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Hotel Rigopiano, a processo il padre che violò i sigilli per portare i fiori al figlio morto

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:47
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È iniziato oggi il processo a carico di Alessio Feniello, padre 57enne che lo scorso anno violò i sigilli giudiziari apposti dell’area dove essere posto l’Hotel Rigopiano per portare dei fiori in ricordo di suo figlio Stefano, morto nella valanga del 18 gennaio 2017.

Hotel Rigopiano inizia processo Alessio Feniello padre violò sigilli giudiziari per portare fiori in luogo tragedia figlio morto - Leggilo

Nella giornata di oggi ha avuto inizio il processo a carico di Alessio Feniello per aver violato i sigilli giudiziari apposti attorno all’area in cui era situato l’Hotel Rigopiano, sommerso da una valanga il 18 gennaio 2018. Nella tragedia persero la vita 29 persone. Tra queste c’era anche il figlio del 57enne che il 21 maggio 2018 decise di ignorare i divieti di accesso area posta sotto sequestro per portare dei fiori in ricordo del 28enne Stefano.

Per questo motivo l’uomo, originario di Valva, in provincia di Salerno, è stato identificato dalle forze dell’ordine e denunciato all’autorità giudiziaria. Successivamente Feniello è stato condannato dal Tribunale di Pescara con un decreto penale che prevedeva un’ammenda da 4.550 euro, cifra che ha scelto di non pagare affrontando così un processo penale che proprio oggi ha avuto inizio.

Questa è una pagliacciata, se verrò condannato non tirerò fuori un euro e piuttosto mi farò il carcere“, ha tuonato il padre di una delle vittime della tragedia dell’Hotel Rigopiano a commento, riportato da Fanpage, del decreto di “giudizio immediato” firmato dal gip del capoluogo abruzzese e quindi del rinvio al 16 aprile 2020.

Vi sembra normale che nel 2020 si perdano tempo e soldi pubblici con queste stupidaggini? – ha aggiunto a margine dell’udienza – Oggi è iniziato il processo nei miei confronti per aver portato i fiori a Rigopiano dove hanno ucciso mio figlio e altre 28 anime innocenti – ha ricordato – La zona alla data attuale è ancora sotto sequestro però le pecore stanno pascolando indisturbate“.

Come riferito da Il Mattino, in Tribunale è stato accompagnato dalla moglie che ha minacciato di incatenarsi con le manette che aveva portato con sé e mostrato ai presenti nel caso in cui il marito fosse stato condannato al carcere. “Mia moglie è stata prosciolta ed io per lo stesso motivo sono stato condannato“, ha evidenziato Feniello ricordando l’assoluzione della stessa per il medesimo fatto per tenuità del fatto essendo incensurata. L’uomo invece, per via di alcuni precedenti, ha ricevuto il decreto penale di condanna.

Fonte: Fanpage, Il Mattino