Conte lacera il Senato e non se ne va. Maggioranza esigua, il Governo navigherà a vista

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Una vittoria sul filo di lana che risolve con un rattoppo una crisi politica tutt’altro che conclusa. Il Governo Conte ottiene la fiducia in Senato con 156 sì, 140 no e 16 astenuti sulla risoluzione di maggioranza al termine delle comunicazioni rese dal Premier all’Assemblea.

Getty Images/Alessandra Tarantino

Il Premier Conti vince o quasi, ma a caro prezzo dopo una giornata estenuante. Solo alle 21.19 è iniziata la prima prima “chiama” sul voto di fiducia posta dall’Esecutivo alle comunicazioni del premier Conte a Palazzo Madama. Ieri, alla Camera, i deputati avevano espresso 321 voti a favore, 6 in più della maggioranza assoluta. Al Senato sarebbe tuttavia stata un’altra storia. Quanto accaduto in Aula, ha confermato le previsioni della vigilia. Il Presidente del Consiglio era stato chiaro fin dal primo pomeriggio: “Senza i numeri, il governo va a casa”.

I sì alla prima chiama sono stati 153, i no 141. I senatori di Italia Viva, tra cui Matteo Renzi, non hanno risposto. Al secondo round, l’ex premier si è astenuto sulla fiducia, seguito poco dopo da Teresa Bellanova e dagli altri membri del partito. Intanto Maria Rosaria Rossi e Andrea Causin, entrambi di Forza Italia, hanno votato la fiducia a Conte. Entrambi, come annunciato dal vicepresidente di FI, Antonio Tajani, sono fuori dal partito.

Bagarre in Aula
Il clima è diventato incandescente quando il senatore Lello Ciampolillo ha chiesto di votare dopo che la presidente Casellati aveva già chiuso la seconda chiama. Nonostante le proteste, l’ex M5S, che non aveva risposto alle prime due chiamate, in un primo momento non è stato ammesso al voto. Dopo le vibranti proteste della maggioranza per permettere a Ciampolillo di votare sulla fiducia al governo, Casellati ha chiesto di rivedere il video per stabilire se la richiesta sia arrivata prima o dopo il suo pronunciamento sulla chiusura del voto. Una sorta di “Var” politica, per utilizzare un termine calcistico.

I questori si sono qunque riuniti per chiarire la situazione. Al termine della consultazione “tecnica”, è arrivato l’esito tanto atteso. “Risulta che il senatore Ciampolillo sia arrivato in Aula alle 22.14 e io avevo chiuso la votazione alla 22.15. Lo riammetto quindi alla votazione, e in base a quanto emerso dal video, anche il senatore Nencini che era immediatamente dopo”, ha dichiarato Casellati.

A proposito di Riccardo Nencini (Iv-Psi), il senatore socialista ha votato sì. “Ho votato la fiducia convinto dall’apertura di Conte alle forze liberali, popolari e socialiste. Una casa utile per sostenere il governo. Lo avevo deciso da un pezzo”, ha spiegato Nencini. Quanto al ritardo nel voto, “ero in una riunione”. E Renzi sapeva del suo voto? “C’è ottimo rapporto con Renzi”, ha aggiunto lo stesso Nencini.

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