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Politica

Governo, PD e Conte ai ferri corti: il Premier prepara la sua corsa solitaria

Lo scontro sugli Stati Generali e il protagonismo del Premier mandano su tutte le furie la dirigenza Dem. Conte predica calma ma serra i ranghi delle sue file: nel caso di rottura, il Premier, non vuole farsi trovare impreparato. 

L’annuncio, lo scorso 3 giugno, della convocazione degli Stati Generali da parte del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha spiazzato il Governo e irritato i dirigenti dei partiti della Maggioranza. Il Partito Democratico è sull’orlo di una crisi di nervi: a Via del Nazareno i malumori sono palpabili e l’idea di attuare una contromossa contro la deriva accentratrice del Premier prende sempre più corpo. L’annuncio dal cortile di Palazzo Chigi di Conte dell’appuntamento a Villa Pamphili a Roma, dove saranno presenti imprenditori, parti sociali, terzo settore e quelle che il Capo del Governo ha definito “singole menti brillanti” è arrivato come un fulmine a ciel sereno. Come spiega Il Corriere della Sera, quest’ultimi sono architetti, ingegneri urbanistici ed intellettuali, che avranno il compito, tra tre giorni, di mettere nero su bianco la proposta di Recovery Plan dell’Italia. Il piano in cui, il nostro Paese, il prossimo 17 giugno, illustrerà alla Commissione Ue – a grandi linee – quali saranno le destinazioni dei fondi derivanti dal programma “Next Generation Eu”. Una quasi mezza bocciatura del piano redatto dal direttore del Comitato Tecnico Vittorio Colao, che nei giorni scorsi aveva finalmente portato a termine il proprio compito presentando la sua proposta all’Esecutivo.

Dell’iniziativa, però, nessuno era stato informato nella Maggioranza, nemmeno i più vicini a Conte in questa pandemia, come il Ministro delle Finanze Roberto Gualtieri e il Ministro della Salute Roberto Speranza. Il  Dem Gualtieri, dopo aver saputo degli Stati Generali in tv, è salito a passo svelto a Palazzo Chigi dove si è tenuta una riunione di Maggioranza convocata d’emergenza. Oltre al Capo del Dicastero delle Finanze e ai capi delegazioni dei partiti, erano presenti l Ministri Dario Franceschini, Teresa Bellanova, Stefano Patuanelli e Laura Castelli in vece del Guardasigilli Alfonso Bonafede. Il clima nella stanza viene descritto come surreale e infuocato, racconta il Corriere della Sera. Sarebbe stato proprio Franceschini ad puntare il dito contro il Premier. “Abbiamo quasi 200 miliardi e non abbiamo una strategia su come spenderli”. Gli ha fatto eco Gualtieri, che ha invitato Conte a demandare tutto a settembre: “Ti sembra normale disegnare in una settimana il modello di Paese dei prossimi dieci anni? Per noi è meglio rallentare, evitare fughe in avanti”. Conte vuole presentarsi davanti alla Commissione con un piano ben preciso che dimostri l’unità del Paese. Unità alla quale ha per primo derogato, dal momento che l’Opposizione non è stata nemmeno chiamata in causa.

Il Ministro Speranza teme che possa trattarsi di un regalo a Confiindustria, mentre Italia Viva vede il suo piano per le infrastrutture  prendere il volo. Il messaggio al Premier è chiaro: sei da solo. Come spiega la Repubblica, manca un piano di attuazione per i cassa integrati che vedranno scadere il proprio sussidio a settembre, e un piano di rientro per ArcelorMittal, Alitalia e Autostrade. Sul tavolo ci sono troppi posti a rischio di licenziamento e poche idee. Ma al centro dell’appuntamento di mercoledì prossimo vuole esserci solo Conte: l’uomo che ha salvato il Paese della pandemia e che lo porterà fuori dalla crisi. Con quali piani, non è dato sapere. La riunione si conclude con l’accusa del Premier ai funzionari del Ministero del Tesoro che stanno ostacolando – con la lentezza della macchina burocratica – la ripresa economica. I Dem escono dalla stanza tramortiti: sapevano che la strada sarebbe stata in salita, ma per la prima volta realizzano di dover fermare Conte.

Il passo in avanti del Premier è evidente: la partita, per lui, sembra valere molto di più di questo Governo. Conte vuole che i miliardi del Recovery Fund diventino la sua consacrazione: ecco perchè ha mantenuto la linea, ben conscio che nè i Dem – che mirano all’elezione del Presidente della Repubblica del 2022 – nè i grillini in totale confusione dopo le dimissioni di Luigi Di Maio, vorrebbero le urne. Questo anche il motivo per cui non è mai stato introdotto il discorso Mes: aprire una crisi di Governo adesso non ha senso, qualcuno dovrà ingoiare il rospo. Ma la spregiudicatezza di Conte ha anche altre origini: la tentazione della candidatura nel collegio di Sassari al Senato – del prossimo novembre – è forte, mentre i sondaggi lo piazzano al primo posto per la fiducia degli italiani e una sua ipotetica lista si attesterebbe oltre il 14%. Voti che deriverebbero, inevitabilmente, proprio dal partiti di Maggioranza. Come ha rivelato Affari Italiani, sarebbero stati addirittura depositati nome e logo della futura lista, che si chiamerebbe “Con Te”. Insomma l’unico piano che sembra prendere corpo è proprio quello del Premier: Recovery Fund e, sulla scia della distribuzione dei fondi, elezioni. La partita è iniziata.

 

Fonte: Corriere della Sera, Repubblica, Affari Italiani

Pubblicato da
Mario Cassese

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