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Sbarchi di migranti, Sicilia al collasso: “Le voci di sanatoria hanno intensificato le partenze per l’Italia”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:31
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La stretta del Ministero dell’Interno passa anche per il braccio di ferro con le ONG che operano nel Mediterraneo. Dalla Libia continuano a partire numerose imbarcazioni, mentre le ONG chiedono l’intervento dell’Europa contro i sequestri delle navi della Guardia Costiera italiana. 

Orlando sbarchi in Sicilia - Leggilo.org

 

 

Un segnale preoccupante era già arrivato da metà aprile quando, dopo una flessione dei primi due mesi dell’anno, gli sbarchi sulle coste italiane erano aumentati notevolmente. L’emergenza sanitaria aveva fatto diminuire l’attenzione sugli sbarchi, che sono però continuati, tanto da far arrivare i Sindaci dei Comuni delle coste siciliane che si trovano sulle rotte di migrazione sul piede di guerra. Gli interventi del Viminale, ed insieme la decisione delle ONG di sospendere le attività per il periodo di quarantena, sembrano aver fatto rientrare il problema. Ma la situazione si è riaggravata, e i mezzi e gli uomini promessi dal Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, e dal Capo della Protezione Civile Angelo Borrelli, come le navi ospedale o uomini della Guardia Costiera, sono risultati insufficienti. La pandemia che imperversa in Europa ha aggravato ulteriormente la situazione: gli Stati di Emergenza diramati in tutti i Paesi aderenti ai Patti di Malta, stilati nell’autunno scorso, non permettono il trasferimento e la ricollocazione dei migranti sbarcati in Europa come previsto.

Come spiega Repubblica, i trafficanti stanno sfruttando l’emergenza sanitaria, che sta creando caos nei Paesi africani che faticano ad affrontare una crisi del genere, per eludere i controlli, che ad onor del vero non mai stati così efficaci, per partire alla volta dell’Italia. Sono tantissimi provenienti dagli Stati subsahariani, come ivoriani o nigeriani, arrivati in Libia e rimasti bloccati prima dalla guerra e poi dalla pandemia. Nell’ultimo mese sono arrivati 800 migranti, di cui 350 solo nei primi giorni di maggio. Il primo approdo resta Lampedusa, un’isola ormai allo stremo che teme di rimanere schiacciata tra la crisi sanitaria, ed economica, e gli arrivi dalle coste africane. L’hotspot dell’isola si è appena svuotato dei suoi 116 ospiti, ma 44 persone – tutte donne e bambini-  sono in alcuni locali della parrocchia, mentre un nuovo barcone è arrivato con altri 156 persone a bordo.

Le norme previste nell’emergenza sanitaria impongono l’isolamento per chiunque arrivi nel nostro Paese, e valgono chiaramente anche in questo caso. Tutti i migranti arrivati vengono sottoposti a test, che però devono essere ripetuti nell’arco dei 14 giorni di isolamento previsti.

“Garantire il diritto alla salute dei migranti”

Per il momento Roma ha messo alcune imbarcazioni noleggiate e gestite dalla Croce Rossa Italiana, da usare per la quarantena, mentre la nave-ospedale promessa non è ancora arrivata. E mentre i migranti vengono trattenuti sul molo di Favaloro, il Sindaco di Lampedusa, Totò Martello, che già a marzo aveva denunciato l’insostenibilità degli sbarchi durante la quarantena, si rivolge ai cronisti con aria quasi rassegnata: “Se non è emergenza questa ditemi cos’altro deve succedere”. L’allarme è stato lanciato anche da Leoluca Orlando, Sindaco di Palermo e Presidente di Anci Sicilia: “I continui sbarchi stanno estremizzando una situazione già compromessa. Occorrono risorse, dispositivi di protezione e navi per garantire il diritto alla salute di siciliani e migranti”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il Procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio: “L’allarme sociale è innegabile. Gli arrivi massicci di questi giorni potrebbero anche essere connessi a notizie fatte circolare ad arte dagli scafisti su sanatorie imminenti in Italia. Tra gli arrivati molti erano già stati espulsi”. 

La stretta del Viminale è arrivata su due fronti: da una parte ha invitato Tunisia e Libia a rispettare i patti, e lo stesso è avvenuto nei confronti di Malta invitata a controllare il suo spazio marittimo; dall’altra un controllo maggiore nei confronti delle ONG che operano nel Mediterraneo, che sono ripartite dalle coste italiane già da metà aprile. Come spiega Il Giornale, è stato disposto il fermo per le navi Alan Kurdi e Aita Mari, che non potranno lasciare il porto di Palermo. Il sequestro amministrativo è stato disposto dalla Guardia Costiera a seguito di un’ispezione dove sono state riscontrate numerose irregolarità. Nelle motivazioni depositate presso la Procura di Palermo si legge: “L’ispezione ha evidenziato diverse irregolarità tali da compromettere non solo la sicurezza degli equipaggi ma anche delle persone che sono state e che potrebbero essere recuperate a bordo”. E ancora: “L’unità sarà sottoposta a fermo amministrativo. Per alcune di esse, sarà necessario l’intervento dello Stato di bandiera che detiene la responsabilità della conformità della nave rispetto alle Convenzioni internazionali”.  

La Alan Kurdi, che appartiene alla flotta della ONG tedesca Sea Eye, ha usato toni duri contro l’azione della Guardia Costiera: “Detenere la nostra nave è una pura molestia per fermare gli sforzi di salvataggio in mare civili, un po’ alla volta”. E ancora: “L’unico obiettivo di questo blocco è fermarci attivamente dal salvataggio in mare. Invece di proteggere i diritti umani, coloro che lo fanno sono ostacolati in ogni angolo”. La stessa Sea Eye ha chiesto l’aiuto di Berlino: “Siamo in contatto con le autorità tedesche, che stanno anche cercando di chiarire rapidamente la situazione, ma oggi non hanno confermato l’esistenza di una ragione per l’arresto di Alan Kurdi”.

 

Fonte: Repubblica, Il Giornale

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