Coronavirus, parla un sacerdote: “La salute è più importante di una Messa”

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Alcuni sacerdoti e frati, in opposizione a vescovi e cardinali, ritengono opportuno che il Governo, nella fase 2, non dia ancora l’autorizzazione a celebrare le Messe.

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Sta  facendo parecchio discutere la decisione del Governo di non autorizzare ancora, nella fase 2, la celebrazione delle Sante Messe. Saranno ammessi funerali, matrimoni e battesimi ma potranno partecipare massimo 15 familiari. Il Dem Graziano Delrio – intervistato dalla Repubblicaha dichiarato che ritiene sia doveroso poter ritornare a pregare, con le dovute cautele, in quanto l’essere umano ha anche una dimensione spirituale e non solo materiale. “Va bene la ripresa economica  ma l’uomo è fatto anche di spiritualità”. Le Messe costituiscono un problema in quanto, come ha specificato il professor Lopalco, a prendervi parte sono, soprattutto, anziani. Cioè le persone che in questo momento sono maggiormente a rischio. I vescovi italiani hanno contestato duramente le scelte del Premier Giuseppe Conte. Ma ecco che arriva una voce fuori dal coro: quella di un frate, Alberto Maggi, biblista e direttore del Centro studi biblici di Montefano. Padre Maggi – intervistato da AGI – ha sostenuto che: “La salute delle persone è ben più importante di una Messa. Ai vescovi non farebbe male una passeggiata nelle corsie per vedere le persone intubate”. Padre Maggi spiega che sarebbe impossibile celebrare le funzioni in queste condizioni. Sarebbe impossibile per un sacerdote o un frate misurare a tutti la temperatura all’ingresso e somministrare l’eucarestia, il momento più importante della Messa. Ma non si risparmia neppure sotto altri aspetti e ci va giù pesante. Rivolgendosi alla Cei la quale sostiene – come sostiene d’altronde anche il Dem Delrio – che “non di solo pane vive l’uomo”, il biblista risponde: “Senza lavoro non si campa. Senza culto si campa benissimo. Il punto è che i preti anziani, senza le celebrazioni, si sentono disoccupati mentre i preti giovani sono spesso scondinzolanti con liturgie e parametri, per non parlare dell’ultima sfornata uscita sotto Papa Ratzinger: pizzi e merletti e poca cultura”. E, ancor più in opposizione a chi professa il rispetto dei Comandamenti tra cui “ricordati di santificare le feste”, Padre Maggi sostiene che il Signore sta in strada, fuori dalle Chiese, nei gesti verso il prossimo. E questa pandemia di Coronavirus può essere proprio l’occasione per scoprirlo.

Anche Don Rigoldi, cappellano dell’Istituto penitenziario Beccaria di Milano, ritiene che, in questo momento, si possa rinunciare alla Messa per ragioni di sicurezza. Don Rigoldi – intervistato dalla Repubblica – si professa “poco sensibile alle liturgie”, motivo per il quale in seminario gli dissero che non era adatto a diventare sacerdote. Invece d’insistere sulla ripresa delle messe, chiede un cambio di linguaggio nelle liturgie perché, a suo avviso, il linguaggio odierno è esoterico e chiede ai fedeli di ripensare al significato della Messa.

Fonte: AGI, Repubblica

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