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Covid, il Governo conosceva i rischi già a febbraio: ecco lo studio che inchioda Conte

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:42
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Uno studio presentato al Governo il 12 febbraio prevedeva l’andamento e le conseguenze del Covid nel nostro Paese. Ora il Premier Giuseppe Conte dovrà spiegare.

 

Era tra la fine di febbraio – con l’individuazione nel Lodigiano del cosiddetto “paziente 1”- e i primi giorni di marzo che l’Italia ha realizzato in modo chiaro di essere al centro di un’ emergenza sanitaria, quella derivante dalla diffusione del Coronavirus. E il lockdown arrivò non prima del 9 marzo.  Eppure, secondo quanto rivelato da un’inchiesta del quotidiano La Repubblica, informazioni dettagliate sulla gravità della situazione erano pervenute al Governo già molti giorni prima, addirittura il 12 febbraio. In quella data, infatti, si tenne una riunione del Comitato tecnico scientifico in cui fu presentato per la prima volta uno studio effettuato da Stefano Merler, ricercatore della Fondazione Bruno Kessler, che lanciava un chiaro allarme sulle potenzialità di contagio del virus. “Scenari di diffusione di 2019-NCOV in Italia e impatto sul servizio sanitario, in caso il virus non possa essere contenuto localmente” –  questo il titolo della ricerca condotta da Merler. Lo studio si basava sul famoso indice R0, che analizza il propagarsi dei contagi a partire da un infetto. La ricerca prendeva in considerazione due scenari ritenuti, all’epoca, “plausibili”: uno analizzava una situazione di R0 pari a 1.3; l’altro ipotizzava un R0 pari a 1.7. E i numeri che ne emergevano sono spaventosi: una forbice di contagi compresa tra uno e due milioni di persone, di cui tra i 200mila e i 400mila riguardanti casi che necessitano cure ospedaliere, con un fabbisogno di posti letto in terapia intensiva compreso tra i 60mila e i 120mila, cioè oltre 10mila in più, nel momento di massima diffusione, rispetto a quelli messi a disposizione dal nostro servizio sanitario.

Lo studio non includeva una stima sui decessi, ma Merler, sulla base dei dati allora disponibili, aveva elaborato una sua possibile prospettiva, secondo cui i morti potevano variare tra 35mila e60 mila. Una previsione  corretta, se si considera che gli ultimi dati sui decessi da Covid-19 nel nostro Paese sono di poco superiori proprio ai 35mila.

Lo studio – secretato e rimasto quindi sconosciuto all’opinione pubblica fino alla giornata di ieri – era stato poi presentato all’Istituto Superiore di Sanità, su invito del Presidente Silvio Brusaferro, a tre giorni dalla riunione del CTS, il 15 febbraio. Esattamente la stessa data in cui da Brindisi partivano alla volta della Cina 18 tonnellate di materiale sanitario, la cui donazione era stata concordata tra il Ministero degli Esteri e l’ambasciatore cinese in Italia proprio il 12 di febbraio. Una questione, questa della donazione in favore della Cina, su cui erano già stati sollevati dubbi da parte delle opposizioni. Il Giornale riporta le parole del capogruppo Forza Italia al Senato, Anna Maria Bernini, che oltre a chiedere chiarimenti sull’invio di mascherine e materiale sanitario – materiale che sarebbe poi stato carente, nelle settimane successive, in Italia – reclama spiegazioni da quello che definisce “il Governo dei pieni poteri“.

Fa discutere la decisione del Governo di mantenere segreto uno studio di interesse generale, che era riuscito, con settimane di anticipo, a prevedere in modo efficace il possibile andamento del contagio. Ma c’è di più. Tra la presentazione dello studio del professor Merler e l’inizio del lockdown è passato quasi un mese. Un periodo di tempo in cui, date le previsioni allarmanti di cui l’Esecutivo disponeva, si sarebbero potute prendere una serie di indispensabili iniziative:  lavorare ad un serio potenziamento delle strutture ospedaliere, in particolare per quanto riguarda le terapie intensive; assicurarsi l’acquisto o la produzione in grandi quantità di dispositivi di protezione individuale e di reagenti per tamponi; elaborare, soprattutto, un vero e proprio piano pandemico. Sono tanti, quindi, gli aspetti da chiarire e sui cui necessariamente chi ci governa dovrà fornire risposte chiare. Ciò che più preoccupa, però, è il futuro: qualora l’Italia dovesse essere investita da una seconda ondata di contagi, saremmo in grado di affrontarla nel migliore dei modi?

Fonte: La Repubblica, Il Giornale