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La notte buia del M5s che scompare: compromessi e rinunce per non tornare al voto

ULTIMO AGGIORNAMENTO 23:37
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Nella tornata elettorale di ieri il M5S ha registrato la peggiore flessione della sua storia. Il 4 marzo del 2018 sembra un’era fa. Il partito è allo sbando e mentre Di Maio fugge, bisogna fare i conti con la realtà. 

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Il Movimento 5 Stelle è sull’orlo del baratro. Erano sì due sconfitte annunciate, ma nessuno poteva immaginare a questi livelli. E nessuno, dall’allora capo politico Luigi Di Maio, a Nicola Morra Senatore calabrese e uomo di spicco dei grillini sul territorio, avrebbe voluto presentare le liste. Ma il voto degli iscritti sulla piattaforma Rousseau aveva decretato la partecipazione e, paradossalmente, la debacle. I numeri sono impietosi. Come spiega Il Fatto Quotidiano, in Emilia-Romagna e in Calabria abbiamo visto il ritorno dei blocchi del bipolarismo e la totale inesistenza del terzo polo, quello del M5S, che tanto ha caratterizzato la politica nostrana negli ultimi anni. In Emilia-Romagna, dove molti elettori grillini hanno preferito il voto disgiunto, il Movimento ha superato di poco lo sbarramento, fermandosi al 4,7%. In Calabria è andata addirittura peggio: il M5S non siederà nel Consiglio Regionale. Proprio i grillini che alle europee di marzo sono stati il primo partito con oltre il 27%. Bocciata l’idea del candidato Francesco Aiello che ha deciso di correre con due liste a suo sostegno: in tal modo, essendo una coalizione, la soglia si è alzata all’8%, rendendo inutile il 6,7% della lista a 5 stelle. Luigi Di Maio si è dimesso pochi giorni prima del voto, ma è impossibile non attribuirgli le responsabilità di queste sconfitte. Come spiega lo stesso Massimo Bugani, bolognese, prima deputato e oggi nello staff comunicazione grillino, che dalle colonne de HuffingtonPost, accusa apertamente la dirigenza e il cerchio magico del politico pomiglianese della debacle: “Non ci voleva una sfera di cristallo per vedere il burrone davanti a noi. Gli Stati generali era un dovere farli prima, fare queste liste era una scelta totalmente priva di senso”. E dopo un silenzio assordante per tutta la notte dello spoglio, è arrivata anche la dichiarazione del reggente attuale del Movimento, quel Vito Crimi a cui non si possono attribuire tante colpe, ma che adesso dovrà resistere agli attacchi del Partito Democratico che cercherà di rovesciare gli assetti nella Maggioranza del Governo del Premier Giuseppe Conte. Come scrive Ansa, per Crimi: “Nel Movimento dobbiamo restare uniti, non dobbiamo farci irretire da facili sirene. Abbiamo già avviato il lavoro di organizzazione che ci consentirà un maggiore coordinamento”. Insomma, un rinvio delle discussioni agli Stati Generali previsti a marzo. Quel che resta è un Movimento stritolato dalla morsa di Di Maio e Davide Casaleggio, che è riuscito a sperperare nel giro di due anni, e con due Governi prima con la Destra e poi la Sinistra, il clamoroso 33% delle ultime politiche. Ora toccherà subire, dal momento che l’unica cosa che tiene in vita i grillini è proprio quel Governo Conte. Probabilmente  il PD incalzerà il Premier per un rimpasto di Governo: si mira al Ministero dello Sviluppo Economico attualmente guidato da Stefano Patuanelli. E poi dovrà concedere molto, blocco della prescrizione e delle revoche per le licenze di Autostrade Spa su tutti. Insomma, molto compromessi, per continuare a vivere.

 

Fonte: Il Fatto Quotidiano, HuffingtonPost, Ansa

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