Crocefisso nelle scuole: il neo ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti ha parlato alla trasmissione radiofonica di Radio 1 “Un giorno da pecora” sulla questione del crocefisso.
Se per Matteo Salvini le radici cattoliche devono essere ricordate e non rimosse qualcun altro il crocefisso vorrebbe toglierlo dalle scuole. Si tratta del neo Ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, che ha parlato della questione nella trasmissione radiofonica “Un giorno da pecora”.
E’ vero che l’Italia è un Paese di formazione cattolica, ma lo è altrettanto il fatto che la società sia diventata sempre più multiculturale e multireligiosa, dice Fioravanti. il Corriere della Sera riporta le affermazioni del Ministro:”Meglio appendere alla parete una cartina del mondo con dei richiami alla Costituzione”. Fioravanti riconosce quel quella dei simboli religiosi è una questione divisiva “che potrebbe attendere”, ma lui pensa “ovviamente ad una visione della scuola laica e che dia spazio a tutti i modi di pensare”. Sull’opportunità di aggiungere altri simboli religiosi come musulmani o ebraici, Fioramonti è chiaro. Eviterebbe, dice, “un’accozzaglia di simboli, altrimenti diventa un mercato”.
Ovviamente le reazioni non si sono fatte attendere. Come riporta Open, ex ministra dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha dichiarato: “La sua presenza sulle pareti delle aule scolastiche contrariamente a quel che pensa il ministro Fioramonti, non impedisce di esprimersi agli studenti di altre culture e religioni, ma sta lì a ricordare che la laicità che il ministro liberamente rivendica è conseguenza diretta proprio delle radici cristiane dell’Italia e dell’Europa”. Le fa eco anche Mara Carfagna, che su Twitter ha scritto: “I problemi della scuola sono insegnanti che mancano, strutture non a norma, palestre che non ci sono, costo altissimo dei libri di testo. Il problema non è certo il crocifisso, simbolo della nostra identità. Il Ministro Fioramonti si preoccupi di ciò che davvero serve alla scuola”.
Fonte: Il Corriere, della Sera, Open, Mara Carfagna Twitter, Giustizia
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