Contagi, la situazione non è buona: da lunedì gran parte dell’Italia potrebbe avere nuove restrizioni

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Fonti ed evidenze: Ansa, Corriere della Sera

Con l’irrigidimento dei parametri che determinano la classificazione del rischio per le diverse Regioni, mezza Italia potrebbe ritrovarsi, da lunedì, in zona arancione.

Da lunedì gran parte dell'Italia potrebbe essere in zona arancione
Giuseppe Conte/Andrew Medichini, Getty Images

Gran parte dell’Italia potrebbe ritrovarsi, a partire da lunedì, in zona arancione. Dopo le due giornate – oggi e domani – di fascia gialla rinforzata e il fine settimana arancione per tutti, dalla prossima settimana tornerà in vigore la divisione delle Regioni in zone sulla base del monitoraggio settimanale tenuto dalla cabina di regia. E, anche alla luce dell’irrigidimento dei parametri che stabiliscono l’inserimento nelle diverse zone, è probabile che molti territori debbano rimandare ancora per un po’ il ritorno al giallo.

Tra le Regioni praticamente certe dell’inserimento in fascia arancione e quelle che si trovano, pericolosamente, al limite, la possibilità che più di metà del Paese debba ancora fare i conti con limitazioni severe è più che concreta: Emilia Romagna – il cui Rt si attesta per ora a 1.05, Veneto – 1,07 – e poi Piemonte, Puglia, Calabria e Basilicata sembrano essere, secondo gli ultimi dati a disposizione, le aree più a rischio: quasi certa la loro classificazione in zona arancione. Con la conseguente chiusura per bar e ristoranti e la limitazione agli spostamenti soltanto all’interno del proprio comune – ad eccezione dei centri con meno di 5000 abitanti.

Anche Lazio, Lombardia e Liguria – il cui indice Rt si ferma a pochi decimali dalla fatidica quota 1 – sono decisamente a rischio: con la curva che peggiora e i dati che verranno aggiornati in questi giorni, nessuna di queste tre Regioni può essere certa di riuscire a rientrare nei parametri necessari per la classificazione in zona gialla. La decisione finale sull’assegnazione delle Regioni alle diverse zone dovrebbe arrivare domani.

La situazione è comunque preoccupante in tutto il Paese: non a caso Walter Ricciardi, consulente del Ministro della Salute Roberto Speranza, continua a chiedere al Governo di prendere in considerazione un ritorno ad un “lockdown minimale di due mesi. Parola che terrorizza i politici, ma che viene attuato in Germania e Gran Bretagna“. L’Esecutivo, però, non sembra almeno per il momento aperto ad una prospettiva del genere.

Per il momento si continua a lavorare sul nuovo Dpcm, che comporterà regole rigide e la proroga di alcune delle restrizioni attualmente in vigore – compreso lo stop agli spostamenti tra Regioni almeno fino al 31 gennaio, indipendentemente dalla zona in cui vengono inseriti i vari territori. Il Decreto dovrà entrare in vigore il 16 gennaio: scontata la conferma del coprifuoco dalle 22 alle 5 e certa anche la chiusura prolungata per palestre, piscine, cinema e teatri. Molto probabile che in zona gialla, l’unica che prevede la riapertura di bar e ristoranti, queste attività debbano continuare ad osservare l’orario di chiusura obbligatoria alle 18. D’altra parte, gli scienziati del Comitato tecnico scientifico insistono sulla necessità di “mantenere la drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone“. Secondo il Cts è di fondamentale importanza che si limitino al massimo tutte le possibilità di contatto con persone estranee “al proprio nucleo abitativo” e che si “rimanga a casa il più possibile“.

 

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