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Virus dalla Cina, 67 mila contagiati: e ora tocca all’Africa

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:41
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Lo ha comunicato il Ministro della Salute egiziano. Cresce il timore della Comunità Internazionale: i Paese africani non hanno una solida struttura di sanità pubblica che potrebbe contrastare un’epidemia.

Coronavirus, primo caso in Africa: è un cittadino cinese arrivato in Egitto

Il Ministro della Salute dell’Egitto ha annunciato il primo caso di contagio per il nuovo coronavirus nel suo Paese. Come riporta Rainews, l’esponente del Governo de Il Cairo ha anche comunicato che sono state prese tutte le necessarie contromisure e il paziente è attualmente in ospedale in quarantena. L’Egitto ha, come riportato dal Ministro, immediatamente informato l’Organizzazione Mondiale della Sanità, anche se il bollettino quotidiano dell’OMS sul nuovo coronavirus diramato nella serata di ieri non dava notizia di contagi nel continente africano. Come riferisce Foad Aodi, Presidente dell’Associazione dei Medici di origine straniera in Italia e in continuo contatto con le autorità egiziane, si tratterebbe di un cittadino cinese.

Il primo caso di coronavirus ufficialmente diagnosticato in Africa potrebbe essere l’inizio di un domino incontrollabile, osserva il Quotidiano. La persona che ha contratto il morbo potrebbe aver viaggiato all’interno del Paese. “Il coronavirus – ha detto Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms – potrebbe portare il caos in Paesi con sistemi sanitari deboli come quelli africani”.

Oltre al paziente in Egitto, diverse persone sono state messe in quarantena anche in Etiopia, Kenya, Costa d’Avorio e Botswana. Tutti Paesi, a parte l’ultimo, con significativi rapporti commerciali con la Cina. I Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie hanno già istituito una task force speciale che si occuperà del morbo.  Quasi tutti gli Stati africani in ogni caso sono dotati di strutture di isolamento, costruite quando c’era da contenere l’emergenza ebola. Ma solo sei sono in grado di eseguire i test necessari per capire se una persona sia infettata.

La Comunità Internazionale segue con apprensione la vicenda. Giorni fa era già stato dato l’allarme: i Paesi africani, per la debolezza delle loro strutture sanitarie pubbliche, potrebbero non avere contromisure efficaci nel caso di aumento dei contagi. Basti pensare che, in tutto il continente, sono pochissimi i laboratori che potrebbero effettuare i test, questo anche a causa della difficile accessibilità di determinati villaggi. Come spiega Walter Ricciardi, rappresentate dell’Italia nell’Executive Board dell’OMS ad Adnkronos, questa è una notizia che preoccupa: “Non è una buona notizia. Non tanto perché è il primo caso, ma perché significa che il virus si è spostato in un continente debole dal punto di vista della sanità pubblica, della capacità diagnostica e della capacità di risposta”. Ma precisa: “Dobbiamo solo sperare nella capacità dei servizi sanitari di reagire e l’Egitto non è certamente un Paese fragile”. Al momento del paziente, del tragitto effettuato prima di arrivare in Egitto o delle sue attuali condizioni di salute, non si sa molto. L’ONU, insieme all’OMS ed a Medici Senza Frontiere, sta vagliando la possibilità di aiuti speciali per i Paesi più deboli del continente.

 

Fonte: Rainews, Adnkronos, Quotidiano

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