Le prime anticipazioni sul testo di “Fratelli Tutti“, l’ultima enciclica di Papa Francesco, fanno pensare ad un testo dai forti connotati politici: dagli attacchi al populismo fino alla subordinazione della proprietà privata alla “destinazione universale dei beni della terra“.

Fratelli tutti“, l’ultima enciclica di Papa Francesco, viene definita da molti come il risultato dei sette anni di pontificato fin qui svolti da Jorge Mario Bergoglio. E, dando un’occhiata ai quattro capisaldi principali dell’opera del Pontefice, la definizione appare decisamente calzante: rapporti tra Cattolicesimo ed Islam, lotta al populismo, gestione dei fenomeni migratori ed economia sono infatti i temi che stanno segnando la nostra contemporaneità e che Francesco ha scelto di mettere al centro della usa nuova opera dottrinale. Almeno per un giorno, quindi, passano in secondo piano le oscure vicende finanziarie che stanno investendo il Vaticano.

Negli ultimi giorni è trapelata qualche informazione in più, qualche brano sfuggito all’embargo che la Santa Sede ha finora mantenuto sul testo e, secondo quanto riporta Il Giornale, la scelta di firmare l’enciclica ad Assisi non sarebbe casuale: la prima parte dell’opera riguarda infatti l’incontro tra San Francesco ed il Sultano Malik-al-Kami. Un incontro che, con ogni probabilità, nella visione del Papa rappresenta al meglio la necessità e l’importanza di portare avanti un continuo dialogo tra differenti religioni.

Subito dopo, si apre la sezione dedicata ai fenomeni migratori: “L’immigrato è visto come un usurpatore che non offre nulla. Così, si arriva a pensare ingenuamente che i poveri sono pericolosi e che i potenti sono generosi benefattori“, si legge nelle anticipazioni del testo ad oggi disponibili. “Quando il prossimo è una persona migrante si aggiungono sfide complesse. Certo, l’idale sarebbe evitare le migazioni non necessarie e a tale scopo la strada è creare nei Paesi di origine la possibilità concreta di vivere e crescere con dignità, così che si possano trovare lì le condizioni per il proprio sviluppo integrale“. Un obiettivo ideale che tuttavia appare al Pontefice lontano dalla realtà dei fatti: “E’ nostro dovere rispettare il diritto di ogni essere umano di trovare un luogo dove poter non solo soddisfare i suoi bisogni primari e quelli della sua famiglia, ma anche realizzarsi pienamente come persona“.

Il Papa indica “alcune risposte indispensabili, nei confronti dei migranti“. Per esempio: “incrementare e semplificare la concessione di visti, aprire corridoi umanitari, offrire un alloggio adeguato e decoroso, garantire la sicurezza e l’accesso ai servizi essenziali; assicurare un’adeguata assistenza consolare“. Agli stranieri dovrebbe essere sempre garantito “il diritto ad avere sempre con sé i documenti personali di identità, un accesso imparziale alla giustizia” oltre alla possibilità “di aprire conti bancari e la garanzia del necessario per la sussistenza vitale“. Bergoglio ricorda l’importanza di dare loro “libertà di movimento e possibilità di lavorare” la necessità di “proteggere i minorenni e assicurare ad essi l’accesso regolare all’educazione“. Non dimentica la necessità di garantire la libertà religiosa, favorire il ricongiungimento familiare e preparare le comunità locali ai processi di integrazione.

Per quanti sono arrivati “è importante e necessario impegnarsi per stabilire nelle nostre società il concetto della piena cittadinanza e rinunciare all’uso discriminatorio del termine minoranze, che porta con sé i semi del sentirsi isolati e dell’inferiorità“. Questo, secondo Bergoglio, prepara il terreno alle ostilità e alla discordia e sottrae le conquiste e i diritti religiosi e civili di alcuni cittadini discriminandoli’.

La visione di fondo proposta dal Papa, quindi, intende rimarcare l’importanza della “consapevolezza di essere una comunità mondiale che naviga sulla stessa barca, dove il male di uno va a danno di tutti“.

Non mancano poi i riferimenti all’attualità, con la pandemia che sta terrorizzando il mondo. Secondo La Stampa, la diffusione del contagio è vista dal Papa non come un “castigo di Dio“, ma come “la realtà che geme e si ribella“. Un’occasione, sottolinea il Pontefice, per realizzare che “nessuno si salva da solo“. Per questo motivo l’epoca che stiamo vivendo ci impone di abbattere i muri, e contrastare le chiusure derivanti dai nazionalismi e i pericoli della xenofobia. Una riflessione che conduce ad un diretto attacco ai populismi che, scrive Bergoglio, “strumentalizzano i popoli“. Questo perché anche la “migliore politica” rischia di “degenerare in insano populismo quando si muta nell’abilità di qualcuno di attrarre consenso allo scopo di strumentalizzare politicamente la cultura del popolo, sotto qualunque segno ideologico, al servizio del proprio progetto personale e della propria permanenza al potere“.

Per quanto riguarda gli aspetti economici, non mancano i riferimenti alla necessità di tutelare quelle che Francesco definisce le “periferie economico-esistenziali“, ma l’elemento più rilevante appare senza dubbi l’approccio che il Papa riserva al concetto di proprietà. Rispetto alla giurisprudenza ed alla tradizione occidentale, che vede la proprietà come un diritto assoluto, Francesco ne sottolinea la “funzione sociale“. In “Fratelli Tutti” si legge infatti: “La tradizione Cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto o intoccabile il diritto alla proprietà privata“. Secondo il Pontefice è fondamentale “il prioritario e precedente diritto della subordinazione di ogni proprietà privata alla destinazione universale dei beni della terra e, pertanto, il diritto di tutti al loro uso“. Un passaggio che sembra destinato a finire al centro delle critiche dalla dottrina ecclesiastica più conservatrice. Non certo una novità per Papa Bergoglio.

Lorenzo Palmisciano

Fonte: Il Giornale, La Stampa

 

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