Trani, 22 immobili intestati e 12 terreni: così il PM aiutava gli imputati in cambio di soldi e case

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Mentre il mondo della Magistratura vive periodi poco felici, in seguito ai numerosi scandali che hanno visto coinvolte le toghe, torna alla mente il caso dell’ex Pm di Trani Antonio Savasta, accusato di corruzione. 

Antonio Savasta, indagine - Leggilo

 

Sempre meno italiani hanno fiducia nella Magistratura. Lo ha dimostrato un sondaggio di qualche giorno fa. Il dato, secondo cui solo 1 italiano di tre afferma di credere nel ruolo del giudici, dipende forse dalle ultime vicende scandalose che hanno visto coinvolte le toghe. Il caso Palamara è quello più recente ma non è l’unico. Tornando indietro nel tempo, era il 4 gennaio scorso quando l’ex Pm di Trani Antonio Savasta finiva in manette con l’accusa per corruzione, insieme all’ex Gip di Trapani Michele Nardi. L’inchiesta – seguita dalla Procura di Lecce – ha messo in luce un giro di soldi in cambio di sentenze e indagini truccate. Savasta avrebbe accumulato negli anni un grande quantitativo di soldi, circa 22 unità immobiliari e 12 terreni nella provincia di Bari, a cui si aggiungono altri 8 immobili e un terreno intestati alla moglie dell’ex Pm che non risulta pero indagata, ricorda l’Ansa. A far luce sui movimenti finanziari dell’ex Pm è stata la Finanza di Firenze, nell’ambito dell’inchiesta che si è occupata dei presunti favori all’imprenditore di Barletta Luigi D’Agostino, inchiesta trasferita per competenza a Lecce quando sono emersi gli elementi a carico del magistrato in servizio a Trani. I fatti contestati si rifanno ad un periodo compreso tra il 2015 e il 2017. 

Savasta ha dichiarato redditi oscillanti tra i 130 e i 140mila euro, redditi più alti rispetto al solo stipendio di magistrato, in quegli anni circa 110mila euro lordi. La differenza è fatta, appunto, dai redditi di locazione. Ma nel mirino degli inquirenti, però, sono finiti i numerosi bonifici e versamenti sui conti del magistrato. Da gennaio a marzo 2018 avrebbe versato assegni per 81mila euro ed ha ricevuto bonifici per oltre 21mila euro. A complicare il quadro, un elevato numero di operazioni finanziarie e operazioni immobiliari effettuate direttamente da lui o dalla moglie. Savasta, dopo l’indagine a suo carico, ha presentato le dimissioni dall’Ordine giudiziario e nell’ultimo mese ha assunto un atteggiamento di collaborazione.

L’interrogatorio sostenuto in carcere, a Lecce – a Marzo 2019, ricorda La Gazzetta del Mezzogiorno – durò otto ore. Assistito dal proprio legale avvocato Massimo Manfreda, Savasta è stato ascoltato dal Pm di Lecce Roberta Licci, titolare dell’inchiesta insieme al procuratore capo Leonardo Leone De Castris. “Una lunghezza necessaria, necessaria per fornire i dovuti chiarimenti. La durata dell’interrogatorio è sintomatica dell’atteggiamento processuale che non è di chiusura. Ci sono delle cose sulle quali abbiamo lealmente fornito la nostra versione, ci sono altri aspetti su cui ci siamo confrontanti altrettanto lealmente e chiaramente“, sostenne il legale. L’accusa, in ogni caso, ha potuto contare su prove valide. Ad incastrare la posizione di Savasta, ci sarebbero alcune testimonianze schiaccianti, come quella di Flavio D’Introno, l’imprenditore di Corato che avrebbe corrisposto, negli anni, 3 milioni di euro ai due magistrati. C’è poi Francesco Casillo, arrestato nel 2006 su richiesta di Savasta: il tutto si concluse il 4 luglio 2012 con l’assoluzione in quanto “il fatto non sussiste“. Casillo ha raccontato di aver pagato 550mila euro per uscire dal carcere. 

Fonte: Ansa, La Gazzetta del Mezzogiorno

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