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La Mafia Nigeriana figlia della povertà? No, nasce nelle Università

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:16
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Da Confraternite universitarie dedite alla disciplina del corpo e della mente a sanguinarie cult mafiose. Soldi e Potere. L’ascesa veloce e incontrollata della Mafia nigeria nel nostro Paese.

Mafia Nigeriana - Leggilo.Org

A dispetto di quanto si possa pensare la Mafia nigeriana non nasce nella povertà e nel degrado; l’utero nella quale è cresciuta questa creatura è l’ambiente universitario. Il fenomeno si distorce  tra gli anni 70′ e 80′ nelle università di Lagos e Benin City. A parlarne è lo scrittore e sociologo Leonardo Palmisano in una recente inchiesta “Ascia nera. La brutale intelligenza della mafia nigeriana” edita da Fandango. La nuova classe dirigente nigeriana arrivò a servirsi delle Confraternite – che vennero di fatto armate e pagate – per soffocare i tentativi di ribellione che provenivano, soprattutto, dagli ambienti universitari. Il potere che acquisirono fu tale, da sviluppare in breve tempo ramificazioni sia politiche che militari. Una crescita che li vedrà, successivamente, costretti ad adottare una certa strutturazione. Scelsero il modello della Mafia italiana, quindi crearono clan con boss, capi, sottocapi, gregari e semplici affiliati diventando a tutti gli effetti un’organizzazione mafiosa.

Le origini e gli ideali

Agli inizi degli anni 50′ sette giovani studenti dell’Università di Ibidan si riuniscino per fondare la “Pyrates Confraternity”. L’idea originaria era quella di contrastare un’università di élite -frequentata solo da studenti di famiglie coloniali facoltose – per aprire le porte anche a studenti poveri ma promettenti. Di certo non pensavano di mettere le radici a quella che sarebbe diventata l’organizzazione a delinquere più potente del mondo.

Dalla Pyrates si sviluppano e staccano altre confraternite. Nel 1972 una trentina di ragazzi, capeggiati da Bolaji Carew, vengono espulsi dai Pyrates in quanto non aderivano agli standard richiesti: alto rendimento accademico e intellettuale. Ne scaturì  una scissione che portò alla creazione dei Sea Dogs ed i Bucanieri. Da questi ultimi si separò dopo qualche anno il Movimento Neo-Black dell’Africa, chiamato anche confraternita dei Black Axe, che si impadronì dell’Università di Benin ad Edo State. Dopo la sua creazione, un’altra confraternita, la Eiye Confraternity, si staccò dai Black Axe. L’obiettivo iniziale delle confraternite era il “reindirizzamento delle menti verso il realismo e il determinismo nero, l’insegnamento della disciplina del corpo e della mente; la lotta alle immagini negative delle persone di colore“. Dalla Black Axe si staccherà e formerà un’altra cellula, la “Supreme Eiye Confraternity“.

Il cambiamento

Il momento preciso in cui le cose cambiarono fu colpo di Stato del 31 dicembre 1983, quando i militari misero fine all’esperienza della seconda repubblica durata 4 anni e, di fatto, alla democrazia. A capo della giunta militare fu posto il generale Muhammadu  Buhari – attuale presidente della Nigeria, ritornato al potere nel 2015 – che dopo nemmeno 2 anni, nell’agosto del 1985, fu destituito dal capo di Stato maggiore Ibrahim Babangida.

Il colpo di Stato creò varie tensioni sociali e politiche. I leader militari, alle prese con gli effetti della crisi petrolifera dell’epoca, si accorsero che le Confraternite potevano essere usate a loro vantaggio, soprattutto contro i gruppi organizzati – sindacati studenteschi e personale universitario – che si opponevano al regime militare. Vennero dunque finanziate e armate; fu l’inizio della fine. La sociologa Emeka Akudi ha notato che alcuni vice rettori delle università proteggevano le Confraternite, ed è proprio in questo periodo che queste introducono nuovi rituali all’interno delle tradizionali pratiche religiose: i rituali voodoo. Forse fu proprio come reazione a questi cambiamenti che nel 1984 Wole Soyinka – Premio Nobel per la letteratura due anni dopo- dichiarò che queste cellule non potevano più operare all’interno di nessun campus universitario.

