Coronavirus, carcere fino a 5 anni per chi viola la quarantena. Conte difende l’azione di Governo

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Il nuovo decreto varato dal Consiglio dei Ministri stabilisce multe da 400 a tremila euro per chi aggira le misure per arginare la diffusione del Covid-19 e non rispetta i divieti di circolazione e le regole di contenimento. Prevista una pena massima di 5 anni per chi da positivo al virus viola la quarantena.

Ci giudicherà la Storia” ha detto il Premier Conte riferendo alle Camere sull’emergenza Coronavirus: “I principi ai quali ci siamo attenuti – ha detto, difendendo  tutte le scelte del Governo – sono stati quelli della massima prevenzione ma anche della massima adeguatezza alla situazione. Questa la ragione della gradualità delle misure di restrizioni, sempre su indicazioni di un comitato tecnico scientifico. Abbiamo dovuto costruire un metodo di azione e di intervento che mai era stato usato prima”.

Nuove misure e nuove restrizioni sono state annunciate dallo stesso Conte nel pomeriggio di ieri, dopo il consueto bollettino medico della Protezione civile. Il Consiglio dei Ministri ha approvato un nuovo decreto che introduce la nuova stretta contro le violazioni delle norme per prevenire il Coronavirus. Il decreto è stato varato al termine di una riunione in cui sono state ribadite le esigenze da soddisfare, due in particolare: costringere i cittadini a restare a casa il più possibile, quindi introdurre nuove sanzioni; rimediare allo scontro continuo fra Governo e Regioni, provando a mettere ordine nella filiera istituzionale.

Infatti, sono stabilite multe da 400 a tremila euro per chi aggira le misure per arginare la diffusione del Covid-19 e non rispetta i divieti di circolazione e le regole di contenimento, mentre è prevista una pena massima di 5 anni per chi da positivo al virus viola la quarantena. Non è prevista la confisca di auto, moto e veicoli, mentre saranno sempre garantiti la filiera alimentare e i carburanti. Ma nel Decreto anche altre misure: stop fino a 30 giorni per le attività commerciali; possibilità per i Presidenti di regione di emettere ordinanze più restrittive nei territori a maggiore circolazione del virus; autonomia al Consiglio dei Ministri, il quale resta l’unica autorità in grado di disporre in via urgente e temporanea misure che comprimono le libertà costituzionali.

La norma prevede anche che, alla scadenza dei divieti di circolazione e chiusura di scuole, bar, ristoranti, parchi e di tutte le altre attività che hanno subito uno stop, le misure di contenimento potrebbero essere prolungate fino al limite teorico del 31 luglio 2020. Ma, ha chiarito Conte, “non si arriverà a quel punto”, chiarendo come la bozza del decreto diffusa ieri mattina sia erroneamente circolata e mal interpretata. L’applicazione delle misure, spiega la nota, potrà essere modulata in aumento ovvero in diminuzione secondo l’andamento epidemiologico del predetto virus.

Per quanto riguarda le ordinanze locali emesse prima dell’approvazione del Decreto, il nuovo provvedimento stabilisce che esse restino in vigore ancora per 10 giorni: “Per specifiche situazioni sopravvenute di aggravamento del rischio sanitario, i Presidenti delle regioni possono emanare ordinanze contenenti ulteriori restrizioni, esclusivamente negli ambiti di propria competenza”. In questo ambito rientrano dunque le norme di tipo sanitario come le misure di prevenzione.

In diretta da Palazzo Chigi

Pubblicato da Giuseppe Conte su Martedì 24 marzo 2020

Soddisfazione è stata espressa dal Partito Democratico. “Il governo ha deciso, come auspicavamo, di rendere più efficaci e rapide le sanzioni per chi non aiuta a contenere il virus ed aumenta il pericolo per tutti. Ce la faremo se tutti insieme ci diamo una mano“, ha twittato Andrea Orlando, vicesegretario del PD.

Eppure, se c’è chi rischia il carcere, c’è anche chi potrebbe uscirne. Infatti, l’allarme è stato lanciato dall’Associazione Nazionale Magistrati che ha richiesto misure urgenti per le carceri per l’emergenza Coronavirus, evidenziando l’inadeguatezza delle misure già prese dal Governo e che prevedono la detenzione domiciliare per chi deve scontare un residuo di pena di 18 mesi subordinata alla disponibilità dei braccialetti elettronici, oggi del tutto insufficiente. “E’ assolutamente necessario che siano adottati interventi urgenti e realmente incisivi”, ha fatto sapere l’Associazione in una nota, informa l‘Ansa. “Le carceri sono pericolosissimi luoghi di diffusione del contagio che espongono a rischio intere comunità, costituite dai detenuti e da tutti coloro che continuano a prestarvi servizio”. 

Disaccordo anche dalla Sesta commissione del Consiglio Superiore della Magistratura, che ha bocciato le misure previste, in tema, dal decreto Cura Italia. Secondo il CSM, infatti, aver condizionato la detenzione domiciliare all’utilizzo dei braccialetti elettronici, di fatto indisponibili, non contribuirà a ridurre il sovraffollamento carcerario nell’ottica di contenere l’elevato rischio di un diffuso contagio all’interno degli istituiti penitenziari.

A Bari, come in quasi tutte le carceri italiane, è stata elaborata una procedura per garantire comunque i contatti dei detenuti con le famiglie e con i difensori. Grazie alla tecnologia, collegandosi con le loro famiglie, i detenuti possono rientrare virtualmente nelle loro case e mantenere, pur virtualmente, un contatto con i propri cari.

Fonte: Andrea Orlando Twitter, Ansa, Giuseppe Conte Facebook

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