Conte accentra i fondi Recovery a Palazzo Chigi e spacca la Maggioranza sul Piano di Rilancio

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Il voto di Bruxelles, i movimenti forzisti al Senato e la rabbia dei Dem. Il Premier Conte prova a fare tutto da solo sul Recovery ma impatta contro la sua Maggioranza. 

Recovery: Conte vuole accentrare i progetti di spesa e spacca la Maggioranza - Leggilo.org

Il Movimento 5 Stelle ha scelto Bruxelles per mandare un chiaro messaggio al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. I grillini  al Parlamento Europeo hanno votato, nella giornata di ieri, un emendamento proposto dalla Lega e dal gruppo Identità e Democrazia – il gruppo a cui fanno capo i partiti sovranisti – contro l’utilizzo del Mes. Nelle stesse ore a Roma il Premier preparava i prossimi passi per accentrare il piano per l’utilizzo dei fondi provenienti dal Recovery Fund a Palazzo Chigi. Come spiega Repubblica, oltre alla già criticatissima task force che dovrà occuparsi del Recovery Plan da presentare in settembre, Conte per strappare dalle mani del Ministero delle Finanze, guidato dal Dem Roberto Gualtieri, le linee guida per i piani di spesa ha tirato fuori dal cilindro il Ciae, ovvero il Comitato Interministeriale per gli Affari Europei, creato nel 2012. Il Ciae è presieduto dal Capo del Governo – e in sua assenza dal Ministro per gli Affari Europei Enzo Amendola – con la presenza del Ministro degli Esteri e del Ministro dell’Economia e, di volta in volta, con i Capi dei Dicasteri responsabili dei dossier che finiranno sul tavolo.

Il Ciae, infatti, ha l’obiettivo di concordare: “Le linee politiche del Governo nel processo di formazione della posizione italiana, nella fase di predisposizione degli atti dell’Unione Europea”, andando, di fatti, ad esautorare il Consiglio dei Ministri nella discussione degli atti. Una mossa quasi necessaria – nei piani del Premier – dal momento che, degli 81 miliardi di euro di sussidi proveniente da Bruxelles, 70 andranno al Tesoro, mentre il resto dovrebbe finire sui tavoli del Ministro del Sud Giuseppe Provenzano. Sembra invece bocciata la proposta di una cabina di regia denominata “Strategia Italia” che avrebbe compreso il Ministero dei Trasporti, degli Affari Regionali, Sud, Finanze oltre ai Presidenti della Conferenza delle Regioni e l’Anci. Tutti a guida Dem.

Il Premier non può accontentare tutti. L’ala riformista di Via del Nazareno – come spiega Rainews – guidata dal Ministro della Difesa Lorenzo Guerini e dall’ex Ministro Maurizio Martina, è pronta ad accodarsi alla proposta di Forza Italia dell’istituzione di una Commissione Bicamerale per la stesura del Piano di Rilancio. Anche l’area più vicina al Presidente della Camera Roberto Fico nei 5 Stelle spinge per un maggiore coinvolgimento del Parlamento e delle opposizioni. E non sono fronti da snobbare, specie a Palazzo Madama. Al Senato la situazione è in continuo divenire. I banchi Dem sono occupati dai centristi del partito mentre nell’Aula resta forte il peso di Italia Viva per il raggiungimento di quota 161. Mercoledì tre Senatori forzisti hanno lasciato il partito di Berlusconi – si tratta di Quagliariello, Romani e Berutti – per approdare nel Misto. Sembra il primo passo per la creazione di quel pacchetto di “responsabili” pronto ad intervenire in soccorso del Premier – magari proprio sul Mes – qualora i grillini dovessero provare a defilarsi in Aula.

A Bruxelles i grillini hanno dato segno di non voler trattare sul Fondo Salva-Stati e di essere pronti, nell’evenienza, a votare con Lega e Fratelli d’Italia. Anche se il Premier Conte ha ribadito – durante la conferenza stampa sul Recovery approvato – di non aver intenzione di accedere al Mes, resta forte la spinta verso il “si” del Partito Democratico, in particolare del Segretario nonchè Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, che vorrebbe utilizzare quei fondi per sopperire ai costi dell’emergenza Covid, specie nella costruzione dei Covid Hospital, affrontate dalle Regioni e gli Enti Locali. Si aprono scenari interessanti – non per Conte chiaramente – sul fronte interno. Al momento gli elettori grillini e democratici non potrebbero certo perdonare ai loro partiti un’eventuale voltafaccia al Premier, ma la possibilità di un cambio di regia a Palazzo Chigi resta alta se Conte dovesse continuare sulla strada dell’accentramento delle forze. E dei fondi.

Fonte: Repubblica, Rainews

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