La regione del Delta

Negli anni 90′ si scatena una guerra tra confraternite  che portano per la prima volta alla nascita di ulteriori cellule urbane, soprattutto nella regione del Delta del Niger, un’area del Paese che si estende per circa 70.000 chilometri quadrati coprendo il 7,5% del territorio nigeriano. Nella zona vivono circa 20 milioni di persone di 40 gruppi etnici diversi e che parlano 250 dialetti. L’area ha visto sorgere molti siti per l’estrazione petrolifera. Circa 2 milioni di barili sono estratti al giorno in tutto il Delta del Niger

E’ degli anni 90′ la nascita della Family Confraternity, conosciuta anche come “Mafia del Campus”. Ad oggi essa mantiene la propria presenza in numerose scuole dello stato, imitando lo stesso modus operandi della mafia italiana. Poco dopo la sua drammatica apparizione, diversi studenti furono espulsi dalla Abia State Univeristy per aver falsificato alcuni esami. Ciò portò uno spostamento delle attività delle confraternite dalle strutture universitarie del Delta alle strade e dintorni dello Stato.

Oggi maggior parte dei culti nell’area del Delta sono coinvolti nel crimine organizzato, dalle rapine a mano armata alla presa di ostaggi. Alcuni di questi gruppi si sono uniti in un unico gruppo di attivisti, noto come MEND, Movimento per l’Emancipazione del Delta del Niger, ed hanno compiuto diversi attacchi sotto questo nome. Nello Stato del Delta ogni giorno, ogni ora ed in ogni momento, gli appartenenti ai diversi gruppi si uccidono gli uni con gli altri.

Anni 90′ i primi arrivi in Italia

E’ proprio in questi anni che i primi gruppi giungono in Italia, in particolare a Castel Volturno, in provincia di Caserta che diventa una roccaforte dell’organizzazione. L’imprinting iniziale avvenne anche a a Verona , dove scoprono il grande mercato della prostituzione e delle droghe italiano, che rispondeva perfettamente a quelli che erano i nuovi obiettivi perseguiti dalle cult: donne, droga e denaro. Pur dedicandosi ad attività criminali, le cult non risultavano particolarmente violente. Fino agli anni 2000 non si hanno grandi notizie. Nel gennaio del 2005 i Servizi segreti italiani, parlando dei nigeriani, affermavano: “Le originarie attività illecite, commesse da gruppi isolati, senza una stabile organizzazione, hanno acquisito un peso maggiore nel panorama criminale, conquistando zone grigie del mercato,ovvero quelle controllate dalla malavita organizzata autoctona, che tradizionalmente considerava lo sfruttamento della prostituzione un attività di basso rendimento“.

L’ Italia si sveglia

La svolta in Italia arriva solo in questi ultimi anni. E’del 2011 un’informativa dell’ambasciata nigeriana a Roma che parla in questi termini: “Vorrei attirare la vostra attenzione sulla nuova attività criminale di un gruppo di nigeriani appartenente a sette segrete, proibite dal governo a causa di violenti atti di teppismo: purtroppo gli ex membri di queste sette che sono riusciti ad entrare in Italia hanno fondato nuovamente l’organizzazione qui, principalmente con scopi criminali”,

Il risultato è possibile vederlo nelle cifre a confronto, riportate dall’ultimo rapporto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali dove si nota l’aumento considerevole dell’aumento di flusso migratorio dalla Nigeria. Un flusso che continua ad arrivare in Italia ma si “integra” solo con una parte di essa, come attesta un altro rapporto, quello della DIA. Le città italiane afflitte da questa piaga sono prevalentemente Roma, Milano, Torino, Verona, Bologna, Ferrara, Parma, Macerata, Napoli, Castel Volturno, Caserta, Palermo e Bari. E dal Nord Est, in particolare da Padova, la Mafia nigeriana ha rafforzato la propria espansione, ha scritto Panorma in una recente inchiesta.

C’è dunque da chiedersi se un tale fenomeno palesatosi circa un ventennio fa, sia stato preso sottogamba e, soprattutto, quanto l’immigrazione incontrollata nel nostro Paese abbia garantito quei flussi economici indispensabili per la crescita dell’organizzazione. Eroina e oppiacei vengono acquistati in Oriente, mentre la cocaina in Sud America: la prostituzione e lo spaccio in Italia in una misura non del tutto quantificabile, sicuramente hanno contribuito a tali investimenti.

Fonti: Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Direzione Investigativa Antimafia, Panorama, Nuove Radici

 

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