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Tre libici condannati per stupro, omicidio e torture. Erano nascosti tra i disperati di Sea Watch

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:41
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Il Tribunale di Messina ha emesso tre sentenze – di 20 anni ciascuna – per altrettanti torturatori riconosciuti da diversi migranti. Sono arrivati in Italia a bordo della Sea Watch che guidò Carola Rackete nel giugno dello scorso anno. 

torturatori sulla Sea Warch - Leggilo.org

 

Il Gup del Tribunale di Messina ha condannato tre uomini – Mohamed “Suarez “Condè, 22enne della Guinea, Hameda Ahmed, di 26 anni ed egiziano e Mahmoud Ashuia, anch’egli egiziano e 24enne – a 20 anni di reclusione ciascuno per diversi capi di imputazione relativi alll’ambito delle indagini sulle tratta di esseri umani nel Mediterraneo. Come riporta Il Giornale, la vicenda risale allo scorso 16 settembre. I tre furono fermati presso l’hotspot di Messina, dopo essere stati indicati come torturatori da diversi migranti – che subirono le loro violenze nei centri di detenzione libici – furono accusati di torture, violenza sessuale, associazione a delinquere, tratta di esseri umani e omicidio. I tre sono stati giudicati con la formula dei rito abbreviato e l’indagine è stata condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Agrigento. I condannati sono arrivati nel nostro Paese a bordo della Sea Watch guidata dall’attivista tedesca Carola Rackete. Il 29 giugno scorso, forzando il posto di blocco della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza, la nave attraccò nel porto di Lampedusa. I tre, dopo essere stati sull’isola, furono trasferiti presso l’hotspot di Messina, dove però sono stati riconosciuti dai migranti sbarcati dalla nave “Alex&Co” di Mediterranea Saving Humans. La notizia, passata in sordina, non è stata diramata nè dalla Polizia nè dal Ministero dell’Interno, ma soltanto da fonti giudiziarie.

Intanto – spiega SkyTg24 – nella giornata di ieri sono sbarcati 185 migranti sull’isola di Lampedusa. I migranti – arrivati su tre diverse imbarcazioni di legno – hanno subito messo in allerta le Autorità locali. Da diverse settimane, infatti, l’hotspot dell’isola è pieno e non esistono altre strutture in grado di ospitarli. Una situazione esplosiva che ha allarmato il Comune della piccola isola agrigentina, come spiega La Stampa. Nei giorni scorsi, infatti, sull’isola si è tenuto il Comitato provinciale per l’Ordine Pubblico, al quale ha partecipato il Capo del Dipartimento per le Liberà Civili e l’Immigrazione del Viminale, il Prefetto Michele Di Bari.

Sul tavolo i problemi dell’isola ormai divenuta primo approdo per gli sbarchi – anche grazie alle politiche attuate da Malta – e l’istituzione di altre navi-quarantena. La situazione è diventata incandescente quando il Comitato ha raggiunto l’ex base statunitenseLoran”. La struttura un tempo ha ospitato i migranti – prima dell’hotspot – e la popolazione di Lampedusa teme che la Prefettura di Agrigento voglia riaprirla nuovamente. Sul caso è intervenuto anche il Sindaco della piccola isola, Salvatore Martello, che ha spiegato: “Fin quando io sarò sindaco, sull’isola non si realizzerà un secondo centro di accoglienza”. L’isola ha ad ogni modo chiesto al Ministero dell’Interno Luciana Lamorgese di rispettare la promessa di maggiori controlli nelle acque italiane del Mediterraneo, in particolar modo con l’arrivo dell’estate (tradizionalmente il periodo in cui avvengono più sbarchi). Dietro l’aumento dei flussi di queste settimane potrebbe celarsi la maxi-sanatoria voluta dal Ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova, ha spiegato un agente delle forze dell’ordine a Il Giornale: “Ci dicono che scappano dal Covid  e che vengono in Italia perché sono venuti a conoscenza che ora possono essere regolarizzati e che possono trovare un lavoro. Adesso neanche più aspettiamo che arrivino. Ci è stato dato ordine di andarli a cercare”.

 

Fonte: Il Giornale, SkyTg24, La Stampa

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