Germania riapre le frontiere ma l’Italia sarà vietata: il nostro turismo si avvia al tracollo

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La Cancelliera Merkel –  e gli altri leader europei – iniziano ad elaborare un piano per salvare la stagione turistica. Ma dal progetto restano fuori Roma e Madrid.

Merkel germania apre - Leggilo

La Germania è pronta a riaprire i propri confini e ad divenire il primo Paese Ue che si proietta in quella che potrebbe essere definita “fase 3”. Il Paese guidato dalla Cancelliera Angela Merkel ha annunciato di aver raggiunto un accordo con Francia, Svizzera e Austria per la libera circolazione dei cittadini Ue, che potrà essere ripresa già dai prossimi giorni. Merkel, in Parlamento, ha indicato che l’obiettivo è: “Abolire del tutto i controlli nell’area Schengen”. In questo primo step i controlli, per chi arriva da un Paese Ue, saranno effettuati, anche se si passerà dai controlli sistematici a quelli a campione. Come riporta Repubblica, dal prossimo 15 giugno, se i valori e dati dei contagi epidemiologici lo permetteranno, si allenteranno tutti i divieti per le frontiere e saranno persino sospesi i controlli sugli arrivi. In realtà la Germania –  pur dichiarando lo Stato di Emergenza – non ha mai del tutto chiuso i suoi confini: in Olanda, Belgio, Polonia e Repubblica Ceca è sempre stato possibile spostarsi.

Il Ministro dell’Interno tedesco, Horst Seehofer, ha anche auspicato che si arrivi al più presto a sospendere l’obbligatorietà – che vige attualmente in tutti i Paesi Ue – dell’isolamento obbligatorio quando si arriva in un altro Stato. Grande assente dei tavoli di lavoro dei grandi dell’Ue sono l’Italia e la Spagna. I due Stati, che sono i più colpiti in Europa dalla pandemia, al momento non rientrano negli accordi: sarà infatti ancora vietato viaggiare per raggiungere Roma e Madrid. Un colpo che potrebbe dare il colpo definitivo al settore più importante dei Paesi del Mediterraneo, quello del turismo. Secondo “World Tour and Tourism Council”, l’Italia è visitata ogni anno da 96 milioni di persone e il turismo vale il 13% del Pil, impiegando il 15% dei lavoratori, e il nostro Paese ha registrato in questi primi 5 mesi del 2020 una perdita di circa 30 milioni di visitatori, con una crisi che si prospetta possa raggiungere un meno 100 miliardi di incassi.

In Ue il turismo vale il 10% del Pil e gli stati dell’Unione a forte attrazione turistica, ma che sono stati colpiti in maniera minore dal Covid-19, come Portogallo, Grecia o Malta, stanno pressando Bruxelles affinchè diano al più presto il via libera ai turisti per iniziare la stagione turistica. Anche l’Austria del Primo Ministro Sebastian Kurz ha spinto per la chiusura delle frontiere con l’Italia, come ha spiegato il Ministro del Turismo: “Serva ancora un po’ di tempo per riaprire il confine con Roma”. Sulla stessa lunghezza d’onda Parigi, con il Presidente Emmanuel Macron che spera forse di avvantaggiarsi nella corsa estiva. Tutto questo rientra in quel programma formato dai “piccoli passi” di cui ha parlato Angela Merkel, come riporta Il Corriere della Sera, in Parlamento qualche settimana fa. Tutto procede – secondo la valutazione di Berlino – secondo la tabella di marcia.

Dallo scorso 20 aprile, infatti, il primo step è stao riaprire gli esercizi commerciali con una superficie inferiore a 800 metri quadrati, i concessionari di auto, i negozi di biciclette, le librerie, le gelaterie (ma solo d’asporto) ed i parrucchieri, a condizione che riuscissero a garantire le norme igieniche e la sicurezza dei clienti, in particolare la norma che prevede un distanziamento di 1,5 metri. Anche le scuole sono state riaperte, in maniera graduale, partendo dai licei – il 27 aprile – sino ad arrivare alle prime classi, il 4 maggio scorso. I 16 Land tedeschi, hanno avuto grande potere di autonomia e sulle aperture, pur dovendo seguire le grandi linee del Governo di Berlino. Vi è stata inoltre molta flessibilità da parte dell’Esecutivo verso le grandi aziende: quelle che hanno deciso di fermare la produzione lo hanno fatto di propria scelta-  mettendo i loro operai a orario ridotto o in cassa integrazione a carico dello Stato- mentre molte altre hanno continuato a lavorare pur riducendo la propria produzione.

 

 

Fonte: Il Corriere della Sera, Repubblica

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