Home Cronaca Coronavirus, i morti diminuiscono ancora. E alcune persone potrebbero essere preimmuni

Coronavirus, i morti diminuiscono ancora. E alcune persone potrebbero essere preimmuni

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:16
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Un gruppo di scienziati americani ha scoperto che  alcuni soggetti, pur non essendo stati infettati dal Coronavirus, presentano immunità.

 

Il bollettino della Protezione Civile di oggi riporta che gli attualmente positivi sono 70.187, con una decrescita di 1883 unità rispetto a ieri. Si contano +153 morti che portano il totale a 31.763. I guariti salgono a 122.810, + 2605 nelle ultime ventiquattro ore. Continuano a scendere le persone ricoverate con sintomi: – 392, per un totale di 10.400. I pazienti in terapia intensiva scendono a 775, con un decremento di 33 soggetti.

Sono stati effettuati 69.179 nuovi tamponi che fanno salire il totale a 2.944.859

Ad oggi in Italia il totale dei casi è 224.760, +69.179 da ieri.

E oltre al continuo calo dei contagi, ci arriva d’oltreoceano un’altra notiza molto incoraggiante: una possibile preimmunità al Coronavirus. Si tratta di una scoperta di alcuni scienziati statunitensi.  Mentre la maggior parte degli scienziati è ogni giorno a lavoro per trovare cure efficaci o, nei casi più ottimistici, un vaccino altri stanno facendo emergere nuove possibilità. Un tema molto affrontato e discusso è quello dell’immunità, che coinvolgerebbe una risposta dell’organismo umano all’attacco del Coronavirus. La quale, però, resta una questione tutt’altro che chiara e su cui ancora si discute. Ma ora le carte in tavola potrebbero cambiare. Un team di scienziati californiani della Center for infectious disease and vaccine researchpresso  “La Jolla institute for immunology”   ha analizzato dei campioni di sangue prelevati a 20 individui. I risultati hanno lasciato di stucco l’intera comunità scientifica, in quanto 11 di questi testimonierebbero una risposta immunitaria senza essere stai sottoposti al contagio. Come riporta  Tpi i test sono stati effettuati anche su campioni raccolti tra il 2015 e il 2018, dunque molto prima dell’inizio della pandemia. In molti di questi casi è stata riscontrata una forte reattività delle cellule T – le quali hanno il compito di innescare la difesa da agenti esterni. La spiegazione, secondo gli esperti, è semplice: si tratta di un contagio avvenuto col virus del raffreddore e sfociato in una cross-reattività. Sebbene sia una tesi ancora da verificare e accertare, contribuisce a diffondere fin da subito una carica di ottimismo in tutto il mondo. Non solo si aprirebbe la porta a nuovi scenari non previsti ma eliminerebbe del tutto i dubbi sull’efficacia di un possibile vaccino. Il dottor Alessandro Sette  – riporta  Il Giornale, – ha affermato:“Ora abbiamo una solida base di partenza per chiederci se c’è una differenza nel tipo di risposta immunitaria tra le persone che hanno esiti gravi e richiedono un ricovero in ospedale rispetto alle persone che possono riprendersi a casa o addirittura asintomatiche”. Nonostante le scoperte positive non è ancora il momenti di gridare vittoria e “stappare lo champagne“, come dice Enrico Bucci –  ricercatore in Biochimica e Biologia molecolare e professore alla Temple University di Philadelphia. Secondo Bucci  si tratta  di una tesi incerta e basata su un campione di popolazione molto piccolo.

Nel frattempo a frenare gli entusiasmi e l’eccitazione ci pensa anche la dottoressa Maria Rita Gismondo, virologa a capo del laboratorio di Microbiologia al Polo Universitario dell’ospedale Sacco di Milano. La dottoressa già lo scorso mese – riferiva Il Fatto Quotidiano – specificava che si è ancora molto lontani da una possibile immunità di gregge. Spiegava che, stando ai dati dell’Oms solo una piccola percentuale di persone ha sviluppato gli anticorpi contro il Covid 19. E questo potrebbe far sì che l’immunità di gregge non venga mai raggiunta.

Simona Contaldi

Fonte: Tpi, Il Giornale, Il Fatto quotidiano

 

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