Carmelo Serva, ristoratore messo in ginocchio dalla crisi innescata dal Coronavirus, non ha retto alle difficoltà della situazione. L’epidemia, oltre alle vittime decedute per motivazioni di salute, comincia a contare anche altri morti.

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Carmelo Serva con la sua famiglia

 Sono due i modi in cui il Coronavirus può uccidere. Può colpire i polmoni e, dunque, uccidere a causa delle complicanze di salute. Oppure può colpire la nostra attività, la nostra impresa, metterci in ginocchio senza avere neppure più il necessario per mettere insieme il pranzo con la cena. E’ quanto accaduto forse a Carmelo Serva, ristoratore storico di Palinuro che – riporta Il Mattino – sabato 18 aprile, intorno alle ore 13, ha deciso di uccidersi sparandosi con un colpo di fucile. Carmelo, 80 anni, è la prima vittima di questa crisi deceduta non per complicanze di salute, ma economiche. Partito da zero ma con tanta voglia di scalare la montagna dei suoi sogni e delle ambizioni tipiche di un 18enne, dopo l’incontro con la sua futura moglie Maria, aveva aperto anni fa una botteguccia dove vendeva pane e poco altro. Dopo poco, il primo ristorante, a cui è seguito il secondo – “Da Carmelo” – diventato un punto di riferimento nel Cilento e luogo di incontro di personaggi famosi come la cantante Mina e Jovanotti. Da piccola realtà familiare, Carmelo si era fatto strada nell’imprenditoria, fino ad ottenere la stella Michelin. Una vita di sudore, passione ma anche meritate soddisfazioni che Carmelo e Maria condividevano con i figli e i nipoti.

Ma il Covid 19 e un Governo che, al momento, non ha ancora saputo fornire risposte ai piccoli imprenditori, hanno piegato anche il più tenace dei ristoratori. E così, mentre ai piani alti si continua a spostare la discussione sul decreto economico per aiutare chi ha e fa impresa, c’è chi di tempo non ne ha più. Non c’è tempo per capire se i benefici arriveranno sotto forma di credito d’imposta oppure sotto forma di liquidità perché, nel frattempo, tutto crolla. Tutto ciò che si è costruito in anni di sacrifici viene giù a pezzi come un castello di carte. Chiusura dei lavori, licenziamenti e intanto spese a cui bisogna continuare a far fronte. E la prospettiva? Forse nessuna o, forse, peggio: la rovina. E ora, per via delle restrizioni per contenere il Coronavirus, Carmelo non potrà neppure avere il funerale che meriterebbe, con la presenza e l’affetto dei suoi cari e dei tanti clienti del suo ristorante.

E il Coronavirus, sul fronte economico, è spietato in modo indifferenziato. Colpisce tanto gli anziani quanto i giovani. Tanto il Nord quanto il Sud. Infatti recentemente, un giovane imprenditore di Padova, Riccardo Maniscalco, titolare di un bar, ha parlato chiaro. Intervistato da Non è L’Arena, su La7, Riccardo ha detto espressamente, anche a nome di altri commercianti e imprenditori che così non si può andare avanti. Il giovane ha spiegato di aver finito i soldi e di aver avuto perdite per 12.000 euro.

In effetti non possiamo non notare che, al momento, regna una certa confusione circa gli strumenti previsti dal Governo per fare fronte alla crisi e aiutare gli imprenditori a risollevarsi. Durante la consueta informativa in Senato, martedì 21 aprile –  riporta la Repubblica –  il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha dichiarato che il Governo stanzierà altri 50 miliardi, oltre ai 25 già previsti, per sostenere le fasce più fragili. Nei giorni scorsi – riportava La Stampa – il Governo aveva dichiarato che avrebbe inserito nel decreto salva crisi – slittato al 27 aprile – 13 miliardi, a fondo perduto, da destinare alle micro e piccole imprese. Ma, anche qui, la questione non è proprio chiarissima.

Infatti, con certezza, potranno beneficiare di questi 13 miliardi solo le imprese con meno di 10 dipendenti; per quelle anche solo più grandi di poco è tutto da vedere. Come è tutto da vedere se questi soldi arriveranno sotto forma di liquidità o sotto forma di credito d’imposta, come vorrebbe il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. E pure su una eventuale iniezione immediata di liquidità c’è molta incertezza. Infatti potrebbe non essere così immediata, come spiegava settimane fa il presidente di Abi,Associazione Banchieri Italiani, Antonio Patuelli. Intervistato da Milano Finanza, chiariva che le pratiche per dare liquidità alle imprese prima dovranno ottenere il via libera dall’Unione Europea. Non solo. Per i prestiti relativamente “piccoli”, quelli cioè che riguarderanno piccoli e piccolissimi imprenditori, lo Stato non darà  garanzia al 100%. In questo caso si tratterà di pratiche di fido ordinarie. Dunque procedure non propriamente rapide.

Fonte: Il Mattino, La7, Repubblica, La Stampa, Milano Finanza

 

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