Dialoghi che sembrano usciti da un film sulla malavita quelli tra i Carabinieri della Levante di Piacenza che si vantavano tra loro dei reati.

 

“Noi qui siamo i numeri uno, il secondo posto lo lasciamo agli altri” – così parlavano tra loro i Carabinieri della stazione Levante di Piacenza, attualmente indagati per abuso di potere,  spaccio di stupefacenti, tortura ed evasione fiscale. Gli indagati – da quanto emerge dai dialoghi registrati dagli investigatori –  si vantavano di controllare il traffico di stupefacenti della zona e di poter spadroneggiare impunemente su chiunque in città: “Ieri abbiamo piazzato venti chili di Marjuana, in città ci siamo soltanto noi” – così parlavano l’appuntato Giuseppe Montella ed i suoi “soci in affari” Daniele Giardino e Tiziano Gherardi, tirando le somme del traffico di stupefacenti che fruttava loro cifre considerevoli al punto da consentire a Montella di condurre una vita ben più lussuosa di quanto il suo stipendio annuale poteva consentirgli. La sfrontatezza nel vantarsi di reati e abusi era palese perfino sui social network – riporta Il Corriere della Sera – dove Montella aveva addirittura tra gli amici  lo stesso Gherardi che si chiamava eloquentemente “Mezzo Chilo”.

Secondo gli investigatori, è impensabile che nessuno dei superiori si sia accorto di nulla: “Le frequentazioni dei militari sotto indagine apparivano evidentemente equivoche. In particolare, Giardino e Gherardi erano noti alle Forze dell’ordine per il loro ruolo nella piazza di spaccio piacentina”. Si fa dunque strada l’ipotesi che i superiori di Montella e dei suoi complici fossero al corrente di cosa avveniva nella caserma Levante. Adesso, il procuratore militare Marco de Paolis interviene sulla faccenda pretendendo misure di controllo più severe sui militari che operano nelle tante caserme disseminate in tutta Italia: “Bisogna effettuare accertamenti sul tenore di vita dei Carabinieri che sono sospettati di favorire illeciti, controllare i loro social network e proteggere chi decide di denunciare”.

Nel frattempo – riferisce La Stampa – proseguono gli interrogatori anche sui pusher che lavoravano con i Carabinieri di Piacenza, incluso Giardino – fermato con due chili di erba in macchina – che ha dichiarato di aver avuto contatti con i militari soltanto per aiutarli con faccende manuali in caserma come la riparazione di un tubo dell’acqua difettoso: “Montella era un brav’uomo, non mi ha mai minacciato e non l’ho mai incontrato. La marjuana che hanno trovato sulla mia auto non è mia, sono una persona a modo”. Uno dei carabinieri interrogati, Angelo Esposito, si è detto totalmene estraneo alla faccenda, dichiarando di non essere mai stato coinvolto in faccende come lo spaccio, le pratiche di tortura e i pestaggi sui sospettati.  Gli altri indagati tra cui Montella verranno ascoltati dagli investigatori nelle prossime ore.

Fonte: Corriere della Sera, La Stampa

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