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Conte non ci ha ascoltato, e ora le cose andranno male, dice il Comitato tecnico scientifico

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:19
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I membri del Comitato tecnico scientifico si dicono in disaccordo sul piano delle riaperture stabilito dal Premier Giuseppe Conte. I rischi, infatti, sarebbero ancora troppo alti.

I dati della Protezione Civile di oggi ci informano che il totale delle persone che hanno contratto il virus è di 226.699, con un incremento rispetto a ieri di 813 nuovi casi. Tuttavia il numero totale di attualmente positivi è di 65.129, con una decrescita di 1.424 assistiti rispetto a ieri. Nelle ultime ventiquattro ore si sono registrati 162 nuovi decessi che portano il totale a 32.169. Il numero complessivo dei dimessi e guariti sale invece a 129.401, con un incremento di 2.075 persone rispetto a ieri. Tra gli attualmente positivi, 716 sono in cura presso le terapie intensive, – 33 rispetto a ieri. Mentre 9.991 persone sono ricoverate con sintomi, – 216 pazienti rispetto a ieri. L’84% degli attualmente positivi, sono in isolamento senza sintomi o con sintomi lievi.

I dubbi degli scienziati sulla Fase 2

E nonostante il progressivo miglioramento della curva dei contagi, non tutti sono d’accordo sulla ripartenza del Paese del 18 maggio. Infatti permangono forti dubbi nel team di scienziati che collabora con il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.  Il Messaggero, riferisce che alcuni membri del Comitato Tecnico Scientifico hanno espresso la loro preoccupazione riguardo la riapertura  del 18 maggio e si sono sentiti messi da parte quando il Premier ha deciso di ignorare le loro perplessità, portando avanti la sua linea di condotta. Il team incaricato di affrontare la pandemia di Coronavirus  conta 25 membri e risponde ad Agostino Miozzo – Coordinatore del Servizio nazionale della Protezione Civile. Gli esperti hanno manifestato pubblicamente il loro dissenso, spiegando quali scelte di Conte hanno portato a questo contrasto. Essi sostengono che, in particolare, la riapertura degli stabilimenti balneari costituisce un rischio, mentre le misure di distanziamento da attuare nei ristoranti, su cui il premier ha fatto dietro front, non sono sufficienti. Un altro esperto – riferisce la Repubblica–  ha dichiarato di essersi sentito messo da parte. “La sensazione è che il nostro ruolo diverrà gradualmente meno importante”, ha asserito. La riapertura insomma è un rischio, in quanto la curva dei contagi potrebbe risalire in un attimo. Inoltre, i membri del Cts non hanno gradito le dichiarazioni del vice ministro della Salute Pierpaolo Silieri che ha accusato il team di esperti di non averlo mai tenuto aggiornato sugli sviluppi della pandemia in Italia negli ultimi mesi: “Non è normale che io abbia ricevuto il testo del Decreto Ministeriale da un ministero che non è il mio”, ha dichiarato Silieri. Un conflitto, quello tra Conte e la sua equipe di esperti, che arriva nel momento chiave della fase due, un periodo molto delicato in cui una stretta collaborazione tra Palazzo Chigi  e gli scienziati sarebbe auspicabile. 

 I contagi calano

Per molti virologi e medici, è ancora impossibile fare previsioni su cosa succederà  nelle prossime settimane. C’è chi, come i membri del Comitato scientifico, è molto preoccupato per una riapertura giudicata frettolosa. Ma d’altra parte, c’è anche chi sostiene che il clima più mite di primavera ed estate indebolirà il Coronavirus. Ciò che è certo è che in queste ore, i contagi continuano a calare in molte regioni italiane. Un esempio è il Lazio. Come riporta ll Corriere della Sera, il direttore dell’Inmi Lazzaro Spallanzani di Roma, Francesco Vaia, parla di un quadro incoraggiante. E, a quindici giorni dalla prima riapertura, il bilancio è positivo. Ma bisogna mantenere alta la guardia per non incappare in ulteriori rischi. L’ultimo bollettino medico rilasciato dallo Spallanzani parla di 106 pazienti ricoverati. Di questi però, solo 52 sono risultati positivi al Coronavirus tramite il tampone mentre gli altri sono in attesa di accertamenti. I malati che necessitano respiratori o altre terapie speciali sono appena 10, mentre ben 440 persone sono state dimesse o trasferite presso altre strutture in seguito al miglioramento delle loro condizioni. Lo Spallanzani è stata una delle prime strutture sanitarie in Italia a confrontarsi con il Covid-19: risale al 29 Gennaio il ricovero presso l’ospedale romano della coppia cinese (dimessa circa un mese fa) che si sospettava avesse portato il virus nella Capitale. I membri del Cts prendono atto di questi dati e si rifiutano di fare ulteriori previsioni, scegliendo piuttosto il silenzio: “Meglio non fare gli uccelli del malaugurio: aspettiamo e vediamo che succede”, ha dichiarato un loro portavoce.

Fonte: Corriere della Sera, Repubblica, Il Messaggero, Protezione Civile

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