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Il Consiglio d’Europa: “Di Maio minaccia la libertà di stampa, non vuole Radio Radicale”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:34
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Di Maio minaccia la libertà di stampa. Così dicono. E allora si stava meglio quando si stava peggio e forse quando non c’era Internet le cose erano più semplici o, almeno, meno rischiose. Invece, l’innovazione dei social media ha rivoluzionato il modo di fare informazione, e a finire sotto accusa per un cattivo utilizzo ci sono anche i politici. Luigi Di Maio, nello specifico.  

Di Maio minaccia la libertà di stampa - Leggilo

Spesso è stato il Vicepremier Matteo Salvini ad essere finito sotto accusa per aver utilizzato i social network in modo sbagliato perchè parlando delle persone che lo insultano le esporrebbe alla gogna mediatica, come accaduto a Giulia Viola Pacilli che, poverina, non aveva proprio alcuna intenzione di finire sul profilo social del Ministro dell’interno dopo aver sfilato liberamente ad una manifestazione pubblica. Questa volta, è stato il Vicepremier Luigi Di Maio a cadere nel mirino del Consiglio d’Europa, come riportato dall’Agi. Il pentastellato, nel rapporto sulla libertà di espressione 2018, è accusato di aver esercitato pressioni finanziarie sui media per limitare la libertà di stampa in Italia. “Le pressioni finanziarie, il favoritismo e altre forme di manipolazione indiretta del media possono costituire museruole insidiose e sono usate sempre di più da politici di ogni colore“, si legge nel rapporto. Il Ministro del Lavoro avrebbe infatti chiesto alle imprese statali di smettere di fare pubblicità sui giornali, avviando un piano di riduzione dei contributi pubblici indiretti ai media nella legge di bilancio 2019, per cui è finita di mezzo anche l’emittente radiofonica Radio Radicale

A novembre 2018, Di Maio avrebbe poi postato sul suo social un messaggio dal “linguaggio insultante contro giornalisti italiani” in cui chiedeva nuove restrizioni legali sugli editori. Al contrario, sostiene il consiglio, bisognerebbe garantire un ambiente favorevole per i media indipendenti e gli interessi politici ed economici devono essere limitati. La questione non è da sottovalutare e si lega al sottile legame che unisce informazione-pubblico-pensiero. Se infatti un qualsiasi utente può utilizzare i social per leggere, informarsi e avere un opinione, potrebbe automaticamente essere influenzato da tutto quanto legge, vede o ascoltare sui social. Una probabilità che deve essere ridotta, e che vuole il social media scevro da abusi di potere. Per questo, i “media di servizio pubblico hanno un ruolo particolarmente importante da giocare nelle nostre democrazie” ma la loro “capacità di assolvere il loro compito e ruolo di cane da guardia dipenderà alla fine da garanzie continue di autonomia e indipendenza istituzionali e risorse sufficienti”, prosegue il rapporto, pubblicato alla vigilia della Giornata mondiale sulla libertà di stampa.

Preoccupanti, infatti, le minacce alla libertà di espressione che ci sono state anche in altri paesi – come in Serbia, Malta, Ungheria, Russa e Slovacchia – nel 2018. Ma anche gli attacchi verbali o fisici ai giornalisti. In più, la diffusione di disinformazione online ha minato la qualità del giornalismo: il Governo dovrebbe avviare un’azione di contrasto in modo da garantire che la libertà di stampa non venga ristretta. 

Il caso Renzi-De Bortoli

Ma prima tutto rose e fiori? Viene in mente, a questo proposito, lo scontro di qualche anno fa tra l’ex Premier Matteo Renzi e Ferruccio De Bortoli, ex-direttore del Corriere della Sera. Quest’ultimo aveva parlato di Renzi in un libro, “Poteri Forti ( o quasi)”, pubblicato nel 2017. Ma già nel 2014, in piena ascesa renziana, il direttore scrisse un editoriale intitolato “Il nemico allo specchio”, dove espresse alcune perplessità: “Renzi non mi convince, non tanto per le idee e il coraggio, quanto per come gestisce il potere. Una personalità egocentrica è irrinunciabile per un leader. Quella del presidente del Consiglio è ipertrofica”.  

Quell’editoriale non venne pubblicato a caso, ma a seguito di una vicenda che coinvolse il giornalista del Corriere Marco Galluzzo. Quest’ultimo, si trovò nello stesso albergo di Renzi, a Forte dei Marmi, cosa che diede fastidio all’ex Premier tanto da intimidire il giornalista a lasciare immediatamente l’albergo. A questo punto, De Bortoli scrisse a Renzi, chiarendo come nessuno voleva attentare alla sua privacy e che, soprattutto, la questione non reggeva dal momento che si trovava in un luogo pubblico. L’editoriale è uscito tre anni dopo il fatto visto che, stando a quanto raccontato dall’ex direttore del Corriere, pare abbia ricevuto negli anni messaggi minacciosi da parte di Renzi. Questo è successo con tutti, visto che l’informazione viene vista come un male necessario nel nostro Paese, perché da fastidio. Ho ricevuto molti sms da lui per lamentarsi di cose del tutto irrilevanti, anche sms minacciosi“, disse De Bortoli.

Evidentemente la classe politica, o chi comunque ha a che fare con il potere, ad un certo punto può far fatica a gestire la pressione. Lo sa bene Rocco Casalino, portavoce del Governo, che si è fatto scappare delle frasi poco lusinghiere nei confronti del Ministero dell’economia. Come riportano infatti dei file audio diffusi dai media, l’ex Gf darebbe dei “pezzi di m…” a chi lavora con il Ministro Tria. E visto che è stato colto con le mani nella marmellata, come ribattono i 5 Stelle? Proponendo l’abolizione dell’Ordine dei giornalisti.

Fonti: Agi, Il Corriere della Sera, La7

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