Paola Perego: “Mio figlio, dj in Sardegna. Vi racconto il suo calvario per il Coronavirus”

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Riccardo Carnevale, figlio di Paola Perego, era uno dei dj alle serate in discoteca in cui si è diffuso il virus. La conduttrice spiega la preoccupazione e la difficoltà per riuscire a fare il tampone. 

“Con le discoteche? Ci voleva un po’ di testa”. A dirlo è Paola Perego che in un’intervista a Il Corriere ha raccontato le disavventure di Riccardo Carnevale, suo figlio, dj in una discoteca in Sardegna. E proprio sulle discoteche, il volto noto della tv ne condanna la riapertura visto che, dopo un mese e mezzo, sono state richiuse. “Inutile ora criminalizzare i locali o i ragazzi: se ti dicono che puoi aprire apri e in discoteca ci vai, se pensi che sia possibile farlo”, dice Paola dopo giorni di preoccupazione. Preoccupazione perché suo figlio Riccardo, 23 anni, ha dovuto attendere ben cinque giorni per riuscire a fare il tampone per il Coronavirus. Il ragazzo, stando al racconto della madre, avrebbe atteso sei ore in coda al drive in per riuscire a fare il test. Dopo di ché, l’hanno mandato via per mancanza di tempo. Riccardo ha reso noto di essere uno dei ragazzi che aveva suonato nelle serate di cui stavano parlando anche i giornali e ha spiegato che, come lui, tanti suoi amici aspettavano di sapere se fosse positivo.

“Si è sentito dire di aspettare, e che avrebbero aspettato anche gli amici. Ho temuto non riuscisse a farlo”, spiega Paola che poi invita a restare lontani dalle generalizzazioni: “Generalizzare è sbagliato. Appena ha saputo di essere stato in contatto con una persona risultata positiva ha avvertito tutti quelli con cui era stato nei giorni scorsi, consigliando il tampone”. E la conduttrice tv non condanna neanche la scelta di suo figlio di tornare a fare serate in consolle. Infatti, crede che bisogna imparare a convivere con questo virus, prendendo tutte le precauzioni. Certo, tornando a lavoro c’era la preoccupazione, che si è rafforzata nel momento in cui un amico del ragazzo è risultato positivo. “Da allora ho temuto e temo ancora gli venga qualche sintomo, lo chiamo ogni poco per avere rassicurazioni su di lui e sulla sua fidanzata. Ora, al quinto giorno senza sintomi, mi sto rilassando un po’”, dice Paola.

“Se hai il virus, sei un untore”

Prima di rilassarsi completamente, però, manca l’esito del tampone. Ad attendere c’è anche la ragazza del figlio. E a spaventare Paola, il fatto che si tratti di una malattia nuova di cui si sa ancora troppo poco. “Mi sembra quasi che oggi se dici di essere positivo gli altri ti facciano passare per untore, ti devi quasi vergognare. Ma è un virus, lo può prendere chiunque“, sostiene Paola Perego. Poi, la denuncia delle modalità per riuscire ad ottenere il tampone: “Devi chiamare il medico di base, che ti dice di andare a prendere la ricetta. Mio figlio si è rifiutato per paura di passarlo a qualcuno in sala d’attesa“. Insomma, troppe informazioni confuse. E perché l’obbligo della mascherina dopo le 18.00? Perché i locali all’aperto fino a qualche giorno fa sembravano sicuri e adesso no?

Non sono in fondo solo le domande di Paola Perego, ma quelle che condividono un po’ tutti. Di fatto, i ragazzi che vengono tanto criticati non hanno neanche la possibilità di sapere se hanno o no il virus neanche quando ci sono validi motivi che glielo fanno sospettare, spiega Paola. “Se fossero così irresponsabili, non avendo sintomi, avrebbero potuto fregarsene invece si sono autodenunciati per non infettare altre persone”, prosegue la conduttrice. La paura, visto che sembra che un tampone non basti per scongiurare tutto, è che dopo ne serva un altro. “Ma, anche lì, sarà un altro calvario?”, si chiede Paola. Lei e suo marito Lucio Presta, molto seguiti sui social, hanno spesso parlato di quello che stava succedendo al ragazzo. Tuttavia, dice, non hanno mai cercato favoritismi. “Con la salute i privilegi non devono esistere, è un diritto di tutti. Il senso era far capire quello che passano centinaia di altre famiglie come la nostra, ma che non hanno voce per farsi sentire“, conclude Paola.

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