Home Cronaca Dottoressa violentata in ambulatorio, nessun risarcimento: “Il mio aggressore tutelato, non io”

Dottoressa violentata in ambulatorio, nessun risarcimento: “Il mio aggressore tutelato, non io”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:00
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Una dottoressa violentata in ambulatorio, la sua storia è senza lieto fine: Serafina Strano, il medico dell’ospedale di Catania, stuprata durante il turno di lavoro non sarà risarcita.

Alfio Cardillo la donna vittima non sarà risarcita - Leggilo.Org

In relazione al sinistro le comunichiamo che non possiamo effettuare alcun pagamento poiché il diritto all’indennizzo risulta prescritto” così – come riporta Adkronos – si è sentita rispondere dal liquidatore dell’assicurazione dell’ospedale di Catania. Il “sinistro”, come se si trattasse di un incidente stradale, non considerando affatto le sofferenze indicibili inflitte ad una donna che si è trovata in balia di un uomo che l’ha trattata come una bambola di pezza da buttare via dopo averci giocato.

Dottoressa violentata in ambulatorio: “Sono stata lasciata sola”

Una storia che fa rimanere senza parole. I fatti risalgono al 18 settembre 2017, quando Alfio Cardillo, 27 anni, aveva sequestrato e violentato per ore la dottoressa mentre era in servizio alla Guardia medica a Trecastagni, raccontò il quotidiano locale Catania today. Secondo la Procura Cardillo avrebbe agito in maniera fredda e determinata: avrebbe fatto finta di stare male e, visto che non era la prima volta che andava alla guardia medica, la dottoressa, che lo aveva visto dalla telecamera di sicurezza, lo fece entrare, sbloccando la porta blindata. L’uomo l’aggredì e le violenze durarono due-tre ore, fino a quando un vicino, sentendo urla e trambusto, chiamò il 112. Nel novembre di quello stesso anno la dottoressa in occasione della Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne si era recata a Montecitorio per raccontare e denunciare  quanto era le accaduto. La dottoressa iniziò il suo intervento alla Camera dicendo: “Non provo alcuna vergogna per quello che mi è successo e riesco a mostrarmi oggi perché sono viva. Sono stata aggredita alle spalle, e da quel momento cominciò la mia notte di terrore, prigioniera in quell’ambulatorio ‘trappola’, per circa un’ora e mezza in balía di quel giovane paziente trasformatosi in un mostro. Selvaggiamente picchiata, ripetutamente stuprata senza avere la possibilità di poter dare l’allarme a nessuno“- raccontò commossa la dottoressa -. Quando il mio carnefice seviziava il mio corpo la mia mente era libera. Lui mi umiliava con le percosse ed io nel frattempo riflettevo su come poter uscire da quella così grave situazione di pericolo per la mia vita. Sono rimasta lucida, credo mi abbia salvato il mio attaccamento alla vita, l’amore per la mia famiglia, per il mio lavoro e la fede in Dio“.

Durante il suo discorso la dottoressa denunciò che Sicilia la maggior parte delle guardie mediche sono ubicate in palazzi isolati e senza gli opportuni sistemi di protezione e sicurezza. La donna ricordò nel suo intervento alla Camera: “Ho iniziato il mio turno in completa solitudine, come sempre“. Quella solitudine fu la condizione, essenziale, che permise ad Alfio Cardillo di compiere il suo delitto.

L’uomo nel 2018 è stato condannato a 8 anni, sui 15 chiesti inizialmente, per via del processo abbreviato. Il giudice aveva fissato un risarcimento del danno non patrimoniale di 60mila euro in favore della vittima e di 5mila per l’associazione antiviolenza e antistalking Calyspo. Disse Serafina Strano al termine del processo: “La condanna l’ha decisa un giudice e sarà giusta, non sono un’esperta, ma a me resta l’amarezza dell’assoluta indifferenza dell’Ordine dei medici di Catania che mi ha lasciata sola, senza costituirsi parte civile nel processo” disse a Repubblica. Parlando con Massimo Giletti a La7 si espresse in questi termini sul suo aggressore: “E’ stato tutelato dallo Stato, gli sono stati comunque riconosciuti i suoi diritti, uno sconto di pena in ragione di alcune attenuanti, vista la sua condizione. Era stato seguito dal Sert e dalla stessa Asp, il mio datore di lavoro. Era un soggetto potenzialmente pericoloso. Io mi sento vittima dal mio datore di lavoro doppiamente. Per prima cosa perché quell’uomo doveva essere curato e reso inoffensivo, per sé stesso e per gli altri

Ora si è aggiunta un’altra beffa: la dottoressa non riceverà un indennizzo da parte della polizza assicurativa dell’ospedale, che ha respinto la richiesta.”Si tratta di una polizza per infortuni, stipulata dall’Asp di Catania per ogni medico della Guardia medica – racconta la diretta interessata -. “La pratica era stata aperta d’ufficio dall’Azienda subito dopo la mia violenza ma da allora nessuno si è preoccupato di darmi notizie. Dall’ufficio legale non hanno fatto nulla e ora mi dicono che la documentazione avrei dovuto inviarla io…” ha aggiunto” Sono stata io a chiedere chiarimenti, mentre dall’ufficio legale dell’azienda continuavano a dirmi che era tutto a posto – ha sottolineato – Adesso basta. Voglio conto e ragione di questa storia e di quanto è successo”.

La dottoressa Strano si è detta anche pronta a fare causa all’Asp di Catania. “Fino adesso ho aspettato – ha detto – ma dopo quanto è successo con l’assicurazione forse non lo farò più. Sono stata invitata a riunioni, a conferenze stampa, a far parte di un Comitato. Ho ricevuto fiumi di parole di solidarietà e vicinanza, ma nei fatti?“. La dottoressa si è detta molto amareggiata perché è ritornata in servizio quasi come se la colpevole fosse lei: “Io non sto approfittando di nulla. Sono tornata in servizio in un posto dove mi hanno ricollocata e dove sostanzialmente faccio la tappabuchi malpagata. L’Asp mi ha sempre fatto la guerra, la storia dell’indennizzo è solo l’ultima in ordine di tempo”.

 

 

Fonte: Adkronos, Catania Today, Repubblica, La7

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