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Bonus ai politici, il deputato Andrea Dara: “Non l’ho chiesto io, è stata mia madre”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:31
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Il deputato Andrea Dara – attualmente sospeso dalla Lega per aver chiesto e ottenuto il bonus di 600 euro – sostiene che ad aver chiesto il sussidio sia stata la madre.

Come aveva già anticipato qualche giorno fa il segretario della Lega Matteo Salvini nel corso di un’ospitata ad Agorà Estate su Rai 3, i due deputati del Carroccio che hanno incassato il bonus Covid di 600 euro sono stati sospesi. Il capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari – riferisce La Stampa – ha spiegato che, per quanto Elena Murelli e Andrea Dara, i due “furbetti del bonus” della Lega, non abbiano violato la legge, tuttavia il loro gesto è stato del tutto inopportuno considerando gli stipendi dei parlamentari. In seguito allo scandalo il deputato Dara è voluto intervenire per scusarsi e spiegare la situazione. Il 41enne Andrea Dara, piccolo imprenditore nell’ambito del tessile nel Mantovano – riporta il Corriere della Sera – ha spiegato che non è stato lui a fare richiesta del sussidio economico ma la madre la quale gestisce insieme a lui l’azienda di calzature: “Comprendo la scelta del partito e mi assumo la responsabilità di quanto accaduto anche se non sono stato io direttamente a fare richiesta”.  Anche da quanto dichiarato dal partito, Dara non si sarebbe accorto dell’accredito del bonus sul suo conto corrente fino al momento in cui il partito stesso ha chiesto ai suoi esponenti di effettuare un controllo sui conti con i rispettivi commercialisti.

La giustificazione di Andrea Dara sembra analoga a quella del consigliere regionale piemontese Diego Sarno, esponente del Partito Democratico. Sarno, qualche giorno fa, ha ammesso di aver ricevuto il bonus di 600 euro ma ha sostenuto che a farne richiesta non sia stato lui ma la sua fidanzata che gli cura la contabilità. Per quanto riguarda la seconda deputata sospesa dalla Lega, Elena Murelli, non si sa ancora nulla, non è ancora intervenuta pubblicamente per porre le sue scuse o per fornire spiegazioni. Non si conosce, invece, ancora il nome del deputato Cinque Stelle, il terzo “furbetto del bonus” che è riuscito ad ottenere il beneficio riservato alla partite Iva.

Samanta Airoldi

Fonte: La Stampa, Corriere della Sera