M5S, i parlamentari dimenticano l’impegno di restituire parte dello stipendio

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La stragrande maggioranza dei parlamentari grillini non ha mantenuto l’impegno di restituire parte dello stipendio pubblico. 

Movimento, le restituzioni si sono fermate -Leggilo.Org
I parlamentari del Movimento in ritardo con i pagamenti – Leggilo.Org

 

Mentre, da un punto di vista politico, il Movimento 5 Stelle è attraversato dall’ondata di ammutinamento nei confronti del suo capo politico Luigi Di Maio, che ha già avuto i suoi effetti con il passaggio alla Lega dei Senatori Urraro, Lucidi e Grassi, il partito fondato da Beppe Grillo sembra stia vivendo anche una vera e propria crisi di liquidità. Una delle battaglie identitarie del Movimento era, ed è tutt’oggi, la restituzione di una parte dello stipendio pubblico da parte dei parlamentari. Ma quando siamo ormai a fine 2019, pochissimi, da considerasi vere eccezioni, sono in regola con i pagamenti. Dal canto suo il Ministro degli Esteri ha cercato di sollecitare al pagamento i componenti delle Aule. In che modo? Chiunque non sia in regola con i pagamenti, allo scadere del 31 dicembre, non potrà accedere al ruolo di “facilitatore”, ossia una delle prime, seppure poco autonome, figure che andranno a formare i vari gruppi di lavoro per facilitare appunto il compito del capo politico. Come racconta Franco Stefanoni sul Corriere della Sera, utilizzando i dati del sito “Tirendiconto.it”, soltanto 10 Deputati su 218 e 5 Senatori su 108 sono in regola con i pagamenti sino al mese di novembre. Dal sito si può facilmente intuire che molti hanno offerto un loro personalissimo “rompete le righe”, dopo la crisi di agosto che ha causato la caduta del Governo giallo-verde, ovvero nel periodo in cui regnava l’assoluta incertezza circa un ritorno al voto.

Ogni parlamentare eletto con il M5S, deve depositare su un conto intestato a Luigi Di Maio ed ai capogruppi di Camera e Senato, circa 2mila euro al mese, più altri 300 alla Casaleggio Associati per l’utilizzo della piattaforma Rousseau. Ed è proprio Davide Casaleggio, nella veste di imprenditore privato, a pretendere questi soldi dal Movimento. Dal prossimo gennaio, i rendiconti, potrebbero essere materia per i probiviri, che potrebbero applicare sanzioni pesantissime: dall’espulsione sino alla richiesta di pignoramenti per i casi più gravi. Come spiega lo stesso quotidiano milanese, ci sono parlamentari in arretrato di diversi mesi, altri invece che non hanno mai restituito nè appaiono intenzionati a farlo. Tra questi spiccano certamente Michele Giarrusso, membro della Commissione per l’Autorizzazione a Procedere a Palazzo Madama e il Ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti. Gli altri sono alla Camera: Nicola Acunzo, Nadia Aprile, Santi Cappellani, Daniele Del Grosso, Federica Dieni, Flora Frate, Francesca Galizia, Marta Grande, Mara Lapia, Paolo Romano, Gianluca Vacca e Andrea Vallascas. Mentre a Palazzo Madama si aggiungono: Cristiano Anastasi, Alfonso Ciampolillo, Luigi Di Marzio, Fabio Di Micco e Pietro Lorefice. La presenza di diversi Ministri e Sottosegretari nella lista di quelli che hanno versato soltanto una parte del dovuto, induce a pensare che Luigi Di Maio stia stringendo sui pagamenti anche per evitare possibili defezioni all’interno della Maggioranza. Infatti il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, in ritardo da agosto ed ormai in rotta con il politico pomiglianese, Stefano Buffagni da settembre, Laura Castelli da ottobre, Federico d’Incà dal mese di aprile, sono finiti nel mirino dei probiviri. E con loro membri di spicco come Carla Ruocco e l’ex ministra Giulia Grillo, Nunzia Catalfo, Barbara Lezzi , Vito Crimi e Danilo Toninelli.

 

Fonte: Corriere della Sera, Tirendiconto

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