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Mafia nigeriana, l’Italia terra di conquista: 1700 arresti quest’anno

ULTIMO AGGIORNAMENTO 23:49
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Il modello strutturale della criminalità organizzata in Nigeria è formato da gruppi autonomi sciolti ma dipendenti da un vertice unico. Capi nazionali, capi locali, struttura verticistica e ricambio dei ruoli, questi sono gli elementi comuni fra le Confraternite, ognuna delle quali ha un proprio giro d’affari e propri soprannomi.

Mafia in Nigeria - Leggilo.Org

 

Le manette sono scattate per più di 20 persone nella giornata di ieri, giovedì 17 ottobre a Ferrara a seguito di un’operazione antidroga contro una banda di nigeriani per spaccio di cocaina, eroina e marijuana, scrive l’Adnkronos. Così il  bilancio, provvisorio, è di oltre 1700 arresti  dall’inizio del 2019 con la prospettiva, stando all’attuale tendenza di superare il numeri del 2018. Lo scorso anno gli arresti furono 2144. Oggi l’organizzazione nigeriana riesce a coprire tutto il territorio italiano con profitti in ascesa. Dalle carte dell’inchiesta Athenaeum a Torino e di cui parlò Repubblica  si apprese che al capo – detto don – nazionale dei Maphite spettava un fisso di 35mila euro ogni tre mesi; il deputy don – il vice – ne prendeva 17.000; il chief 0 – il luogotenente – riusciva a mettere le mani, nello stesso periodo, su 11.000 euro; dal chief 1 a chief 5, il bottino era di 9 mila euro, sempre ogni tre mesi. E quella era anche la ‘paga’ base di altre figure minori.

Metodi antichi per trasferire il denaro 

Ma come fanno i soldi ad arrivare in Africa? Capi nazionali, capi locali, struttura verticistica e ricambio dei ruoli questi sono gli elementi comuni fra le confraternite, ognuna delle quali ha un proprio giro d’affari e propri soprannomi. Ma come controllano e trasferiscono il denaro ricavato dalle loro attività?

Il sistema più utilizzato al momento è quello dell’hawala – come spiegato da un’analista della DIA in un’intervista al Quotidiano – che è un fiduciario.Il passaggio di denaro via hawala appare identico a quello di un money transfer.  La differenza per gli hawala sta tutta in chi muove i soldi e nella commissione applicata. L’hawala è decisamente più conveniente. Gli hawaladar, i banchieri, sono persone con tanto denaro a disposizione sulle quali trasferire il proprio debito. Sono loro che anticipano e che fanno circolare soldi. Anticipano il denaro per conto di altri: i debiti e i crediti tra hawaladar, quello dal Paese di partenza del denaro e quello di arrivo, verranno saldati in un secondo tempo, a seguito di centinaia di operazioni. La fiducia sta alla base di questo metodo che pare essere, tra l’altro, molto efficiente.

4 modelli per esercitare il crimine a livello mondiale

Infiltrazione nel territorio, duttilità, profitti e capacità logistiche e vari livelli. A questo punto è presumibile, secondo gli inquirenti, che le caratteristiche delle organizzazioni criminali presenti in Nigeria presto diventeranno una costante dei gruppi che operano nel territorio italiano. Secondo uno studio compiuto dal Cesi – Centro studi internazionali – analisi del comportamento della criminalità organizzata in Africa ha permesso l’individuazione di quattro modelli operativi utilizzati per delinquere:

Il primo modello operativo è assimilabile alle organizzazioni criminali di stampo mafioso attive in Europa ed Asia. In questo caso, le associazioni malavitose possono essere definite autentiche “mafie” in quanto caratterizzate da segretezza, unitarietà, verticismo, riti iniziatici, struttura familiare o a clan e controllo del territorio. Queste organizzazioni ricorrono sistematicamente alla violenza a scopi intimidatori e di imposizione del proprio potere nei centri nevralgici dell’economia illegale. Il secondo modello è formato da connessioni libere; non sono strutture gerarchiche chiuse e riconoscibili come succede per il modello mafioso. Sono attività svolte da individui  che hanno occupazioni differenziate sia lecite che illecite. Per esempio, il traffico di droga sulle coste orientali e occidentali dell’Africa è condotto attraverso “imprenditori criminali”  che utilizzano le proprie reti logistiche, generalmente adoperate per le attività legali, al fine di contrabbandare merci illegali. Il pericolo maggiore di questo sistema operativo risiede nella commistione tra malavita e politica – nella capacità di alcuni amministratori di utilizzare gli introiti illegali per cooptare il consenso popolare – spingendo la popolazione a considerare legittime le attività criminali in quanto portatrici di opere ad impatto sociale positivo. E’ il caso di Eric Amoateng, politico ghanese, arrestato nel 2005 negli Stati Uniti per traffico di droga. Alla notizia del suo arresto il malcontento nel suo paese fu forte. Nel 2011 i leader tribali lo ringraziarono pubblicamente per le opere svolte: aveva finanziato la costruzione di nuove strade, garantito stipendi ed elargito prestiti senza interesse.

Il terzo modello allarga gli attori della rete criminale a organizzazioni ribelli e gruppi armati irregolari. Questo modello si sviluppa prevalentemente in zone instabili. Si hanno riscontri di un negoziato continuo tra comandanti jihadisti e leader criminali. In questo contesto, in alcuni casi elementi delle Forze armate e di sicurezza, contravvenendo alla propria etica professionale, si comportano come le milizie ribelli e le brigate jihadiste, offendo servivi di scorta armata o chiedendo diritti di passaggio ai convogli di merce illegale. Il Niger e il Mali sono Paesi cardine sia per il traffico di sostanze stupefacenti che per la tratta dei migranti. La Direzione investigativa Antimafia nel suo ultimo rapporto semestrale scrive che la Mafia nigeriana è “in costante contatto con la madre patria, che è necessario monitorare per prevenire contaminazioni da parte di espressioni estremiste filo-islamiche presenti in Nigeria, dove Boko Haram continua a diffondersi”. Secondo la DIA tenere sotto controllo gli istituti penitenziari nazionali è alla base per evitare che il fenomeno subisca radicalizzazioni.

Il quarto modello della criminalità organizzata è quello relativo alle attività illegali perpetrate in rete. Si tratta di un modello destrutturato per eccellenza, in quanto il materiale probatorio e le indagini sinora svolte dalle autorità nazionali africane e internazionali hanno evidenziato come i crimini informatici – truffe, raggiri, trasferimento irregolare di denaro – siano commessi da individui isolati o da piccole reti con bassi livelli di coordinamento.

 

Fonte: Adnkronos, Cesi, Bbc, Direzione Investigativa Antimafia, Il Quotidiano

 

 

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