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Estera

Giuseppe Conte, qualche parola contro Germania e Olanda. Ma già si prepara alla resa

Il Premier alza sul muro sul Mes, conscio di rischiare una spaccatura nella sua Maggioranza che potrebbe far saltare il Governo. E attacca i Paesi del Nord su bilanci e norme fiscali. 

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nella sua informativa alla Camere, sulle iniziative del Governo per fronteggiare l’emergenza sanitaria da Covid-19, ha parlato dell’imminente riunione dei Capi di Stato UE a Bruxelles. Giorni fa, in un lungo post pubblicato su Facebook, il Premier aveva già in qualche modo anticipato la sua posizione: toni meno duri e di chiusura, rispetto alla famosa conferenza stampa del 10 aprile, sul Mes. Il voto dell’ultima riunione dell’Europarlamento ha messo a nudo le criticità di una Maggioranza che sull’Europa non ha mai trovato un’intesa: da una parte il Movimento 5 Stelle, ostile anche ad un Mes senza condizionalità, che ha l’unica eccezione per il fine sanitario, e dall’altra Partito Democratico, Italia Viva e Leu, che spingono per portare a casa il risultato, affiancandolo ad ogni modo ai Recovery Bond. Negli interventi di ieri il Capo del Governo ha lasciato intendere che la battaglia in Europa è in salita e che anche il Governo spagnolo di Pedro Sanchez, l’alleato più stretto a Bruxelles, si prepara ad accettare il Mes.

Come spiega La Stampa, Conte si è rivolto alle Aule con queste parole: “La mia posizione è di assoluta cautela e d’altra parte la Spagna, uno dei Paesi alleati dell’Italia, ha dichiarato da subito di essere interessata al Mes”. E ancora: “Dunque ifiutare la nuova linea di credito significherebbe fare un torto ai Paesi che intendono usufruirne. Sono io il primo a dire che bisognerà valutare attentamente i dettagli dell’accordo”. L’obiettivo primario restano gli Eurobond, con un fondo comune per il rilancio economico, che passi attraverso il bilancio europeo gestito dalla Commissione UE. Ma avverte: “A noi interessa portare a casa un risultato, non rivendicare una primazia”. I pugni sul tavolo del falchi del Nord hanno fatto vacillare le richieste italiane, e adesso vi è il rischio per il Governo di subire una doppia batosta: da una parte incassare il Mes senza Eurobond, dall’altra finire sotto nel voto in Aula, che seguirà in Parlamento, per l’ostruzionismo dei 5 Stelle.

Infondo ciò che è stato contestato dal Nazareno al Premier Conte è proprio questo: il volersi giocare tutto, nella famosa conferenza “dei nomi e cognomi” in cui polemizzò aspramente con l’Opposizione, chiudendo definitivamente la porta dinanzi agli italiani al Mes uscito dalla riunione dei Ministri delle Finanze dei 27 Paesi. L’accusa dei Dem è quella di aver svalutato anche il lavoro fatto dal Ministro delle Finanze Roberto Gualtieri, inviato a Bruxelles per trattare e finito sotto la lente di ingrandimento. Per bilanciare e salvaguardare la Maggioranza, il Premier ha detto in Aula: “La risposta complessiva europea non si è ancora configurata di livello adeguato ed è per questa ragione che non potrò accettare un compromesso al ribasso”. Sui bond europei, se trattativa ci sarà, se ne riparlerà a giugno. Ma per allora i malumori nell’Esecutivo potrebbero essere diventati insostenibili.

Non certo le stesse parole usate in un’intervista rilasciata qualche al quotidiano tedesco “Sueddeutsche Zeitung”, nella quale Conte aveva ribadito che il Mes, anche con la sola condizionalità delle spese destinate all’emergenza sanitaria, non è un risultato che potrà soddisfare. Quello del Premier alla Germania e alla Cancelliera Angela Merkel era un messaggio chiaro: a rischio c’è la stabilità dell’Europa e anche quella dei singoli Stati. Opinione, questa, condivisa anche dal Presidente francese Emmanuel Macron, che al Financial Times ha detto chiaramente che: “Se non dovessimo arrivare ad un debito comune Ue, i populisti vincerebbero ovunque: oggi, domani e dopodomani”. Come spiega HuffingtonPost, il Capo del Governo, aveva spiegato che, l’esperienza greca, ha suscitato una motivata avversione nei confronti del Meccanismo di Stabilità Europea: “Non abbiamo dimenticato che ai greci, nell’ultima crisi finanziaria, sono stati richiesti sacrifici inaccettabili perché ottenessero i crediti. L’Ue ha bisogno di tutta la sua potenza di fuoco”.

Ma il Premier non si era limitato soltanto a difendersi ed era passato al contrattacco nei confronti dei tedeschi e degli olandesi quelli che, fra tutti i membri dei Paesi del Nord, si oppongono con maggiore forza alle richieste italiane. Spiegava Conte: “Berlino ha un bilancio commerciale superiore a quanto prevedano le regole dell’Ue e, con questo surplus, non opera da locomotiva bensì da freno per l’Europa”. E sul Paese guidato dal Primo Ministro Mark Rutte aveva detto: “Il suo dumping fiscale attrae migliaia di multinazionali, che trasferiscono lì la propria sede, ed ottengono un flusso di entrate fiscali massicce, che vengono sottratte ad altri partner dell’Unione: 9 miliardi di euro ogni anno”. Conte era mostrato rammaricato e sperava certamente in un maggiore apporto dell’UE nei confronti del nostro Paese, il primo ad essere colpito dalla pandemia da Covid-19. Come spiega RaiNews, il Presidente del Consiglio aveva avvertito: “Ci sentiamo abbandonati proprio dai Paesi che traggono vantaggi da questa Unione. È indiscutibile: l’Italia è stata lasciata sola“. E aveva paventato la possibilità, il  premier che l’Italia possa bloccare le conclusioni del prossimo vertice europeo, spiega il Corriere, se non fossero state soddisfatte le sue richieste. Un’eventualità che sembra rientrata, quella del veto, con il tanto vituperato Mes che si riaffaccia prepotentemente sul tavolo negoziale.

 

Fonte: La Stampa, HuffingtonPost, RaiNews, Il Corriere

Pubblicato da
Mario Cassese

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