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L’ex Pm Nordio: “La Riforma della Giustizia del Governo è un mostro incostituzionale”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 23:12
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Per l’ex Procuratore aggiunto di Venezia, la Riforma della Giustizia targata Movimento 5 Stelle rischia di mandare in crisi il sistema giudiziario. Inoltre, avverte, i tempi potrebbero allungarsi ai danni delle vittime di reati gravissimi. 

Nordio, ex Pm: "La Riforma della Giustizia di Bonafede è incostituzionale" - Leggilo.org

Carlo Nordio, che è stato in passato Presidente della Commissione Ministeriale per la riforma del codice penale, è un’altra illustre voce che va unirsi al coro di quelli che vedono nella Riforma della Giustizia voluta dal Guardasigilli Alfonso Bonafede, con l’avallo degli alleati del Partito Democratico, una legge da fermare ad ogni costo per il bene dei cittadini e dello stato di diritto. Nel dicembre scorso c’era stato lo sciopero di cinque giorni delle Camere Penali, che avevano anche manifestato a Roma dinanzi alla sede della Corte di Cassazione. Ma la strada per l’approvazione del provvedimento è ancora lunga. Nella giornata di ieri, la mozione del forzista Enrico Costa, che prevedeva la soppressione delle modifiche della prescrizione previste nella Riforma, è stata bocciata in Commissione Giustizia per un solo voto. Italia Viva ha votato contro la Maggioranza, lasciando intendere che la partita in Aula del prossimo 27 gennaio è tutt’altro che vinta per il Governo guidato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Come riporta Agi, l’ex Pm Nordio auspica l’intervento della Corte Costituzionale, nel caso di approvazione, ma spera ad ogni modo che non vi sia bisogno dell’intervento dei giudici: “La nuova legge sulla prescrizione è un mostro incostituzionale. Il cittadino resta impigliato in un procedimento per un tempo tendente all’infinito. E tutto questo confligge con il principio costituzionale della ragionevole durata dei processi”. Ma il Movimento 5 Stelle tira dritto e, come riporta Repubblica, ha tutta l’intenzione di procedere all’approvazione del provvedimento, forte del patto stretto con il Pd e Leu. Il Ministro della Giustizia, interrogato proprio sulla possibile incostituzionalità del testo, si è mostrato sicuro del fatto che i giudici della Corte non opporranno veti: “Ci siamo posti il problema, ma c’è stata una interlocuzione con gli addetti ai lavori e feedback positivi sulla tenuta costituzionale di questo testo”. Nessuna marcia indietro dunque: “Daremo al Paese una riforma che permetta ai cittadini di avere un processo penale con tempi ragionevoli”. Per Nordio, invece, sono tanti i rischi di tale Riforma, che potrebbe mettere ulteriormente in crisi un sistema, quello giudiziario, già indebolito dai tagli degli ultimi anni. Spiega l’ex Pm: “La lentezza dell’apparato giudiziario ricade sul cittadino, sull’imputato, sulla vittima. Ci sono altri rimedi come la depenalizzazione, la semplificazione delle procedure e il potenziamento degli organici. Così introducono nuovi reati e non investono un centesimo”.

Nella giornata di ieri, intanto, Italia Viva si è smarcata ancora una volta dalla Maggioranza. Il deputato forzista, e responsabile Giustizia degli azzurri, Enrico Costa ha proposto, dopo la bocciatura in Commissione, una proposta di legge appoggiata da tutte le opposizioni per lo stop alle modifiche sulla prescrizione voluta dalla Riforma Bonafede. I renziani infatti, come riporta Il Fatto Quotidiano, si sono astenuti, anche se la Maggioranza ha retto rimandando il provvedimento di nuovo in Commissione. Ma è una vittoria di Pirro, dal momento che il Governo sta cercando di prendere tempo e l’ultima cosa che vorrebbe, allo stato attuali di cose, un voto a scrutinio segreto in Aula. Come spiega lo stesso Costa: “In aula siamo convinti che la Maggioranza si possa dividere e con i voti segreti si possa approvare la nostra proposta, ora fanno tornare il provvedimento in Commissione, ma prima o poi l’Aula dovrà esprimersi”. Italia Viva continua a premere sulla Maggioranza, come spiega la deputata Maria Elena Boschi: “Quella sulla prescrizione è una battaglia di civiltà. Non facciamo un passo indietro”. Regge, per ora, il patto M5S-PD-LEU, ma il rinvio servirà ai Dem per far tornare il fascicolo sul tavolo del Cdm. Questo è il primo, significativo, passo per il riequilibrio delle forze all’interno della Maggioranza dovuto all’effetto delle elezioni regionali in Emilia-Romagna e Calabria e, in maniera ancora più forte, alla crisi interna del Movimento 5 Stelle che al momento non può permettersi un braccio di ferro con gli alleati. La mediazione è stata cercata dal Premier Giuseppe Conte che ha proposto due iniziative giuridiche diverse della prescrizione a seconda che gli imputati siano stati condannati o assolti alla fine del processo di primo grado. Ma anche in questo caso, i renziani sembrano non essere convinti. Il Decreto Milleproroghe, in cui è inserita la Riforma Bonafede, andrà in Aula tra circa 10 giorni. Resta poco tempo al Presidente Conte per cercare il giusto compromesso per tenere unità la Maggioranza.

Un ulteriore allarme è arrivato nella giornata di ieri, come riporta Repubblica, dal Primo Presidente della Corte di Cassazione Giovanni Mammone in occasione dell’inaugurazione del nuovo anno giudiziario. In presenza delle massime cariche dello Stato, compreso lo stesso Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, Mammone ha espresso preoccupazione per gli effetti che la Riforma, e in particolar modo la modifica della prescrizione, avrebbe sui processi e sul sistema giudiziario. Spiega Mammone: “Si prospetta un incremento del carico di lavoro della Corte di Cassazione di circa 20.000 – 25.000 processi per anno corrispondente al quantitativo medio dei procedimenti che negli ultimi anni si è estinto per prescrizione in secondo grado. Ne deriverebbe un significativo incremento del carico penale, vicino al 50%, che difficilmente potrebbe essere tempestivamente trattato”. Una situazione che andrebbe ancora di più ad aggravare la già delicata situazione degli Uffici Giudiziari connessi. A stretto giro è arrivata anche al dichiarazione del Guardasigilli del Governo Conte: “Ci sono divergenze, ma è in atto un confronto serrato per superarle e consegnare ai cittadini un processo idoneo a rispondere alle loro istanze di giustizia, garantendo tempi certi ed eliminando ogni spazio di impunità”.

Fonte: Agi, Repubblica, Il Fatto Quotidiano

 

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