Contagio durante un corso estivo, la scuola chiude subito. E il Premier difende il Ministro

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A due settimane dall’inizio della scuola, sono tanti ancora i nodi legati alle misure da adottare per contrastare il contagio da Coronavirus nelle Aule. Per cercare di risolvere, il Premier ha convocato una riunione con i Ministri, chiarendo che la responsabilità di un rientro in sicurezza non è soltanto di Lucia Azzolina. Intanto, a Verbania, un Istituto scolastico ha già chiuso per un caso di positività al Covid-19.  

Comincerà la scuola ma è ancora presto per dire come. Se le porte degli istituti scolastici si apriranno a breve, tuttavia moltissimi sono i dubbi e le incertezze al riguardo. Lucia Azzolina ha provato a calmare gli animi, spiegando le linee guida che seguiranno la riapertura. In un’intervista al settimanale Oggi, il Ministro ha ribadito la sua ferma volontà di riaprire gli istituti scolastici il 14 settembre nonostante la curva dei contagi stia ridiventando preoccupante. “Lavoriamo da settimane per questo obiettivo. Vogliamo riaprirle, ma anche evitare che richiudano”, ha detto il Ministro ribadendo poi che ci sono cose la cui responsabilità non spetta a lei. “Il Ministero ha competenze relative. Non sono io a poter disporre la chiusura delle scuole. C’è l’autonomia scolastica in Italia”, ha spiegato.

Ma i primi problemi cominciano già ad esserci. A Verbania, all’Istituto Cobianchi, si sono svolti soltanto pochi giorni di lezione ma a causa di un caso di Covid la struttura deve già chiudere. Come informa La Stampa, gli studenti erano impegnati nei corsi Pon, il programma operativo nazionale promosso dal Ministero con fondi europei. L’Istituto di Verbania, la più importante scuola del Verbano Cusio Ossola, comprende corsi in ambito tecnico (Chimica, Meccanica Elettrotecnica, Informatica, Elettronica, Biologia) e liceale (Scienze Umane e Sociali, Linguistico-Moderno e Scientifico Tecnologico). “La scuola sospende le attività didattiche a partire da lunedì 31 agosto 2020 per consentire lo svolgimento di un intervento di sanificazione dei locali”, il messaggio della Preside che poi informa del primo caso di positività. Un pericolo che sembra concreto dal prossimo 14 settembre, quando un solo caso di positività all’interno degli istituti potrebbe mettere a rischio l’intero anno.

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La mia intervista ad Oggi dove parlo delle misure per il ritorno in sicurezza a scuola. Vi leggo nei commenti. ▪️La curva dei contagi sta ridiventando preoccupante. Resta convinta che le scuole riapriranno il 14 settembre? «Stiamo facendo i salti mortali, lavoriamo da settimane per questo obiettivo. Vogliamo riaprirle, ma anche evitare che richiudano». ▪️È vero che ha scaricato su presidi e famiglie molte responsabilità? «Chi conosce la scuola sa che è un sistema molto complesso e con grandi differenze. E il ministero ha competenze relative. Sa, ad esempio, che non sono io a poter disporre la chiusura delle scuole? Eppure, ci ho sempre messo la faccia. Di fronte alle responsabilità non mi sono mai tirata indietro. Da venti anni c'è una legge in Italia che prevede l'autonomia scolastica e assegna molte competenze ai dirigenti scolastici. Il nostro compito è stato quello di accompagnarli e seguirli. Ci parlo tutti i giorni, nessuno di loro è stato lasciato solo». ▪️Chi dovrà misurare la temperatura dei ragazzi? «Spetta ai genitori, prima di uscire di casa. Immaginiamo cosa accadrebbe se un ragazzo con la febbre, potenzialmente positivo, prendesse l'autobus o si fermasse in fila davanti a scuola in attesa di misurare la temperatura. Bisogna controllare prima. Rafforzeremo comunque il rapporto Scuola-Sistema sanitario. Ci saranno referenti nei presidi medici territoriali che supporteranno le scuole per la gestione degli aspetti sanitari. Non lasciamo soli i dirigenti scolastici, abbiamo anche attivato un help desk». (Potete leggere il resto dell’intervista su Oggi o sulla mia pagina Facebook)

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E tra la rabbia dei genitori e la confusione degli alunni – oltre che il caos tra le opposizioni – si mette Giuseppe Conte. Il Premier ha infatti convocato, informa Il Corriere, una riunione d’urgenza per cercare di far luce sulle diverse preoccupazioni delle parti che, a tre settimane dalla riapertura delle aule scolastiche, sono evidenti. Il presidente del Consiglio è fermo su un punto: la responsabilità della scuola non è solo del ministro Lucia Azzolina. E ha così convocato a rapporto il Ministro della Salute Roberto Speranza; quello dei Trasporti Paola De Micheli; quello degli Affari Regionali Francesco Boccia; e anche il capo della Protezione civile Angelo Borrelli e il commissario per la scuola Domenico Arcuri. Ciascuno di loro, in caso le cose andassero male, avrà una parte di oneri perché, dice Conte, la responsabilità è di tutti. Non è comunque in discussione la data di riapertura delle scuole, fissata al 14 settembre. Ma le incognite restano tante e Giuseppe Conte prova a fare chiarezza cercando di risolvere i dubbi. La difficoltà del governo è evidente così come sembra evidente la necessità di coordinamento tra le parti che invece appaiono divise e separate l’una con l’altra. In Campania, ad esempio, il Presidente Vincenzo De Luca ha deciso di acquistare termo scanner da assegnare agli istituti per fare in modo che la temperatura venga misurata agli alunni all’ingresso delle scuole. Lucia Azzolina aveva invece specificato che tale compito spettasse ai genitori. In ogni caso, dopo l’intervista nella quale il Ministro accusava i sindacati di fare resistenza, sono piovute critiche da parte di esponenti del Partito democratico. Per questo, Lucia Azzolina – in videoconferenza con settanta parlamentari dei 5 Stelle – ha chiesto di cessare il fuoco nemico e di essere solidali l’uno con l’altro.

Inoltre, si è tenuta una riunione tra Conte e i capi delegazioni dei partiti di governo, per via telematica. Il timore è proprio quello di una fratture delle Regioni. Dario Franceschini, capo del gruppo dem, teme che l’eccessiva litigiosità tra Regioni porterà, se non risolta, a conflitti. E basta guardare in Sicilia dove Nello Musumeci  ha cambiato rotta rispetto a Roma, chiudendo gli hotspot. Nei mesi scorsi, anche il Presidente leghista della Lombardia Attilio Fontana aveva cercato di girare l’emergenza a suo favore. Durante la riunione, il Premier ha domandato rassicurazioni al commissario Arcuri sull’effettiva consegna dei nuovi banchi e sugli 11 milioni di mascherine al giorno che potrebbero servire per gli alunni che dovranno restare in classe a una distanza inferiore a un metro. Si è trattato solo di una riunione interlocutoria, mentre oggi si terrà un altro incontro, presenti oltre alla Azzolina, Speranza, Boccia e De Micheli. Il Ministro della Salute ha spiegato anche al Premier le modalità di intervento nel caso in cui risultasse positivo uno studente o un insegnante. “Ogni scuola sta individuando un referente che sarà formato dall’Istituto superiore di Sanità e dovrà intervenire nel caso di allarme“, ha spiegato. Non scatterà automaticamente la quarantena per tutti i compagni di scuola, ma si verificherà a seconda delle caratteristiche delle aule e dei contatti.

Fonte: Corriere, Oggi, La Stampa

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