Le prossime restrizioni varate dal Governo per fronteggiare la diffusione dei contagi potrebbero riguardare gli orari di chiusura di bar e ristoranti. Intanto l’Esecutivo lavora anche ad un piano di interventi per sostenere le attività che andranno maggiormente in difficoltà.

Una riduzione del fatturato di circa 8 milioni di euro al giorno, pari a un totale di 250 milioni di euro al mese. Sarebbe questa, secondo le stime effettuate dalla Fipe – associazione della ristorazione di Confcommercio – e riportate da Il Messaggero, la riduzione di fatturato causata da un’eventuale chiusura serale dei 25.000 bar che, nel nostro paese, lavorano di notte. La misura è al vaglio del Governo, intenzionato a dare un giro di vite finalizzato a ridurre la diffusione dei contagi di Covid-19, con la movida primo vero obiettivo delle nuove restrizioni.

Non si tratterebbe solo del colpo di grazia ad un settore già in difficoltà, quanto piuttosto di un procedimento inefficace perché i tracciamenti dimostrano che la gente non si contagia al bar o ai ristoranti“, spiegano dalla Fipe, che in questi giorni sta facendo circolare uno studio inglese che dimostra come solo il 3% dei contagiati britannici ha contratto il coronavirus mentre sorseggiava una birra con gli amici. Il tutto nella terra dei pub, dove la pinta al tavolo o al bancone è un rituale quotidiano per centinaia di migliaia di persone. E dove il meteo, molto spesso, non consente di consumare il proprio drink all’aperto, come invece può ancora succedere da noi. “Considerare il bar o il ristorante un luogo pericoloso è semplicemente falso. Vanno invece aumentati i controlli delle forze dell’ordine per evitare assembramenti nei dintorni dei locali, non solo nelle fasi di chiusura“, fanno ancora sapere dalla Fipe. “Meglio prendere misure mirate che sparare a vuoto danneggiando attività economiche preziose“.

Il Governo promette aiuti 

L’intenzione dell’Esecutivo, secondo quanto circola nelle ultime ore, sarebbe quella di sostenere il sistema produttivo alle prese con questa seconda ondata con un approccio diverso da quello che aveva caratterizzato i terribili mesi di lockdown: nessun intervento a pioggia, piuttosto un sistema di misure selettive e settoriali che punteranno ad aiutare quei settori particolarmente che rischiano di essere particolarmente colpiti come logistica, turismo, trasporti e fiere. Tra questi, naturalmente, rientra anche la ristorazione.

Il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri le ha definite misure “ponte“, finalizzate a sostenere imprese e lavoratori in attesa che un vaccino torni ad avvicinarci a quella normalità che non riusciamo più a vivere dalla scorsa primavera, mettendo – si spera – definitivamente sotto controllo il virus. Ma il Governo deve fare in fretta, visto che i tempi per la realizzazione – e poi per l’approvazione – della prossima legge di bilancio non sono così ampi. Nei prossimi giorni, sarà indispensabile mettere nero su bianco per lo meno i capitoli fondamentali di spesa e una prima bozza di Recovery Plan, così da poter far pervenire entrambi i fascicoli a Bruxelles prima del 15 ottobre. La nuova manovra dovrà prevedere anche degli “strumenti di cassa integrazione modulati rispetto alle perdite anche per i mesi più difficili del prossimo anno“, ha detto lo stesso Gualtieri, dando una prima indicazione sulle intenzioni del Governo: anche nel 2021, quindi, si dovrebbe portare avanti lo schema inserito nel Decreto Agosto, quando sono stati stanziati 10 miliardi aggiuntivi per Cig e indennità Covid. Un provvedimento che andava a garantire il finanziamento di 18 ulteriori settimane di cassa integrazione causate dalla pandemia, di cui soltanto 9 gravano esclusivamente sullo Stato. Le altre 9, infatti, saranno prive di costi solo per quelle imprese che dimostreranno di aver registrato perdite pari o superiori al 20%. Il criterio di selezione sulla base del fatturato, quindi, dovrebbe ispirare anche il prossimo intervento che riguarderà turismo e occupazione, magari anticipando l’entrata in vigore di alcune misure in caso di urgente necessità.

Per quel che riguarda l’occupazione, invece, l’Esecutivo punta a mettere sul piatto circa 3 miliardi di euro, con lo scopo di finanziare un nuovo piano di sgravi contributivi per le aziende che assumono a tempo indeterminato, che andrebbe ad aggiungersi a quelli previsti per chi fa rientrare lavoratori dalla cassa integrazione. Allo studio, poi, ci sarebbero nuovi strumenti per favorire la cosiddetta “staffetta generazionale“. Tra questi, i contratti di espansione, che come riporta Today permetterebbero di ridurre l’orario o di attivare scivoli per la pensione a fronte di nuove assunzioni.

Ma anche gli ammortizzatori sociali dovrebbero essere oggetto di una revisione da parte del Governo. L’idea alla base degli interventi che si stanno valutando è di dar loro un carattere universale che possa sostenere tutti i lavoratori in difficoltà, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, e di collegare a questi nuovi strumenti delle misure che possano garantire investimenti sulla formazione dei lavoratori. In questa direzione va la proposta del Partito Democratico, che prevede un fondo da 100 milioni per sostenere la formazione dei lavoratori e, per i datori di lavoro, l’esonero dal versamento del 50% dei contributi previdenziali – a partire dal 2021 e per 36 mesi – in caso di assunzioni a tempo indeterminato di lavoratori che abbiano preso parte a quei percorsi di riqualificazione professionale.

Lorenzo Palmisciano

Fonte: Il Messaggero, Today

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