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Luigi Di Maio ha perso il controllo del M5S: il leader è sempre più solo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 23:14
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Il capo politico del M5S è sempre più assediato: sconfessato sull’ArcelorMittal, Luigi Di Maio cerca appoggio interno per continuare a guidare i grillini. 

Di Maio solo - Leggilo.Org

 

Anche il senatore 5 Stelle Ugo Grassi lascia il Movimento, dichiarando all’Adnkronos che non voterà la legge di bilancio perché contrario all’istituzione di una Agenzia nazionale per la ricerca, prevista dalla finanziaria. E’ l’ennesimo strappo di un Movimento in crisi, da mesi. Luigi Di Maio sembra aver perso qualsiasi controllo o finanche la benchè minima influenza sulle scelte politiche del Movimento 5 Stelle. A raccontare il retroscena delle due riunioni susseguitesi in settimana da parte dei grillini è stata Annalisa Cuzzocrea, che dalle colonne di Repubblica, sottolinea come l’ammutinamento al capo politico riguardi ormai la stragrande maggioranza dei parlamentari.  Durante la riunione con i parlamentari 5 stelle, Di Maio ha ribadito che sulla questione ArcelorMittal: “O troviamo una posizione unitaria o la maggioranza rischia, perchè se dovesse spaccarsi il Governo cade”. Il Ministro degli Esteri si riferisce inevitabilmente alla reintroduzione dello scudo penale per l’azienda franco-indiana, tema che vede parte della delegazione al Senato guidata dall’ex Ministro del Sud Barbara Lezzi fortemente contraria.

Patuanelli e Bonafede: “Il Governo non rischia sull’ArcelorMittal”

Il problema è che, scudo o no, i Ministri del Governo Conte non hanno la benchè minima intenzione di staccare la spina all’Esecutivo. Ed ecco che il Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, fedelissimo ormai di Giuseppe Conte, spiega che la posizione ufficiale dei M5S è contraria allo scudo, ma se il Premier Conte chiedesse la sua introduzione per togliere un alibi legale all’ArcelorMittal, allora se ne potrebbe parlare. Cosa che molto probabilmente farà. Ma su una cosa non si discute: il Governo non rischia. Insomma non si andrà di certo di fronte ad una crisi, per Patuanelli, piuttosto i grillini ingoieranno il rospo. Ma sarà davvero così semplice?

Intanto, come confermato da La Stampa, il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, conferma la linea: “II Movimento compattamente ha dato fiducia a Conte e Patuanelli nell’azione che portano avanti e ha chiarito che la questione ex-Ilva non determinerà la sopravvivenza o meno del governo.” Luigi Di Maio sembra essere rimasto da solo nelle stanze istituzionali. Può contare sull’appoggio di Davide Casaleggio e di Pietro Dettori, potentissimo spin doctor del Movimento certo, ma poco altro. Ecco perchè il Ministro degli Esteri ha comunicato novità in arrivo: delegati regionali, segreterie tematiche, ma soprattutto gli stati generali, previsti a marzo.

Le elezioni in Emilia Romagna e in Calabria: i nodi di Di Maio 

Lo scontro con gli epurati dai Dicasteri del primo Governo Conte, come Barbara Lezzi, Danilo Toninelli e Giulia Grillo è sempre più snervante per il politico pomiglianese. L’ombra di Alessandro Di Battista si fa sempre più grande alle sue spalle, anche se il politico romano sembra essere indirizzato verso altri lidi, come candidato Sindaco post Raggi. Domani Di Maio vedrà i delegati regionali dell’Emilia Romagna e della Calabria che sono sul piede di guerra dopo le dichiarazioni di volontà di non presentarsi alle imminenti elezioni. Il Ministro cercherà di convincerli che non presentare una lista sarà la cosa migliore, ma rischia di fare un doppio danno: non presentare il Movimento e vedere gli storici portavoce del territorio candidarsi con una lista autonoma. Di Maio insomma vorrebbe tirarsi fuori dalla corsa, magari sostenendo in gran segreto il Centrosinistra, per evitare che una sconfitta nella Regione rossa possa essere definitiva per il Segretario dem.

Il Ministro è però fortemente preoccupato della stretta che il Partito Democratico sta avendo nei confronti del Movimento. Le proposte di Zingaretti e Franceschini sull’alleanza duratura e la debacle delle regionali umbre, dimostrano che l’alleato di Governo mira a neutralizzare il M5S per il futuro. Ma nonostante queste paure e dubbi, interni ed esterni, non prende alcuna iniziativa degna di nota. Mentre nei corridoi della Casaleggio Associati comincia circolare un mantra preoccupante: “Da statuto non è solo il garante che può sfiduciare il leader, facendo votare gli iscritti sul blog. C’è anche il comitato di garanzia”.

 

Fonte: Repubblica, La Stampa

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