Dal Forum Ambrosetti il ministro dell’Interno Lamorgese fa chiarezza sugli sbarchi: “Non posso affondare i barchini”. E spiega il suo piano sulle migrazioni.

 

Parliamo sempre di bloccare di sbarchi… Non devono partire“. E’ questa, in sintesi, la posizione del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese sul complicato tema della gestione delle migrazioni. Queste parole, pronunciate al Forum Ambrosetti e riprese da Huffington Post, si inseriscono in un ragionamento più ampio che la titolare del Viminale dedica al fenomeno migratorio. Prima di tutto, Lamorgese vuole fare chiarezza sulla natura degli sbarchi, che riguardano, nella grande maggioranza dei casi, piccolissime imbarcazioni che arrivano autonomamente sulle nostre coste. Un fenomeno diverso da quello che coinvolge le Ong e le loro operazioni di soccorso in mare: “Ci sono sempre stati barchini e barconi. Una delle accuse è che non li abbiamo bloccati. Io non credo di poter bloccare i barchini affondandoli“, spiega il ministro prima di sottolineare che la soluzione più incisiva consiste nel limitare le partenze dai paesi d’origine: in questa direzione va quindi “l’impegno con la Tunisia e l’Ue”.

Per avvalorare la propria tesi, Lamorgese cita una serie di numeri: dei quasi 7 mila arrivi che hanno riguardato le coste del sud Italia, appena 350 persone sono arrivate con l’aiuto di navi appartenenti a Ong – con riferimento alla Sea Watch 4. Tutti gli altri hanno raggiunto il nostro paese su barchini impossibili da controllare e, soprattutto, da fermare.

La proposta del ministro, quindi, riguarda un approccio completamente diverso al fenomeno migratorio: non serve erigere “muri che non saranno mai abbastanza alti per proteggerci“, ma vanno costruite reti, basate su comuni interessi, con gli altri paesi e con le istituzioni europee. Una strategia che in parte è già stata attuata negli ultimi anni, in particolare per quel che riguarda gli accordi con la Libia, altro punto di partenza per migliaia di migranti. Attualmente molte delle persone che raggiungono l’Italia hanno iniziato il loro viaggio in mare dalla Tunisia. Ed è proprio con il governo tunisino che Lamorgese ha avviato una collaborazione finalizzata a “sostenere e accrescere la suacapacità di gestione dell’amministrazione pubblica e dei flussi migratori. Nel Patto per le migrazioni che sarà presentato a breve“, riporta Il Fatto Quotidiano, “si dovrebbe assolutamente stabilire il principio dei ricollocamenti obbligatori e non facoltativi. I Paesi Visegrad non vogliono e noi abbiamo proposto che ci siano sanzioni economiche per chi non partecipa ai ricollocamenti”, conclude il ministro.

Nel corso del suo intervento a Cernobbio, Lamorgese si concentra poi sul concetto di sicurezza, “uno degli argomenti più divisivi del nostro Paese“, senza risparmiare qualche frecciatina alle opposizioni che, pur senza essere mai direttamente chiamate in causa, potrebbero essere i destinatari del riferimento del ministro a “toni aspri, visioni diverse, talora radicalmente contrapposte, spesso viziate da forme di pregiudizio ideologico che tendono immancabilmente a trascinare il tema nell’agone politico“. Secondo Lamorgese, invece, il tema della sicurezza non dovrebbe essere ragione di scontro politico, vista la sua natura di “bene pubblico essenziale, fondamentale, certo da non abbandonare al registro emotivo della Nazione e alle sue mutevoli contingenze“.

Fonte: Huffington Post, Il Fatto Quotidiano

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