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209 miliardi da Bruxelles, tutti ne vogliono una parte. E Giuseppe Conte non sa dove dividersi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:57
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Politici, imprenditori, associazioni, Ministri e parti sociali: è già lunga la lista di quanti chiedono parte del Recovery Fund. Ma intanto il deficit sale e le richieste da gestire, per Giuseppe Conte, sono già troppe. 

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Da Bruxelles al Parlamento, il Premier Giuseppe Conte deve ora affrontare quanti, tra le opposizioni, credono che il Recovery Fund sia un’arma a doppio taglio. Ma anche quanti, presi dall’euforia di un’eccessivo entusiasmo, sono già in fila per ottenere una porzione dei fondi europei. In ballo, ricorda l’HuffPost, ci sono 209 miliardi, di cui il 70 per cento da spendere nei prossimi due anni e 20 miliardi in anticipo, da riscuotere il prossimo anno ma presentando le “fatture” delle spese sostenute fin dal 1° febbraio di quest’anno. I soldi ancora non ci sono e bisognerà aspettare almeno un anno per vederli; ma le richieste arrivano da tutte le parti. Associazioni di categoria, enti territoriali, politici locali: tutti vogliono una parte e insistono già da ora. Nessuno vuole essere tagliato fuori, tanto che voci di Forza Italia hanno chiesto una commissione parlamentare per decidere le priorità di utilizzo dei 209 miliardi.

Richiesta simile a quella avanzata dai sindacati: Cgil-Cisl-Uil chiedono un confronto con il Governo per un’equa destinazione delle risorse, mentre le Regioni vogliono riaffermare il proprio ruolo. La ConfRegioni è già in fila per ottenere una quota del Recovery. Inoltre, si fa sentire anche il mondo industriale, con richieste di eliminare le tasse sulla plastica e sulle bevande. Avanzano, informa Repubblica, anche richieste e i progetti presentati dai vari ministri. Lucia Azzolina parla già di una “parte di risorse che andrà all’istruzione e alla scuola”, che dovrà diminuire il numero di alunni per classe e investire nell’edilizia scolastica per tentare la ripresa. I soldi del Recovery vengono visti come l’occasione per sanare problemi e intoppi del sistema ormai radicati. I Cinque stelle ripartono con la richiesta di tagliare la pressione fiscale; il Ministro per la Famiglia Bonetti conta di recuperare risorse per l’assegno unico per i figli; il Ministro per le Autonomie Francesco Boccia punta sui soldi per ridurre i divari tra Nord e Sud. Il Ministro dell’Ambiente Costa, invece, vede l’occasione per “una svolta green“. E ancora Federico Fornaro, capogruppo Leu alla Camera, chiede di creare “tavoli tematici sui settori strategici”. Infine, Valeria Valente del PD propone di usare metà delle risorse per investire sulle donne.

Anche le imprese vogliono la loro parte, ma il fatto che i finanziamenti del Recovery Fund sembra possano arrivare nel 2021 inoltrato è un problema che frena gli entusiasmi. “Come Confindustria sappiamo che un’azienda su tre ha fortissimi problemi di liquidità non risolti con i recenti decreti”, dice Carlo Robiglio, presidente Piccola Industria e vicepresidente di Viale dell’Astronomia. L’obiettivo è di utilizzare questi 209 miliardi per investire in sviluppo, così da creare opportunità per il Paese. Anche il mondo agricolo non vuole essere messo da parte e chiede che le risorse vengano utilizzate per un concreto progetto di rilancio del Paese, destinando le risorse comunitarie a misure e investimenti in settori strategici come l’agricoltura e l’agroalimentare. La Coldiretti, ad esempio, chiede al Governo di utilizzare 300 milioni del Recovery Fund per incrementare il Fondo Indigenti: “Tra le priorità del Recovery fund, per l’Italia dovrà certamente esserci un piano straordinario di almeno un miliardo di euro per acquistare cibo 100% Made in Italy da destinare alle famiglie più povere”, ha detto il presidente Prandini.

C’è poi il settore terziario: per Fiapet-Confesercenti le risorse devono servire per “politiche che portino ricchezza, aumentando il pil italiano, e tra queste sicuramente il turismo che nelle città d’arte può, e deve, fare la differenza”. Nel suo appello al Governo Beniamino Maltese, cfo del gruppo crocieristico Costa, chiede che vi siano i presupposti per creare un tavolo di lavoro pubblico-privato per la definizione di progetti legati al settore delle crociere e del turismo. A volersi ritagliare un proprio spazio ci sono poi i manager che insistono affinché la quantità di risorse disponibili non si frantumi e disperdi nelle toppe dell’inefficienza amministrativa e della lentezza burocratica. Anche le imprese di pulizia si sono aggiunte alla già corposa lista di associazioni in fila per i contributi Ue.

Fonte: Repubblica, HuffPost