In Italia meno Cattolici e più atei. Questo è il dato che risulta da un sondaggio commissionato dall’Uaar e che dimostra come, nonostante gli sforzi di Papa Bergoglio di diffondere messaggi di pace e radunare attorno a sé i fedeli, la gente ha sempre più difficoltà a credere che esista qualcosa, oltre noi.
Papa Francesco è un personaggio carismatico, di certo più popolare e più tendente alla concretezza di alcuni suoi predecessori. Risponde senza giri di parole alle azioni dell’attuale Governo che non condivide di certo, abbandonando l’aulica visione comunemente attribuita al Papa. Eppure, i suoi sforzi per richiamare i fedeli non sembrano avere buoni risultati. E in un mondo dove impazzano guerre e problemi di ordine sociale, si fa fatica a credere nei messaggi di pace e amore di cui il Vescovo di Roma si fa portavoce. E mentre in molte parti del Mondo la Cristianità è sotto attacco, come dimostra quanto accaduto in Nigeria – in cui sono stati uccisi circa 300 cristiani in due mesi – o nello Sri Lanka in Italia, diminuiscono i Cattolici e crescono gli atei.
A dirlo è l’ultimo rapporto della Doxa, commissionato dell’associazione Uaar – Unione degli Atei, Agnostici e Razionalisti – sulla religiosità in Italia. Sono state intervistate 2.142 persone, che hanno compilato un questionario sulle credenze religiose. Ne risulta che gli atei, dal 5,2% sono saliti al 9%, mentre gli agnostici crescono dal 5,1% al 6,3%. L’ultimo sondaggio riporta una contrazione del 7,7% rispetto allo stesso sondaggio effettuato cinque anni prima: chi si professa Cattolico rappresenta il 66,7%.
I risultati evidenziano anche un altro particolare dato. Sembra infatti esserci una stretta correlazione fra l’avanzare dell’età e la fede religiosa: se gli over 50 cattolici raggiungono quasi l’80%, per quanto riguarda i giovani tra i 15 e i 34 anni gli atei e gli agnostici sono circa il 22%. La nuova generazione sembra essere molto meno religiosa di quella che l’ha preceduta. Anche l’istruzione sembra influenzare la percezione della dimensione religiosa. Solo il 51% dei laureati si definisce credente cattolico, mentre l’ 87,6% di coloro che hanno conseguito solamente la licenza elementare lo è fermamente. Nella ricerca, un altro 15% di credenti si divide nei credenti dell’Islam, Chiese Evangeliche e testimoni di Geova – il 5,1% – mentre un altro 10,1% si dichiara credente ma non fa riferimento a nessun credo religioso specifico.
Ciò che ne deriva è l’immagine di un’Italia sempre più secolarizzata, che abbandona la pratica religiosa. E se i laureati sono quelli che sembrano avere meno fiducia nel credo, la questione che si ripropone è anche il rapporto, ambiguo e ancor’oggi oppositivo, tra scienza e fede. La prima sembra prendere il sopravvento e fornire una visione del mondo più credibile di quella offerta dalla fede. E se l’epoca d’oro della Chiesa sembra finire, ci si chiede se anche la fede non sia qualcosa di temporaneo. E che, magari, tra milioni mille anni, sarà solo un’era tra le tante.
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