Covid, 377 morti in 24 ore e sono triplicati i morti per infarto: “Emergenza dedicata al virus, e le persone hanno paura”

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Fonti ed evidenze: Agi, Corriere della Sera

L’emergenza Coronavirus mette in crisi la rete ospedaliera nazionale: risultano infatti più che triplicati, rispetto al 2019, i morti per infarto. Nella maggior parte dei casi, i decessi sono dovuti a mancati ricoveri o a gravi ritardi negli interventi sanitari. 

In Italia triplicate le morti per infarto a causa dei mancati ricoveri
Miguel Medina, Getty Images/Archivio

Oggi in Italia si registrano 12.415 nuovi casi di coronavirus su 211.078 teste eseguiti. Le vittime sono 377. Questi i dati odierni rilasciati dal ministero della Sanità nel bollettino quotidiano

Uno studio condotto dalla Società Italiana di Cardiologia ed illustrato dall’ordinario di Cardiologia dell’Università Magna Grecia di Catanzaro Ciro Indolfi, mostra come nel nostro Paese la mortalità per infarto sia cresciuta in modo esponenziale in corrispondenza dell’esplosione dell’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia di Coronavirus. La ricerca realizzata dalla Sic ha preso in considerazione i dati di 54 strutture ospedaliere italiane e verrà presto pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica European Heart Journal.

I dati sono allarmanti: la mortalità per infarto, che nel 2019 si era attestata al 4,1%, risulta essere più che triplicata, attestandosi ora al 13,7%: segno che, rispetto alle malattie cardiovascolari – che pure sono responsabili ogni anno di circa 260 mila decessi – la soglia di attenzione e di cura si è sensibilmente ridotta in seguito all’avvento dell’emergenza Covid. Eppure, continuare a trascurare la rete dell’emergenza cardiologica potrebbe comportare danni, in termini di decessi, addirittura peggiori rispetto alla pandemia stessa.

Ciro Indolfi presentando lo studio ha spiegato “l’organizzazione degli Ospedali e del 118 in questa fase è stata dedicata quasi esclusivamente al Covid-19 e molti reparti cardiologici sono stati utilizzati per i malati infettivi“. A questo si aggiunga che, per timore di possibili contagi, i pazienti vengono ricoverati in ospedale soltanto quando le loro condizioni siano particolarmente gravi, in molti casi con complicazioni aritmiche o funzionali. Indolfi lancia un allarme, segnalando che “se questa tendenza dovesse persistere e la rete cardiologica non sarà ripristinata, ora che è passata questa prima fase di emergenza, avremo più morti per infarto che di Covid-19”.

La crescita di decessi, come spiega bene Carmen Spaccarotella, co-autrice dello studio, è “dovuta nella maggior parte dei casi a un infarto non trattato o trattato tardivamente. Infatti, il tempo tra l’inizio dei sintomi e la riapertura della coronaria durante il periodo Covid è aumentato del 39%“. Ritardi che in molti casi si rivelano fatali per chi abbia subito un infarto. E a ulteriore conferma della minore attenzione dedicata, in tempo di Covid, a problematiche cardiache anche gravi c’è il dato sui ricoveri, la cui riduzione rispetto al 2019 risulta addirittura superiore al 60%. “Non solo i pazienti con infarto si sono ricoverati meno ma quelli che lo hanno fatto si sono ricoverati più tardi“, spiega Salvatore De Rosa, tra gli autori della ricerca.

Dati analoghi, ed altrettanto preoccupanti, emergono anche se si prendono in considerazione altre patologie: dallo scompenso cardiaco – per il quale si segnala un calo del 47% dei ricoveri rispetto al 2019 – fino alla fibrillazione atriale, per la quale la diminuzione si attesta al 53%. Più ridotto il calo di ricoveri dovuto a malfunzionamento di pace-makers: 29,4%.

 

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