Vaccinazioni: il Ministro Speranza ed il Commissario Arcuri indicano date divergenti di 6 mesi

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Quanti mesi serviranno all’Italia per raggiungere l’immunità di gregge grazie al vaccino? La risposta non è chiara, se è vero che neanche il Commissario straordinario all’emergenza Domenico Arcuri ed il Ministro della Salute Roberto Speranza hanno la stessa opinione in proposito.

Sui tempi delle vaccinazioni regna il caos: Arcuri e Speranza divisi
Roberto Speranza/Facebook Roberto Speranza

Qual è la vera situazione del piano vaccinale italiano? La domanda è di quelle importanti, visto che dal raggiungimento di una quota importante di vaccinati – necessario a raggiungere l’immunità di gregge – passa buona parte del ritorno alla normalità. Ma nonostante la gravità del tema, e pur cercando di affidarsi a voci autorevoli ed istituzionali, il quadro non è chiaro.

Le polemiche montano, a partire dal fatto che, a fronte di poco meno di 10 mila dosi ricevute dal nostro Paese – 9.750 per la precisione – la Germania può contare su quantitativi ben più massicci – al netto delle milioni di dosi che la Cancelliera Angela Merkel, si è scoperto, ha acquistato circa 150 mila dosi scavalcando l’azione di coordinamento della Commissione Europea. E se su questo tanto il Ministro della Salute Roberto Speranza, quanto il Commissario straordinario all’emergenza Domenico Arcuri minimizzano, sostenendo che le quote sono fisse e stabilite in base alla popolazione di ciascuno Stato, e che eventuali differenze sono legate a fattori quali la vicinanza dal luogo di produzione – il Belgio, nel caso di Pfizer – ci sono altri aspetti sui quali i due – teoricamente impegnati a lavorare fianco a fianco – sembrano osservare la situazione da prospettive diverse.

C’è il tema della vaccinazione di massa: Speranza, intervistato da La Stampa, spiega che all’Italia spettano 420 mila dosi a settimana e che l’obiettivo della prima fase di vaccinazione – capace di garantire un primo importante impatto epidemiologico, con circa 15 milioni di persone vaccinate – potrebbe essere raggiunto, qualora il vaccino di AstraZeneca riuscisse ad ottenere a breve il via libera dall’Ema, entro la fine di marzo 2021.

Ma se la buona notizia è che la produzione di questo trattamento è a buon punto – la casa farmaceutica ha annunciato al Sunday Times che il farmaco risulta efficace al 95% e che già la prossima settimana potrebbe essere messo in commercio in Gran Bretagna – quella cattiva è rappresentata dal fatto che i tempi di approvazione da parte dell’Ema sono tutt’altro che certi. Anzi, secondo le ultime informazioni fornite dal vicedirettore dall’Agenzia Europea dei Medicinali Noel Wathion, AstraZeneca non ha ancora inoltrato presso l’Ema domanda di approvazione e “servono altri dati sulla qualità“. Risultato? Difficile pensare che il trattamento possa essere messo distribuito nei Paesi dell’Unione prima di febbraio. Elemento che lascia pensare che la previsione fatta dal Ministro della Salute sia quanto meno ottimistica.

E lo stesso Arcuri ha espresso posizioni più prudenti: secondo il commissario, raggiunto da Il Corriere della Sera, nei primi tre mesi del prossimo anno l’Italia sarà stata in grado di iniettare “9 milioni di dosi tra Pfizer e Moderna“, abbastanza per immunizzare 4,5 milioni di persone, visto che a un mese dalla prima iniezione è necessario un richiamo. Praticamente un terzo di quanto si augura di riuscire a fare Speranza contando sul nuovo trattamento di AstraZeneca. Da aprile a giugno, prosegue Arcuri, “dovremo avere da queste due aziende 13 milioni di dosi“, e afferma “potremmo riceverne altre decine di milioni nel corso dell’anno da AstraZenera e Johnson e Johnson, che speriamo possano essere approvati“. Insomma, non esattamente lo stesso punto di vista del Ministro, colto probabilmente da un improvviso attimo di entusiasmo.

Volendo rimanere fedeli alla tabella di marcia prevista – quella delle 470.000 dosi a settimana – i tempi per arrivare alla conclusione della prima fase, con 15 milioni di immunizzati, si allungano esponenzialmente. Certo è che, prima o dopo, altri vaccini entreranno in distribuzione e che alla fine della campagna vaccinale – prevista per il 2022 inoltrato – l’Italia avrà ricevuto, complessivamente e da diversi produttori, 202 milioni di dosi. Abbastanza per immunizzare 101 milioni di persone. Ma altrettanto certo è che se il Ministro della Salute ed il Commissario straordinario all’emergenza Covid riescono a mettersi d’accordo su quantità di dosi disponibili e tempi di somministrazione, si fa forte l’impressione che la luce in fondo al tunnel è lontana.

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