniture. Per quanto riguarda il nucleare l’impegno economico e tecnico è concentrato sulla fusione a confinamento magnetico gestito dal Consorzio EUROfusion. Questo consorzio prevede l’entrata in funzione del primo prototipo di reattore a fusione nel triennio 2025-2028” – le parole del primo ministro a cui nessuno ha osato opporsi, nemmeno il Movimento Cinque Stelle, che per anni si è fatto porta voce di istanze ambientaliste.

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