Il giornalista Giuliano Ferrara ha fatto di recente un provocatorio “elogio della sottomissione”, tessendo le lodi della capacità, che lui chiama masochista, di rispettare le regole.

9 dic leggilo giuliano ferrara
Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images

Se c’è un aspetto su cui Giuliano Ferrara non si tradisce – stante il cambio di colore politico nell’arco della sua vita – è quello di essere un personaggio provocatorio. Ne è la prova l’ultimo articolo pubblicato sul Foglio che il giornalista ha voluto titolare “Elogio della sottomissione”. In questo elogio, Ferrara non si vuole prendere la briga di dettare regole – responsabilità che lascia ai Titani delle libertà – ma si tiene invece il “delicato piacere della sottomissione”. Piacere che, in questa pandemia che altro non è se non “lezione di etica per manichini”, il giornalista vive con la gioia dei masochisti. “I sadici ci infliggono la chiacchiera eroica, noi masochisti ci atteniamo alle regole”. Anche se a ogni nuovo Decreto della Presidenza del Consiglio sono in molti a gridare alla “impossibilità di regolare la vita brulicante con norme rigide e ottuse”, il giornalista preferisce essere tra quelli che le regole le segue – non senza uno sguardo pungente verso la società italiana e la classe politica che la rappresenta. Per questo l’ex direttore del Foglio è ironico nel riferirsi al più sciatto dei cittadini che, alle misure restrittive, risponde invocando “addirittura il diritto al Natale affollato e al Capodanno cenonico”.

E anche se tutti dicono di sapere quel che si deve fare, ciò che si fa è sempre l’opposto. Perché funziona così: “un italiano una regola, la sua, e sempre è quella che gli conviene al momento”. E così, con 60 milioni di regole diverse, diventa difficile governare in altra modalità che non sia quella dell’eterna “emergenza e autorità”, due “mostri che hanno intercettato un virus potenzialmente devastatore di vite, economia e salute”. Non proprio la peste, ammette Ferrara, ma comunque una piaga non indifferente, che “ci soffiamo in faccia” in continuazione. Non senza una buona dose di scherno, Ferrara ammette che è stato il “contributo nostro”, vale a dire, “civismo e paura delle multe”, a permettere – a forza di regole uniformi e obiettivamente vessatorie – di domare la bestia tra primavera ed estate. Salvo poi allentare la presa, prosegue, “sotto l’ombrellone, viaggetti, crociere, danze, banchetti: e in tutta quella comprensibile disinvoltura e liberazione la piaga si è rifatta viva”.

Ed eccoci quindi alla seconda ondata, con il conto dei lutti in risalita, le circostanze sanitarie in peggioramento, che grazie di nuovo al binomio “emergenza e autorità”, per la seconda volta, “guarda caso, mentre sta per arrivare la possibilità di un vaccino confezionato a tempo di record, le regolette hanno funzionato. L’Esponenziale (il contagio esponenziale, ndr) rincula, ci siamo lasciati forzatamente deprimere, tutti a nanna alle ventidue, l’indice di contagio torna sotto la soglia critica”. Un risultato, per Giuliano Ferrara, da attribuire ai “piaceri della sottomissione”, o più semplicemente, al rispetto delle regole.

 

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