L’uomo che ha tentato di uccidere il Carabiniere temeva di essere rimpatriato

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Jamal Badani, il ladro ucciso a Roma da un Carabiniere, aveva precedenti penali e temeva l’espulsione.

Non c’è stato nulla da fare per Jamal Badani, il presunto ladro freddato da due colpi partiti dall’arma di un militare. Il Carabiniere – al momento indagato per eccesso colposo di utilizzo legittimo delle armi –  è intervenuto per difendere il collega che Badani aveva aggredito colpendolo con un cacciavite all’ascella. Il ragazzo di appena 31 anni si è salvato: dopo l’arrivo dei soccorsi è stato trasportato all’ospedale Sant’Eugenio, dove è poi stato dimesso con una prognosi di 7 giorni. Jamal Badani – spiega la Repubblica – aveva 56 anni ed era siriano. Al momento del tentato furto aveva  in tasca un permesso di soggiorno scaduto nel 2010. Ed è proprio grazie a questo documento che i Carabinieri sono risaliti alla sua identità e all’ultimo indirizzo di residenza, dalle parti dell’Idroscalo di Ostia. Nell’abitazione non hanno però trovato nessuno: nè la compagna di Jamal – una donna di origine elvetica – nè il figlio ventenne. I Carabinieri ipotizzano che l’uomo non vivesse più lì da tempo e che, al momento, fosse un senza fissa dimora. Badani aveva già precedenti per rapina e lesioni risalenti al 2007. Inoltre era reo di e per tentata evasione: probabilmente aveva tentato di fuggire dai domiciliari cui era stato condannato nel 2012. Aveva anche fatto una richiesta d’asilo che gli è stata però rigettata. Con tutta probabilità temeva di essere rimpatriato.

Gli abitanti del quartiere – zona Eur – dove il siriano stava tentando il colpo si sono detti scioccati per l’accaduto: si tratta di una zona residenziale e molto tranquilla. Tra l’altro in quel palazzo si trovano prevalentemente uffici e non abitazioni:gli uffici della Genke, un’azienda tedesca di leasing, Assa Abloy, che vende porte blindate, l’ispettorato sinistri dell’Helvetia Italia Assicurazioni, e la Lending Solution, che offre servizi antifrode e cyber security. In base alle prime ricostruzioni si ipotizza che l’uomo abbia cercato di entrare in uno degli uffici dello stabile di via Paolo Di Dono 149 passando dalla rampa sul retro. Il guardiano di notte – che ha poi chiamato i Carabinieri – ha detto di aver sentito l’uomo rivolgersi in italiano a qualcun altro. Probabilmente il “palo” che poi sarebbe fuggito in quanto le Forze dell’Ordine, al loro arrivo, non hanno visto nessun altro.

Nel frattempo – riporta Today – sulla vicenda è intervenuto anche il Sindacato Italiano Militari – SIM – il quale ha voluto lanciare un monito: “Dispiaciuti per il tragico epilogo ma vogliamo lanciare un monito: giù le mani dai Carabinieri che anche oggi hanno  rischiato le loro vite per la comunità”.

Samanta Airoldi

Fonte: Repubblica, Today

 

 

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