Recovery Found, il destino dell’Italia è nelle mani di Angela Merkel e Macron

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Un passo avanti verso l’Italia. La svolta arriva da Berlino, in accordo con il Presidente Francese Macron: cinquecento miliardi di aiuti a fondo perduto, da non rimborsare, reperiti sui mercati attraverso bond continentali dalla Commissione europea e destinati ai Paesi più colpiti dal Covid-19. Una proposta comune, quella del Recovery found, che sembra mettere d’accordo tutti i Paesi dell’Unione. O quasi. 

macron merkel recovery found - Leggilo

Un piano di investimenti a fondo a perduto garantiti sul mercato dal bilancio dell’Unione Europea 2021-2027. La proposta nata dopo un confronto serrato tra il Presidente francese Emmanuel Macron e la Cancelliera tedesca Angela Merkel scuote il dibattito europeo sugli interventi in sostegno ai Paesi più colpiti dalla pandemia da Covid-19 e indica la strada a Bruxelles sulla gestione della crisi economica che all’orizzonte minaccia la stabilità dell’Unione. La svolta arriva dopo oltre 3 settimane di tentativi, rivelatisi fallimentari, durante i quali la Presidente della Commissione UE Ursula Von der Leyen ha cercato di tradurre in un accordo politico l’intesa raggiunta dai 27 Paesi nella scorsa riunione dell’Eurogrupppo sul “Recovery Fund”: 500 miliardi di euro, da non rimborsare. Come spiega Repubblica, Angela Merkel ha chiarito che la misura non dove in alcun modo pesare sui debiti, mentre il Presidente Macron ha affermato che i soldi non saranno rimborsati dai beneficiari, ma dall’Unione stessa.

Il piano di rilancio, con l’immissione sul mercato di bond, è stato valutato positivamente dai Paesi Mediterranei – Italia e Spagna su tutti – che da settimane richiedono una mutualizzazione del debito comune. Berlino ha deciso dunque di recedere sulle iniziali posizioni – un tetto massimo di un terzo di trasferimenti a fondo perduto – e di lavorare per la salvaguardia dell’Unione. All’Italia sarebbe attribuito circa un quinto del fondo, dagli 80 ai 100 miliardi, che Roma non ripagherà direttamente ma restituirà bond in quota alla sua partecipazione al bilancio Ue – che al momento è stabile all’11%, contro il 27% della Germania. La Commissione, entro il 27 maggio, dovrà portare sui tavoli di Bruxelles una proposta che possa superare l’impasse creatosi con i Paesi del Nord.

I punti di rilancio dell’Ue

Un ulteriore step potrebbe arrivare nei prossimi giorni, con la richiesta dell’Europarlamento di aumentare di 200-300 miliardi di euro i fondi che potrebbero essere reperiti con un sistema di investimenti pubblici e privati con il supporto della Commissione. La proposta – se l’esito della riunione del 27 maggio dovesse essere positivo – passerà ai Governi che dovranno rinegoziare il testo nel mese di giugno. Ma la strada, pur solcata, non è priva di insidie, come ha spiegato il Cancelliere austriaco Sebastian Kurz: “Ho appena avuto un buono scambio con i primi ministri di Danimarca, Paesi Bassi e Svezia, la nostra posizione rimane invariata”.

Come spiega Il Sole 24 Ore, il documento – oltre al fondo da 500 miliardi –  contiene altri punti per rilancio dell’UE: il primo obiettivo è la ripresa della “sovranità sanitaria”, ovvero investimenti per lo sviluppo del settore medicale e farmaceutico dell’industria europea. Prevista l’istituzione di una task force europea per direttive comunitarie sulla prevenzione e la ricerca di un vaccino. In secondo luogo il rilancio del “Green Deal European“, il documento approvato nel gennaio scorso che mira alla sostenibilità dell’economia europea e al raggiungimento delle 0 emissioni – gas ed effetto serra- in UE entro il 2050. Grande spazio, inoltre, alla transizione informatica, con un accelerazione sulle reti di quinta generazione. Altro punto importante del documento, il richiamo alla “sovranità economica Ue”, che dovrebbe tradursi in una serie di riforme delle norme comunitarie in materia di concorrenza industriale.

Sul documento –  così come per gli altri finanziamenti Ue – aleggia lo spettro del controllo per il rientro nei parametri economici graditi a Bruxelles. Un punto non certo da sottovalutare – come ha spiegato Startmag, che – unito ai vincoli del Semestre Europeo e il ritorno del Patto di Stabilità – potrebbe far perdere all’Italia gran parte dell’autonomia in materia finanziaria ed economica del Paese. Secondo il magazine – pur evidenziando passi in avanti – non è stato ancora chiarito un aspetto principale per Roma, ovvero se i costi a garanzia per l’immissione dei bond, e il relativo rimborso alla Commissione, sono nettamente inferiori ai sussidi che l’Italia potrebbe ricevere. Scrive Startmag: “Non bisogna dimenticare i termini della nostra partecipazione al bilancio Ue: siamo i terzi contribuenti ed i quinti beneficiari”. Nel 2018, il contributo netto al bilancio Ue è stato di circa 6 miliardi. Si tratta, scrive l’analista Giuseppe Liturri, a tutti gli effetti di un piano di prestiti, anche se la restituzione è basata su un intricato progetto di rimborsi. Continua il magazine: “Sarà come farsi intermediare dalla Commissione per prendere del denaro in prestito per poter spenderlo attraverso i canali del budget Ue nei prossimi 3 anni”. Non mancheranno, quindi, annesse condizioni in termini di destinazione della spesa e politiche economiche del Paese.

 

Fonte: Repubblica, Il Sole 24 Ore, Startmag

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