Coronavirus: Fabio Fazio contro gli evasori fiscali. Ma neanche una parola sui tagli alla Sanità

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Papa Francesco ha elogiato Fabio Fazio per le sue parole sul Coronavirus. Parole che rimettono in ordine la scala di valori e che colpiscono coloro che hanno evaso le tasse nel corso degli anni, determinando il collasso della Sanità. Non una parola sulle politiche dell’Unione Europea, e neanche mezza sui tagli effettuati dalla Regione Lazio specie negli ultimi anni. Ma la domanda è una: ci saremmo trovati così come siamo adesso, se nel corso del tempo ci fossimo preparati?

Fabio Fazio beatificato da Papa Francesco. Si aprono così molte cronache di questi giorni. Il conduttore di “Che tempo che fa” ha approfittato di questa quarantena per rimettere in ordine la sua scala di valori, tanto che il Vescovo di Roma non ha perso tempo per elogiare il suo discorso. Così, su Repubblica, Fazio scrive: “Devo ricordarmi che è ora di riconnettermi con la Terra e con l’ecosistema: solo rispettandone l’equilibrio ne saremo rispettati e saremo preservati”. Un elogio neanche tanto celato a Greta Thunberg, paladina dell’ambientalismo che, in questi giorni, starà certamente pensando all’altro lato della medaglia, cioè a quanto l’epidemia da Covid-19 stia riducendo l’inquinamento ambientale. Le immagini dei satelliti, infatti, riprendono una Terra come mai vista prima. Allora, che facciamo? Stiamo chiusi in casa per rispettare l’ambiente fino alla fine dei nostri giorni? Attendo risposta.

Ma torniamo all’elenco di Fabio Fazio, che intanto sembra essersi reso conto che non siamo onnipotenti e che le cose capitano anche contro il nostro volere. Ha poi riscoperto il concetto di Stato sociale e si è ripromesso di rifiutare ogni forma di cinismo. Seguono, nella sua lista, altre indicazioni sulla necessità di tendere un aiuto al prossimo, sul valore di una stretta di mano, e sul fatto che i confini non esistono. Ma fermiamoci al punto 7. “È diventato evidente che chi non paga le tasse non commette solo un reato ma un delitto: se mancano posti letto e respiratori è anche colpa sua”, si legge. In altre parole, se oggi il sistema sanitario è al collasso non è colpa dei tagli alla Sanità effettuati negli anni. E’ colpa di chi, per fronteggiare uno dei sistemi fiscali più pesanti del mondo ha tentato di sfuggirgli. Riprovevole, certo, ma non al punto di attribuire loro la responsabilità per l’esito infausto di una pandemia.

Ma non stupiamoci. Fazio avrebbe mai potuto ricordare i disastri di Nicola Zingaretti? Avrebbe mai potuto ricordare che il Lazio, tanto per fare un esempio, detiene da tempo il primato della sanità peggiore? Nel 2018, il Sistema Sanitario ha perduto 16 ospedali, il 14% del personale e 3.600 posti letto, scendendo al di sotto della media nazionale dei 3 letti ogni mille residenti. Il Lazio ha registrato inoltre, nel 2018, una media di 28,5 minuti per l’attesa in Pronto Soccorso, preceduto solo dalle Marche con 42,9 minuti. I numeri sono stati quantificati dal “Rapporto Oasi 2018“, curato dal Centro Ricerche sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria e Sociale dell’Università Bocconi. Il Lazio detiene anche il record della mobilità passiva, cioè di chi viaggia fuori dai confini per cercare un posto letto. E a completare il quadro, c’è il fatto che le strutture laziali dispongono solo di 7,1 operatori sanitari ogni mille abitanti. Ogni regione ha storie simili a questa. La colpa della strage è dunque degli idraulici? O forse una giusta ridistribuzione della ricchezza e una giusta imposizione fiscale avrebbe potuto innestare un circolo virtuoso, con tasse – giuste – pagate e ospedali aperti ed efficienti?

Potevamo arrivare preparati?

E Fazio non avrebbe neanche potuto versare una parola di rancore o di rabbia sull’operato dell’Unione Europea, totalmente impreparata dinanzi ad una catastrofe del genere. Prevenire è meglio che curare, dicono; eppure oggi non abbiamo armi e l’unica certezza, in questo mare di dubbi, sembra essere questa: non eravamo pronti. La UE tra le tante scartoffie accumulate in decenni, dove ha pensato norme e regole su ogni scibile umano mai si è curata di delineare un piano sanitario contro la minaccia di una pandemia che, in quanto tale, è transnazionale. Eppure di avvisaglie ne avevamo avute. L’ultima è stata la pandemia influenzale del 2009, denominata H1N1, con oltre 18 mila morti a livello globale. Ma figurati se a Bruxelles si doveva parlare di queste cose. Non eravamo preparati, dunque. Non eravamo neanche attrezzati. Così, oggi il sistema è talmente in crisi che i malati da Covid-19 hanno assorbito ogni energia fisica e strutturale, tanto da lasciare gli altri malati totalmente scoperti. E in assenza di cure, farmaci o vaccini, l’unica cosa che avrebbe potuto aiutarci non tanto a evitare, quanto a reggere la situazione sarebbe stato un sistema forte e collaudato. Che, chiaramente, non c’è. Così come non ci sono neanche i medici, e quelli che ci sono sono più a rischio di altri.

Quindi, ricordati di pagare le tasse, dice Fazio. E il Papa approva, invocando non San Giovanni, neanche San Luca o San Marco, ma Fabio Fazio. “Mi ha molto colpito l’ articolo scritto su Repubblica da Fabio Fazio sulle cose che sta imparando da questi giorni. Mi hanno colpito tanti passaggi, ma in generale il fatto che i nostri comportamenti influiscono sempre sulla vita degli altri”, ha commentato il Papa. Ma tornando alla metafora della barca in un mare che affonda, usata dal giornalista, il COVID-19 sembra dimostrare certamente che i confini non esistono. E proprio perché non esistono, stiamo così come stiamo. In realtà l’emergenza dimostra che i confini sono necessari: ci proteggono. Proprio ora che il nostro confine corrisponde, tragicamente, alle mura di casa nostra.

Chiara Feleppa

Fonte: Repubblica, Rapporto Oasi 2018

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