Conti correnti in rosso, da gennaio cambiano le regole: a rischio stipendi e pagamenti

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Fonti ed evidenze: Agi, Corriere della Sera

Le nuove norme dettate dall’Autorità Bancaria Europea impongono lo stop ai pagamenti automatici in caso di mancanza della disponibilità necessaria sui conti correnti dei clienti. Una stretta che porta con sé diverse rischiose conseguenze.

Conti correnti in rosso, da gennaio cambiano le regole
Roberto Gualtieri/Facebook Roberto Gualtieri

Novità importanti in vista per i titolari di conti correnti. Da gennaio le regole per la gestione dei conti in rosso cambieranno in maniera significativa, per le imprese e per le famiglie, per quel che riguarda gli addebiti automatici: questa procedura non sarà più consentita nel caso in cui i clienti non risultino in possesso della liquidità necessaria sui propri depositi bancari.

Il rischio concreto è che i titolari di un conto rimasto privo di liquidità possano andare incontro ad un improvviso stop al pagamento di utenze, stipendi e dei contributi previdenziali o delle rate di un finanziamento. A portare a questa sgradita novità è l’entrata in vigore delle nuove norme dettate dall’Autorità Bancaria EuropeaEba – che prevedono, tra le altre cose, l’obbligo per la banca di segnalare il cliente alla centrale rischio e di classificare la sua esposizione come “crediti malati” nel caso in cui questo faccia registrare per almeno tre mesi mancati pagamenti superiori ai 100 euro.

Una stretta severissima – a tutela degli istituti di credito – che, secondo il Centro Studi di Unimpresa farà sì che sin da gennaio chiunque abbia il conto corrente scoperto corra il rischio di figurare immediatamente come moroso nei confronti di numerosi soggetti: le finanziarie che hanno elargito prestiti, l’Inps che segue il pagamento dei contributi previdenziali, i dipendenti, o le aziende di fornitura di servizi come energia, gas, acqua, telefonia.

Una brutta tegola per le famiglie ma soprattutto per moltissime piccole e medie imprese, che oltre a correre il rischio di una improvvisa mancanza di piccola liquidità derivante dal blocco dei conti in rosso – a maggior ragione in un periodo complesso come quello che stiamo attraversando – vedranno probabilmente ridursi la loro possibilità di accesso al credito. Tuttavia nel settore bancario, spiegano ancora dal Centro Studi di Unimpresa, il quadro non è omogeneo: “qualche banca sembra orientata, almeno in una prima fase dell’applicazione delle nuove regole, a mantenere una linea più morbida, specie nei clienti conosciuti“.

Il meccanismo previsto dalle nuove regole Eba impone il blocco dei pagamenti con addebito diretto qualora il cliente non abbia la disponibilità necessaria sul proprio conto: quindi verrebbero interrotti i pagamenti di bollette, rate di mutui e finanziamenti, stipendi, attraverso la cancellazione del Rid – le disposizioni automatiche di pagamento – con il risultato di far diventare il cliente della banca moroso nei confronti del beneficiario del Rid.

Un quadro normativo che Salvo Politino, vicepresidente di Unimpresa, non sita a definire “preoccupante“. Un po’ perché non è stato doverosamente spiegato ai clienti da parte di tutti gli istituti di credito, un po’ perché in questo modo non saranno più consentiti nemmeno dei minimi sconfinamenti. Una circostanza che significherà per moltissime persone – dagli artigiani ai commercianti, dai piccoli imprenditori fino alle famiglie – “non poter più usufruire di quelle piccole forme di flessibilità che, specie in questa fase così critica a causa degli effetti economici della pandemia Covid, sono fondamentali“. Il rischio cui si va incontro, conclude Politino, è quello di una fortissima stretta al credito, “conseguenza inevitabile delle segnalazioni alla centrale rischi e della riclassificazione degli affidamenti della clientela in caso di piccoli arretrati“.

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